Sorelle scomparse e ritrovate. 'Da sole non si sarebbero mai allontanate'. Tre fermi per depistaggi e rischio di fuga

Una fuga organizzata, pianificata nei giorni precedenti e portata a termine nella notte tra il 6 e il 7 giugno. Sono le conclusioni della Procura della Repubblica di Sulmona (Aq) che ha disposto il fermo di Valentina D'Acunto, 39 anni, madre di Alisya e Sarah Di Giacinto, sorelle di 16 e 12 anni, fuggite dalla comunità educativa "Ofh Hope" di Civitella Alfedena (Aq); del compagno Vincenzo Esposito, 45 anni, e del padre della donna e nonno dlle bambine, Marco D'Acunto, 62 anni.

Per tutti l'accusa è di sequestro di persona aggravato ai danni di due minorenni, una delle quali sotto i 14 anni.

Secondo il decreto firmato dal sostituto procuratore Edoardo Mariotti, i tre avrebbero agito "in concorso tra loro e con altre persone in corso di identificazione", prelevando le ragazze dalla struttura nella notte del 7 giugno e trasferendole a Formia.

Poi le ragazzine, scrive la Procura, sono state portate nell'abitazione di Maria Sofia Di Russo, 80 anni, lontana parente della mamma delle adolescenti, "ove rimanevano segregate e nascoste, tutto il tempo in camera, all'infuori del pranzo o della cena, non potendo uscire di casa né affacciarsi dal balcone".

La svolta è arrivata il 21 giugno, quando i carabinieri, con il procuratore capo di Sulmona, Luciano D'Angelo, hanno fatto irruzione nell'appartamento di via San Giuseppe Lavoratore a Formia (Latina), restituendo la libertà alle sorelle.

Il ruolo dei tre indagati

La ricostruzione dell'accusa assegna compiti precisi ai tre fermati.

Valentina D'Acunto, madre delle ragazze, avrebbe partecipato all'organizzazione dell'allontanamento. Gli investigatori ritengono che abbia mantenuto contatti telefonici con utenze ritenute fittizie nei giorni immediatamente precedenti alla scomparsa.

Suo padre, invece, sarebbe stato presente sia nella fase preparatoria sia nel trasferimento delle fanciulle.

Esposito, compagno della mamma, avrebbe invece partecipato materialmente al trasporto, in macchina, delle due sorelle da Civitella Alfedena al basso Lazio.

Un passaggio dell'ordinanza appare particolarmente significativo. Secondo le dichiarazioni rese da Di Russo agli inquirenti, "verso le 4 della notte di domenica 7 giugno entravano in casa le due ragazze accompagnate dal nonno Marco D'Acunto e da Vincenzo Esposito". 

Le telecamere e la Panda 

Le immagini acquisite dai carabinieri hanno consentito di ricostruire le ultime ore trascorse dalle ragazze a Civitella Alfedena.

Le sorelle vengono riprese in piazza del Plebiscito alle 22.32 del 6 giugno insieme ad altri giovani mentre vanno verso la casa familgia per rientrarvi. A seguire non viene registrano più alcun passaggio.

Gli investigatori concentrano l'attenzione su una Fiat Panda bianca che attraversa il centro del paese alle 4.16 del mattino e lascia il borgo montano un minuto dopo. L'auto viene poi ripresa dalle telecamere di Opi e successivamente in direzione del Lazio.

La scarsa qualità delle immagini non ha consentito di individuare le targhe delle vetture, ma la successione dei passaggi viene ritenuta compatibile con il trasferimento delle due minorenni.

Le intercettazioni e le sim fantasma

Uno degli aspetti più delicati dell'inchiesta riguarda l'attività tecnica svolta dai carabinieri. La Procura ha autorizzato intercettazioni e acquisizioni dei tabulati telefonici riguardanti i familiari delle minori, il compagno della madre, alcuni conoscenti e persone vicine alle ragazze.

L'attenzione si è concentrata in particolare su due numeri telefonici che avrebbero contattato Valentina D'Acunto il 5 giugno, due giorni prima della scomparsa.

La Procura evidenzia che "le due sim, intestate a cittadini pakistani sconosciuti alle banche dati italiane, risulterebbero attivate a pochi minuti di distanza l'una dall'altra e poche decine di minuti prima dei tentativi di chiamata".

Il giorno successivo sarebbe stata la stessa utenza in uso alla madre delle ragazze a tentare un contatto con uno dei numeri.

Gli accertamenti hanno inoltre consentito di individuare altre schede telefoniche acquistate nello stesso negozio di Napoli e attivate tra il 1° e il 6 giugno.

Alcune celle telefoniche agganciate dalle utenze collocano i dispositivi nella zona di Minturno e Formia, elemento che ha indirizzato gli accertamenti e le ricerche verso il basso Lazio.

"Non si sarebbero mai allontanate da sole"

Gli educatori di "Hope" hanno escluso l'ipotesi di una fuga volontaria. La responsabile della struttura ha dichiarato che le ragazze "non hanno mai avuto comportamenti simili" e che "non si sarebbero mai mosse da sole perché spaventate dal buio e dagli animali".

Anche i cani delle Unità cinofile hanno fornito indicazioni importanti: le tracce delle ragazze si interrompono infatti in piazza del Plebiscito, dove,  è "più che probabile che le due ragazze siano salite a bordo di una autovettura".

Il rischio di fuga

Nel provvedimento di fermo il pubblico ministero richiama anche il pericolo di fuga.

"La gravità dei fatti e la pena per gli stessi irrogabile potrebbe determinare la fuga degli indagati", scrive la Procura. Di qui i provvedimenti restrittivi e il trasferimento in carcere: la mamma a Teramo, i due uomini a Sulmona. Anche perché le indagini hanno evidenziato "numerose attività di depistaggio" e la disponibilità di ulteriori schede telefoniche acquistate nei giorni della scomparsa.

Adesso il procedimento passa al vaglio del giudice. 23 giu. 2026

SERENA GIANNICO

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