
Sarà giudicato con rito immediato Emiliano Volpe, il diciottenne romano arrestato lo scorso marzo con l’accusa di istigazione al suicidio per la morte di Andrea Prospero, studente universitario di 19 anni di Lanciano (Ch). Lo ha stabilito il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia, che ha emesso il decreto di giudizio immediato. Il dibattimento comincerà dinanzi al tribunale del capoluogo umbro il prossimo 8 ottobre.
Volpe era stato raggiunto, lo scorso 17 marzo, da un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal gip di Perugia. Nei mesi successivi la polizia postale e la squadra mobile hanno completato l’analisi dei dispositivi sequestrati e delle chat intercorse tra lui e la vittima. Sulla base del materiale acquisito — spiega la Procura — si è ritenuto che il quadro probatorio fosse solido al punto da giustificare la richiesta di giudizio immediato nei confronti dell’indagato, che si trova tuttora agli arresti domiciliari.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Volpe e Prospero non si sono mai incontrati di persona. Si erano conosciuti circa un anno prima in una chat su Telegram, dove il romano utilizzava lo pseudonimo “Valemno”. I rapporti tra i due si erano sviluppati esclusivamente online, ma sarebbero diventati sempre più frequenti e confidenziali. Andrea, che spesso stava, da solo, in una stanza presa in affitto a Perugia dove studiava informatica — affitto di cui i familiari erano all’oscuro — si sarebbe rivolto al suo "amico virtuale" per chiedere consigli su come togliersi la vita nel modo “più indolore possibile”. Volpe, secondo l’accusa, non solo gli avrebbe suggerito un mix letale di ossicodone e Xanax, ma lo avrebbe anche incoraggiato a compiere il gesto, rimanendo in contatto con lui in chat fino alla perdita di sensi e poi al decesso (LEGGI QUI). Chat poi definita dell'orrore per i suoi terribili contenuti.
Nel piccolo appartamento di Andrea, trovato privo di vita il 29 gennaio scorso, la polizia ha sequestrato 46 sim card, cinque telefoni cellulari e un computer portatile. L’analisi del materiale ha rivelato una fitta rete di contatti virtuali e conversazioni in diversi canali Telegram, alcuni dei quali frequentati da persone che condividevano contenuti legati all’autolesionismo e al suicidio. Proprio all’interno di questa rete sono emersi sia il ruolo di Volpe — ora a processo — sia quello di un coetaneo campano, attualmente indagato per cessione di stupefacenti per il farmaco che sarebbe stato fornito allo studente per ammazzarsi.
Nella stanza sono stati ritrovati anche numerosi blister, alcuni vuoti, contenenti farmaci oppiacei. L'intero contesto, secondo gli investigatori, configura un'ipotesi di responsabilità ben più ampia di un semplice scambio di messaggi tra sconosciuti.
La famiglia Prospero, che ha seguito con discrezione ma fermezza l’intero sviluppo delle indagini, si costituirà parte civile al processo. I legali hanno espresso soddisfazione per la decisione del giudice e confidano che il dibattimento possa chiarire fino in fondo responsabilità e dinamiche.
Il processo si aprirà l’8 ottobre a Perugia e punta a far luce su un dramma consumatosi nell’ombra del web, che solleva interrogativi sul ruolo delle piattaforme digitali, sull’isolamento giovanile e sulla pericolosità di certe reti informatiche fuori controllo. 01 ago. 2025
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