Lanciano. Andrea Prospero poteva essere salvato... L'agonia durata ore. Il fratello accusa malore in aula

Quattro, forse cinque ore. Tanto è durata l'agonia di Andrea Prospero, studente di Lanciano (Ch) trovato morto, il 29 gennaio 2025, in un bed and breakfast del centro storico di Perugia.

Secondo i periti della Procura, quel tempo sarebbe stato sufficiente a salvargli la vita se solo fossero scattati i soccorsi. 

E' quanto emerso oggi durante la quarta udienza del processo davanti alla Corte d’Assise di Perugia, presieduta dal giudice Angela Avila. Sul banco degli imputati siede il ventenne romano Emiliano Volpe, accusato di istigazione al suicidio. Le testimonianze tecniche dei periti dell’accusa - del medico legale, Sergio Scalise, e del tossicologo, Andrea Lazzarini -, hanno tracciato un quadro clinico preciso e drammatico.

Andrea è deceduto per una depressione cardiorespiratoria causata da un mix letale di benzodiazepine e ossicodone. Gli esperti hanno sottolineato un dettaglio cruciale: tra l'assunzione dei farmaci e la sua fine è intercorso un lasso di tempo significativo. Se in quell'intervallo fosse stata effettuata una lavanda gastrica, l'universitario si sarebbe potuto salvare. Secondo l'accusa, in quelle ore decisive, Volpe, anziché allertare il 115, avrebbe continuato a inviare messaggi per incitare il giovane nella chat Telegram a compiere l'estremo gesto, arrivando persino a ironizzare con un terzo interlocutore sulla necessità di chiamare un'ambulanza (LEGGI QUI).

Il momento più drammatico dell'udienza si è consumato all'interno dell'Aula degli Affreschi, quando sono state proiettate le fotografie scattate dalla polizia scientifica al momento del ritrovamento del corpo. Immagini crude, con Andrea riverso sul letto con indosso ancora la felpa nera e il cappuccio, i blister vuoti dei medicinali, i telefoni e i resti di una quotidianità spezzata.

Alla vista di quegli scatti, Matteo, il fratello maggiore della vittima — già provato da gravi problemi di salute essendo cardiopatico e sottoposto a trapianto di cuore — ha accusato un violento malore perdendo i sensi. Immediatamente soccorso dai sanitari presenti, si è ripreso poco dopo ma ha dovuto abbandonare l'aula insieme alla madre per il resto della seduta.

Oltre ai rilievi autoptici, il processo si sta concentrando pesantemente sul materiale informatico. Le chat acquisite agli atti descriverebbero un clima di inquietante distacco da parte dell'imputato.

Emiliano Volpe, presente al processo, ma non ancora sottoposto ad esame, avrebbe assistito in silenzio alla ricostruzione dei suoi stessi messaggi, che per la Procura rappresentano la prova provata del dolo. L'udienza si è chiusa con la ricostruzione della fase di sopralluogo degli operatori della Scientifica, che hanno confermato lo stato dell'appartamento al momento del rinvenimento del cadavere, avvenuto a circa una settimana dalla scomparsa, denunciata dalla sorella. 30 apr. 2026

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