
Il calcio italiano continua a produrre paradossi difficili da digerire, e quest'anno la vittima sacrificale sull'altare della burocrazia è il Teramo Calcio. I biancorossi hanno fatto tutto ciò che il regolamento richiedeva: hanno sputato sangue sul campo, hanno trascinato una piazza intera e hanno vinto i playoff di Serie D, conquistando il primo posto assoluto nella graduatoria nazionale dei ripescaggi.
Il premio per questa cavalcata trionfale? Un pugno di mosche. Con la ratifica delle iscrizioni da parte del Consiglio Federale della FIGC, che ha confermato il "tutto esaurito" in Serie C senza l'esclusione di nessun club, il Teramo è stato rispedito in quarta serie. Viene da porsi una domanda provocatoria, ma sacrosanta: a cosa servono, davvero, i playoff di Serie D?
I playoff di Serie D sono diventati, ormai da anni, una gigantesca e dispendiosa illusione. Le società investono denaro, i calciatori rischiano infortuni prolungando la stagione di un mese, e i tifosi pagano biglietti e trasferte per vincere un trofeo che ha il valore effettivo di un pezzo di carta straccia.
Il regolamento attuale è un vicolo cieco: la vittoria dei playoff non garantisce la promozione, ma solo il diritto di subentrare se e solo se qualcuno fallisce tra i professionisti. Quest'anno, in Lega Pro, nessuno ha mancato l'iscrizione. Di conseguenza, il merito sportivo del Teramo è stato completamente azzerato da una griglia burocratica bloccata.
È accettabile che un club arrivi primo in una graduatoria di merito nazionale e si ritrovi con un pugno di mosche in mano solo perché il sistema non prevede un meccanismo di interscambio reale tra le categorie?
Oltre al danno morale, c'è quello economico e programmatorio. La società biancorossa, guidata dal DS Francesco Micciola e da mister Marco Pomante, è rimasta per settimane in un limbo logorante. Trattative congelate, rinnovi contrattuali (come quello del difensore Bruni) rimasti in stand-by e l'impossibilità di pianificare il budget senza sapere se si sarebbe disputato un campionato professionistico o dilettantistico.
Ora che la doccia gelata è diventata ufficiale, il Teramo dovrà smaltire in fretta la rabbia. Il ritiro allo stadio Bonolis servirà a resettare il cervello e a trasformare la frustrazione in fame agonistica.
Resta però l'amaro in bocca per un sistema calcio che premia la stabilità burocratica dei club di C rispetto alla fame, al blasone e al merito conquistato sul campo da piazze storiche come Teramo. Se i playoff devono essere solo un riempitivo estivo per le casse della Federazione, forse sarebbe il caso di abolirli e restituire dignità al verdetto del campo.
Se non altro, la prossima stagione regalerà un livello di competitività straordinario in chiave locale. Quella che attende il Teramo sarà infatti una Serie D marcatamente abruzzese, con ben sei squadre della regione pronte a darsi battaglia in una serie infinita di derby infuocati.
Insieme al Teramo, ai nastri di partenza del campionato 2026/2027 ci saranno:
L'Aquila: reduce da una stagione di vertice e decisa a tentare nuovamente l'assalto alla C.
Giulianova: una piazza storica, caldissima, che si sta già muovendo con colpi da novanta sul mercato (come l'innesto di Forgione a centrocampo).
Notaresco: una certezza della categoria, sempre pronta a recitare il ruolo di mina vagante.
Lanciano: il nobile sodalizio rossonero che torna in D dopo aver dominato l'ultimo campionato di Eccellenza.
Santegidiese: l'altra neopromossa terribile, salita di categoria dopo una leggendaria cavalcata negli spareggi nazionali.
Per il Teramo la delusione è enorme, ma il campo non aspetta: per riprendersi i professionisti bisognerà passare da questo autentico girone d'inferno tutto abruzzese. 01 lug. 2026
URANIO UCCI
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