Scoppio alla ex Esplodenti Sabino. 'Si chiuda quella fabbrica di morte...'. Sette vittime in sei anni

Un boato che ha scavalcato le colline ed è arrivato fino al mare. Quindi il silenzio, poi le sirene, le ambulanze, l’elicottero del 118, i vigili del fuoco, la Protezione civile, le forze dell’ordine, i pianti dei familiari…

Erano le 8 di ieri mattina quando si è verificata una deflagrazione, l’ennesima, nello stabilimento ex Esplodenti Sabino a Casalbordino (Chieti), in contrada Termine. Un impianto segnato, negli anni, da lutti a ripetizione. A perdere la vita è stato Carlo Piscopo (nella foto, presa da un video aziendale), 59 anni, caporeparto, originario di Montefalcone nel Sannio e residente a Casalbordino. Esperto, conoscitore di quella realtà e delle sue produzioni. Per il 15 luglio è stata fissata l'autopsia sulla salma, trasferita all'obitorio di Lanciano (Ch). L'uomo era stato indagato per i precedenti incidenti letali avvenuti nello stabilimento.

Un altro operaio, Gabriele Bracone, 54 anni, di Montecilfone (Cb) e residente a Vasto, è rimasto ferito. E’ trasportato all’ospedale di Chieti: non è grave. Lo scoppio è avvenuto durante le operazioni di bonifica del sito. Su cause e modalità c’è il più stretto riserbo da parte della Procura di Vasto (Ch) che con il pm, Silvia Di Nunzio, ha aperto un fascicolo.

Sembra che mentre i due lavoravano all'esterno, si sarebbe sviluppato un incendio tra residui di materiali, seguito dalla terribile esplosione. 

L’area è stata posta sotto sequestro, mentre artificieri, carabinieri e tecnici Asl stanno cercando di ricostruire l’ennesimo dramma di una fabbrica tristemente nota per le vittime che ha mietuto e nella quale si convive, da tempo immemore, con lo spettro di nuovi infortuni.

Quello di ieri è il terzo scoppio dal 2020, con sette lavoratori complessivamente deceduti. Una lunga storia di croci. Una mattanza.

La Esplodenti Sabino è stata fondata nel 1972 ed era specializzata nelle attività di demilitarizzazione del munizionamento convenzionale e nel recupero di materiali provenienti da armamenti. Era il dicembre 2020, poco prima di Natale, quando durante la movimentazione di artifizi, ci fu una violenta e terribile esplosione. Morirono Paolo Pepe, 45 anni, di Pollutri; Carlo Spinelli, 54 anni, di Casalbordino e Nicola Colameo, di Guilmi, di 46 anni. Nel settembre 2023 un’altra esplosione ha ucciso Gianluca De Santis, 43 anni, di Palata; Fernando Di Nella, 62 anni, di Lanciano; Giulio Romano, 56 anni, residente a Casalbordino. L’attività è stata quindi bloccata dalla magistratura.

Dopo mesi di chiusura e di stallo e periodi di cassa integrazione, lo stabilimento è stato acquisito, nell’ottobre 2025, da Arca Defence Italy Spa, società controllata dal gruppo turco Arca Defence, attivo nella difesa militare, nel commercio di armi e munizioni, nella gestione, produzione, formazione e consulenza nel settore della difesa. Il piano industriale prevede la riconversione delle attività: dal recupero e smaltimento di ordigni alla realizzazione di munizionamento. I circa 60 dipendenti stavano gradualmente riprendendo le proprie mansioni. “Passaggio di proprietà sì, ma a quanto pare non è cambiato molto”, tuonano ora da più parti. Giuseppe Saraceni, di Casalbordino, dirigente Ugl: “E’ una strage non più tollerabile, neppure a livello sociale. E' un fatto che si ripete ogni 3-4 anni. Non è possibile che si esca da casa per andare al lavoro e non vi si faccia più ritorno. Bisogna attuare con fermezza le leggi che ci sono e farle rispettare con severità per scongiurare queste sciagure".

“I poteri pubblici si attivino per la chiusura definitiva di questa fabbrica di morte”, sollecita Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea. "Dopo il primo incidente, - prosegue - denunciammo le inadempienze della Prefettura e delle autorità competenti nella gestione di uno stabilimento ad alto rischio, soggetto alla Direttiva Seveso. A quel tragico episodio ne seguì un altro, ugualmente cruento. La multinazionale turca ha chiesto adesso al comitato Via della Regione il nulla osta per produrre proiettili: non vengano rilasciate autorizzazioni”. I ricordi vanno anche oltre: “Nel 1999 il proprietario e il direttore tecnico della Sabino - afferma Acerbo -patteggiarono per aver detenuto illegalmente dieci tonnellate di esplosivo T4. Negli anni '90 Prc, con l'allora deputato Totò Saia, presentò un’interrogazione parlamentare su esplosivi partiti dai porti abruzzesi con destinazione Medio Oriente ed ex Jugoslavia. L’attuale giunta regionale - prosegue - nel maggio scorso comunicava che stava operando per una rapida ripresa produttiva dell’azienda, passata alla Defense, con amministratore delegato il generale Ciro Milano che è stato per il ministero della Difesa responsabile dell'Area strategica di mercato (business unit) esplosivi e munizionamento. E’ il momento - chiude Acerbo - di liberare il territorio da una presenza così rischiosa e di offrire alle maestranze alternative occupazionali”.

“Non sono più sufficienti le parole di cordoglio”, sostiene invece l’Usb, che denuncia un “sistema nel quale la sicurezza è stata sacrificata” e proclama lo sciopero per lunedì 13 luglio, per tutti i lavoratori del settore privato della provincia di Chieti, con esclusione delle aziende soggette alla legge 146/90. Per la stessa giornata è previsto un sit-in davanti alla fabbrica.

“La nostra società - denuncia in una nota il Forum Acqua Abruzzo, con Augusto De Sanctis -ammette l'esistenza di un sito che ha il 10% di mortalità tra i lavoratori. Praticamente ricorda l'orrenda pratica della decimazione, per rimanere nel linguaggio militare. Peggio di molti dei siti più pericolosi al mondo, ivi compresi quelli posti in nazioni che spesso denigriamo… Inchieste, procedure Via, procedure Seveso, controlli mancati ecc. davanti a un tale sfacelo e al di là delle singole responsabilità, si svela un complessivo fallimento di sistema”.

Tema ripreso anche da Sinistra Italiana, che richiama la lunga sequenza di infortuni nel comparto. “Non sono fatti di cronaca isolati, ma drammi di una storia che ci interroga tutti”, afferma il segretario regionale Daniele Licheri. Secondo il partito, in Abruzzo negli ultimi trent’anni sarebbero almeno 26 le vittime nel settore degli esplosivi civili e militari. 10 luglio 2026

SERENA GIANNICO

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