Pescara Calcio. L'inferno della C: guerriglia e fallimento. Arrestati due ultras
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Il triplice fischio di Pescara-Spezia non ha segnato solo la fine di una partita, ma l’inizio di una notte di ordinaria follia. Il verdetto dello stadio Adriatico è una condanna doppia: sul campo arriva la retrocessione in serie C; fuori, va in scena il collasso dell'ordine pubblico.

Mentre il tabellone segnava l'1-1, fuori dai cancelli la tensione accumulata in mesi di contestazione è esplosa in violenza cieca.

Il bilancio del dopo-gara sembra un bollettino di guerra: 126 bombe carta fatte esplodere tra i vicoli adiacenti allo stadio e il piazzale antistante. Un volume di fuoco impressionante, a cui la polizia ha tentato di arginare con il lancio di 72 lacrimogeni nel tentativo di disperdere la folla.
I numeri non si fermano agli ordigni. Un razzo, sparato ad altezza uomo, ha centrato il balcone di un’abitazione privata, costringendo i residenti a un’evacuazione d’emergenza mentre i vigili del fuoco domavano le fiamme.

A pagare il prezzo più alto sono state le forze dell'ordine. Dieci agenti dei Reparti Mobili di Roma e Senigallia sono finiti in ospedale con ferite da taglio, contusioni e traumi da scoppio.

La rabbia del sindacato Sap è rivolta ai vertici della Questura: "Quattro squadre non bastano a gestire una polveriera simile", denuncia il segretario Giampaolo Guerrieri. L'accusa è chiara: il dispositivo di sicurezza era sottodimensionato per un evento che, viste le premesse ambientali, era una bomba a orologeria pronta a esplodere.

In questo scenario di macerie, il presidente Daniele Sebastiani non arretra, ma il suo tono è quello di chi è arrivato al capolinea umano. "La violenza non è mai giustificabile", ha ribadito il patron, bersaglio principale dei cori e dei fumogeni. Sebastiani si è detto pronto a passare la mano, ma con una provocazione che suona come una sfida alla piazza: "Se c’è qualcuno che ha i soldi e la voglia di prendere il Pescara, si presenti domani mattina. Io garantisco l’iscrizione, ma non resterò dove non sono gradito".

Mentre la Digos analizza i frame delle telecamere per dare un volto a chi ha trasformato la città in un campo di battaglia, con due gli ultras già arrestati, sul futuro del Pescara resta un'incognita. 

La serie C è una realtà sportiva amara, ma l'eredità più pesante di questa notte resta quel tappeto di frammenti di bombe carta che sporca le strade intorno all'Adriatico. 09 mag. 2026

URANIO UCCI

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