
"I ponti nascono per unire. Collegano territori, riducono le distanze, rendono possibile la vita quotidiana delle comunità". E' da questa premessa che prende le mosse l’intervento del senatore Luciano D'Alfonso (Pd) sulla vicenda del cavalcavia di Torre Marino a Lanciano (Ch).
"Un’infrastruttura - viene detto in una nota - chiusa da otto anni, 2.922 giorni di interdizione, un tempo tanto ampio che in Giappone avrebbero costruito 3 aeroporti e 4 stazioni ferroviarie dell’alta velocità. Da collegamento strategico è divenuto simbolo di isolamento, inefficienza e silenzi istituzionali".
Realizzato negli anni ’50, consentiva un collegamento diretto tra il centro urbano di Lanciano, la statale 84 Frentana e le contrade di Torre Marino, Santa Maria dei Mesi e Candeloro. Dieci minuti di percorrenza in condizioni ordinarie. Oggi, senza quel ponte, l’eccezione è diventata regola: i tempi di spostamento si sono dilatati fino a 35 minuti, destinati ad aumentare in caso di maltempo, incidenti o guasti lungo una viabilità alternativa più tortuosa e meno sicura. Un tempo che, come sottolinea D’Alfonso, non è più "vita spendibile" per chi lavora, studia, si cura.
A pagare il prezzo più alto sono i 2mila abitanti della zona, ma anche coloro che si muovono ogni giorno e che "poi quelli che in teoria portano maggiore economia al territorio".
Il punto politico, per l’ex presidente della Regione, è l’assenza di una regia istituzionale all’altezza del problema. "La questione appare interamente caricata, anzi scaricata - viene evidenziato - sulle spalle del Comune di Lanciano, mentre non si registrano sopralluoghi regionali, né vertici operativi, né una comunicazione chiara da parte di chi ha investito sull’opera 780mila euro di fondi pubblici abruzzesi. Il ponte doveva essere riconsegnato entro marzo 2025; undici mesi dopo non solo è ancora chiuso, ma ha subito anche un cedimento strutturale nel settembre scorso, con conseguente nuovo stop dei lavori che dura ormai da cinque mesi".
Da qui le domande, che D’Alfonso fa proprie. "E' stata accertata la causa del crollo (vedi foto) delle campate? Si è trattato di un errore progettuale, esecutivo, di controllo? Esiste una "carta d’identità" del cantiere, con responsabilità chiare e verifiche puntuali? E ancora: i ritardi comporteranno un aumento dei costi? Se sì, quanto peserà la perizia di variante sulle casse pubbliche?"
Altro nodo cruciale è quello dei tempi. "L’amministrazione comunale - afferma D'Alfonso - parla genericamente di almeno 60 giorni per il riempimento della strada di sostegno, ma senza indicare date certe di ripresa e conclusione degli interventi. Un approccio inaccettabile per la cantieristica pubblica, osserva D’Alfonso: le opere non possono finire "quando finiscono". Le scadenze devono essere scritte, comunicate, rispettate.
Infine, il tema delle responsabilità. "Esistono penali contrattuali? E' stata attivata una polizza assicurativa per il cedimento di settembre? E' stato quantificato il danno subito dai cittadini, costretti a sacrificare tempo, salute e qualità della vita, con la prospettiva di trascorrere senza quel collegamento strategico non solo l’ennesima Pasqua, ma forse anche l’estate 2026, se non addirittura il prossimo Natale?"
"Chi deve farsi garante dell’opera? Il Comune di Lanciano o la Regione Abruzzo, chiamata a riconoscere il cavalcavia come infrastruttura di rilevanza extracomunale?
D’Alfonso annuncia l’intenzione di trasformare il caso Torre Marino in una questione di interesse nazionale, valutando un’interpellanza parlamentare. L’obiettivo non è solo individuare responsabilità, ma comprendere e correggere i "tempi morti" della progettazione e della realizzazione dell'opera. 24 febbr. 2026
SERENA GIANNICO
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