Sevel chiude in negativo rispetto al 2021. Addio al vecchio nome, ora è Fca Atessa

La carenza di semiconduttori regala la maglia nera a Sevel che dal 29 dicembre scorso, tra l'altro, ha cambiato ufficialmente nome in Fca plant di Atessa (Ch). Lo stabilimento della Val di Sangro, infatti, chiude il 2022 con un sostanzioso calo di produzione.

Il colosso Stellantis con 685.753 veicoli ha concluso l'anno appena trascorso con un piccolo segno positivo. Con un colpo di reni nell’ultimo trimestre, ha messo a segno un +1,8% finale, interrompendo dopo quattro anni la serie negativa.

I volumi produttivi restano il 16,3% in meno rispetto al 2019, anno che ha preceduto la catastrofe Covid. Nel 2022 si sono persi circa 200.000 mezzi a causa della mancanza di materiali. 

Tutte le fabbriche del gruppo crescono, se paragonati i dati all'anno precedente, fatta eccezione, appunto, per Sevel.

Che con 206.000 veicoli commerciali leggeri, è la realtà industriale con maggiore produzione, ma è anche l’unica con un risultato negativo rispetto al 2021 (- 22,3%). "La situazione dei fermi produttivi per l'assenza di semiconduttori - spiega Fim Cisl che, come sempre, ha elaborato numeri e percentuali - ha condizionato fortemente i risultati. Nel 2021, rispetto alle stime iniziali che vedevano un incremento dei turni, si son persi circa 40.000 furgoni. Nel 2022, per l'assenza di semiconduttori, si sono persi circa 116 turni di lavoro pari a circa 38 giorni. Se aggiungiamo i sabati straordinari pianificati ma non fatti superiamo i 140 turni azzerati. Ad oggi, il problema dei semiconduttori resta grave, sia per l'azienda che per i dipendenti per via del maggiore ricorso agli ammortizzatori sociali. Ci sono ordini che si faticano ad evadere nei tempi pianificati".

Con Toyota, l'anno scorso, è stato completato l'accordo di collaborazione, che si aggiunge all’avvio della produzione, nell’ottobre 2021, dei furgoni di Opel e Vauxall. "E ciò - rimarca Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim - rappresenta un’ulteriore potenzialità per il futuro di Sevel. Nel piano Stellantis, la costituzione di un’area specifica del business dei veicoli commerciali rappresenta un chiaro segnale di rafforzamento sia di investimenti che di volumi".
Per il sindacato Sevel "deve continuare a mantenere la leadership nei veicoli commerciali, pertanto - fa presente Uliano - continueremo a presidiare e a monitorare con attenzione gli equilibri interni al gruppo rispetto alle diverse produzioni, a protezione di quella italiana. Per noi è importante che Sevel sia dotata, come è appena avvenuto per lo stabilimento di Valenciennes-Hordain, di tutte le motorizzazioni sostenibili e quindi, oltre all’elettrico già in produzione, anche dell’idrogeno. Lo ribadiremo a Stellantis al tavolo ministeriale, dove chiederemo anche al Governo di sviluppare la rete di distribuzione dell’idrogeno, praticamente assente nel nostro Paese".

Necessario, inoltre, secondo Fim, avviare immediatamente "un percorso di stabilizzazione dei somministrati in forza in azienda" e  "recuperare in via prioritaria i precari a cui è stato interrotto il contratto negli ultimi due anni" a seguito della penuria di semiconduttori.

Riguardo alla nuova denominazione, commenta Nicola Manzi, Uilm Chieti-Pescara: "Sevel cambia nome, ma non la sua storia che sarà sempre viva nel cuore del'Abruzzo. Oltre 40 anni di produzione e di qualità che, grazie al sacrificio delle lavoratrici e dei lavoratori, hanno fatto conoscere e apprezzare il furgone Ducato nel mondo. Nonostante la concorrenza interna, Fca Italy di Atessa, dovrà continuare la sua missione produttiva ed economica per garantire occupazione al territorio e stabilità all’economia regionale". 03 gen. 2023

SERENA GIANNICO

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