Rigopiano. Processo appello bis: condanna per tre funzionari regionali; cinque assoluzioni
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Nove anni dopo il disastro, a Farindola (Pe), dell'Hotel Rigopiano, travolto e distrutto da una valanga il 18 gennaio 2017, si aggiunge un nuovo capitolo, il quarto, al lungo percorso giudiziario, con la sentenza della Corte d'Appello di Perugia nel processo bis di secondo grado.

Dopo circa 10 ore di camera di consiglio sono arrivate tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni. Due anni, per crollo colposo, per gli ex dirigenti regionali Pierluigi Caputi; Carlo Visca, della Protezione civile e Vincenzo Antenucci, dirigente del Servizio Prevenzione rischi e Protezione civile. 

Assolti l'ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, l'ex tecnico comunale di Farindola, Enrico Colangeli e i tre dirigenti regionali Carlo Giovani, Sabatino Belmaggio ed Emidio Primavera. Due prescrizioni per gli ex dirigenti della Provincia, Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio.

Momenti di tensione al termine della lettura del verdetto. L'avvocato dell'ex sindaco di Farindola Lacchetta, Cristiana Valentini è scoppiata in lacrime per il pronunciamento di assoluzione. Una reazione che non è piaciuta ai parenti delle vittime, in particolare alla madre di Stefano Feniello che ha urlato: "Si piange per la morte di un figlio non per un'assoluzione".

Il procuratore generale, Paolo Barlucchi, ha così commentato: "Per la prima volta si riconosce l'inerzia e la responsabilità di una pubblica amministrazione per una tragedia. Sentenza per certi aspetti storica. Certo si tratta di un riconoscimento parziale, ma dobbiamo attenerci alla volontà dei giudici".

Il pg aveva chiesto la condanna a tre anni e dieci mesi per i cinque dirigenti della Regione sotto accusa e che erano stati assolti in primo e secondo grado; la conferma di due anni e otto mesi per l'ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, condannato nei primi due gradi di giudizio, e per il tecnico comunale Colangeli, assolto in primo grado e condannato in appello a due anni e otto mesi; tre anni e quattro mesi per i due tecnici della Provincia di Pescara, Di Biasio e D'Incecco, condannati alla stessa pena nei primi due gradi di giudizio. Per l'ex dirigente regionale Sabatino Belmaggio, assolto in primo e secondo grado, è stato chiesto il proscioglimento.

La prima sentenza del lungo iter giudiziario è del 23 febbraio del 2023 quando il Tribunale di Pescara emette cinque condanne, di cui tre per responsabilità legate alla sicurezza stradale e all'agibilità del resort, e 25 assoluzioni. A essere condannati sono due dirigenti della viabilità della Provincia di Pescara - Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio, tre anni e quattro mesi di reclusione ciascuno - responsabili di non avere trovato una turbina per sgomberare la strada seppellita dalla neve e di non avere chiuso un tratto della provinciale 8. Condanna anche per l'allora sindaco di Farindola, Lacchetta (due anni e otto mesi), per non avere emesso un'ordinanza di inagibilità e di sgombero del Rigopiano. Gli altri due condannati sono il gestore dell'albergo Bruno Di Tommaso e Giuseppe Gatto - sei mesi di reclusione ciascuno - redattore della relazione tecnica allegata alla richiesta della Gran Sasso spa di intervenire su tettoie e verande dell'hotel, per l'accusa di falso.

In secondo grado, il 14 febbraio del 2024, la Corte d'Appello dell'Aquila riforma in parte il verdetto di primo grado condannando l'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo e il suo capo di gabinetto Leonardo Bianco - assolti in primo grado - accusati di falso e omissione con una pena rispettivamente di un anno e 8 mesi e di un anno e 4 mesi; condanna anche per il tecnico del Comune, Colangeli (due anni e otto mesi). Sono confermate 22 assoluzioni e le cinque condanne inflitte in primo grado.

In terzo grado, il 3 dicembre 2024, diviene definitiva la condanna per quattro imputati: l'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo (un anno e otto mesi) per i reati di omissione di atti d'ufficio e falso ideologico in atto pubblico, il capo di gabinetto della stessa Prefettura, Leonardo Bianco (un anno, due mesi e 20 giorni), per falso ideologico in atto pubblico; il gestore dell'albergo, Bruno Di Tommaso (sei mesi) - nel frattempo deceduto - e il geometra, Giuseppe Gatto (cinque mesi e 10 giorni), per falso ideologico.

La Cassazione, secondo la quale "prevedere e prevenire il disastro era dovuto", accoglie parzialmente le richieste della Procura generale disponendo un nuovo processo di secondo grado a Perugia per dieci persone, per rivalutare le loro posizioni per le accuse di omicidio e lesioni colpose plurime.

"Ci dispiace che per diversi imputati sia scattata prescrizione, perché sotto quell'albergo, che lì non doveva stare tra l'altro, sono morti in 29, in circostanze drammatiche, aspettando inutilmente di poter lasciare quel posto che, ora dopo ora, si è trasformato in trappola infernale. Sentire parlare di prescrizione di ha fatto imbestialire. Ci sono responsabilità precise per quanto accaduto. Se ognuno degli enti interessati avesse fatto il proprio dovere non sarebbe successo il disastro che da anni piangiamo e raccontiamo. Giustizia ottenuta? Nì. Almeno, alla fine, c'è stato il riconoscimento della responsabilità dei funzionari regionali e almeno questo l'abbiamo ottenuto. Ma i nostri figli, genitori, familiari... non ce li ridarà mai nessuno", afferma Mariangela Di Giorgio, mamma di Ilaria di Biase, di Archi (Ch), morta a 22 anni nell'albergo trrascinato via dalla slavina. Lì lavorava come cuoca. 11 febbr. 2026

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