Cocaina dal Brasile per Lanciano, Chieti e Pescara: dieci anni di carcere a narcotrafficante

Dieci anni e un mese di reclusione. E' la sentenza pronunciata oggi dal giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Lanciano, Chiara D’Alfonso, nei confronti di Eduardo Juan Francisco Guerrero, 37enne di origini dominicane ma da tempo residente a Lanciano (Ch).

L’uomo è stato riconosciuto come la figura apicale di un’organizzazione dedita al narcotraffico internazionale, capace di importare cocaina dal Sudamerica per le piazze di Lanciano, Chieti e Pescara.

L’imputato, difeso dall’avvocato Vincenzo Menicucci, ha affrontato il giudizio con il rito abbreviato, formula che prevede lo sconto di un terzo della pena. Nonostante ciò, la condanna inflitta è andata vicina alla richiesta del pm Miriano Greco, che aveva sollecitato 13 anni.

A pesare in modo decisivo sulla decisione del giudice è stata la recidiva: Guerrero, infatti, era già stato condannato nel 2014 per reati analoghi.

Secondo l'accusa, l'uomo gestiva l'intera filiera insieme alla moglie, Luisa Maria Cortorreal (già condannata a 4 anni lo scorso 3 marzo, pena commutata in detenzione domiciliare): dal contatto con i fornitori brasiliani al coordinamento della rete di distribuzione locale.

L'inchiesta che ha smantellato il gruppo, denominata in codice "Dominica", era culminata con i blitz del 4 settembre 2025.

Le indagini dei carabinieri di Lanciano, coordinate dal pm Elena Belvederesi, hanno permesso di ricostruire minuziosamente due anni di attività e un sistema di importazione di stupefacente ben congegnato.

In Brasile la droga veniva confezionata in ovuli e ingerita dai corrieri per eludere i controlli alla dogana. Una volta atterrati all’aeroporto di Roma-Fiumicino, scattava il protocollo di recupero: i trasportatori inviavano un selfie ai complici per farsi identificare dagli autisti che li avrebbero accompagnati in Abruzzo.

Durante il tragitto in auto verso Lanciano, venivano effettuate soste forzate negli autogrill della rete autostradale per permettere ai corrieri l’espulsione e il recupero dello stupefacente. "Proporremo appello, specialmente per quanto riguarda l’applicazione della recidiva", ha dichiarato Menicucci all’uscita dal tribunale. La difesa punta sul comportamento processuale dell'imputato: "Il mio assistito ha riconosciuto i fatti, si è assunto le sue responsabilità e oggi lavora regolarmente per mantenere la moglie e i suoi tre figli minorenni".  04 mag. 2026

@RIPRODUZIONE VIETATA

totale visualizzazioni: 4099

Condividi l'Articolo