Famiglia nel bosco. La perizia: 'Genitori inadeguati, no a ricongiungimento familiare'
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"Incapacità genitoriale" per la cosiddetta "famiglia nel bosco": queste le conclusioni della perizia psichiatrica e personologica depositata ieri al Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Il documento, composto da 196 pagine e firmato dalla psichiatra Simona Ceccoli, evidenzia competenze ritenute inadeguate nella coppia anglo-australiana residente a Palmoli, nel Chietino.

La consulente ha individuato tratti di personalità nei genitori ritenuti interferenti con i bisogni evolutivi dei tre figli piccoli. Pur riconoscendo determinazione ed energia alla coppia, il quadro complessivo mette in luce fragilità significative che avrebbero inciso sullo sviluppo neuropsicologico dei bambini, determinandone una condizione di immaturità.

Nelle conclusioni si sottolinea come “la richiesta di immediato ricongiungimento familiare o di affido esclusivo al padre appaia priva di fondamento clinico e giuridico”. La perizia indica dunque la necessità di mantenere i minori nella struttura protetta di Vasto (Ch), dove si trovano dal 20 novembre scorso, evidenziando l’importanza di un percorso graduale di reinserimento nella realtà sociale e sanitaria dopo il contesto di isolamento in cui sono cresciuti. La stessa consulente non esclude, tuttavia, un possibile recupero futuro dell’idoneità genitoriale da parte di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham.

Sulla relazione, che non è definitiva, si apre ora la fase del contraddittorio: i legali e i consulenti  della famiglia potranno presentare osservazioni e il perito del Tribunale avrà un ulteriore mese per depositare le conclusioni finali. Parallelamente si attende la decisione della Corte d’appello civile dell’Aquila, chiamata a pronunciarsi entro il 15 maggio sul ricorso contro il provvedimento con cui, il 6 marzo, il Tribunale per i minorenni ha disposto anche l’allontanamento della madre dall'istituto dove i bambini sono ospitati da novembre 2025.

Nel ricorso, depositato il 18 marzo dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, si contesta l’impostazione dell’ordinanza, ritenuta “unilaterale” perché fondata prevalentemente sulle relazioni dei servizi sociali e non su quelle della Asl, che avevano invece suggerito di favorire la continuità dei legami familiari. I legali sostengono inoltre che le criticità inizialmente rilevate – a partire dalle condizioni abitative – sarebbero state superate.

A supporto della posizione della famiglia è stata depositata anche una relazione tecnica di nove pagine, firmata dallo psichiatra Tonino Cantelmi e dalla psicologa Martina Aiello, che analizza gli effetti dell’allontanamento sui tre minori. Secondo i consulenti, il trasferimento nella casa-famiglia avrebbe determinato una “discontinuità profonda e repentina” nelle abitudini quotidiane dei bambini, incidendo su alimentazione, sonno, modelli educativi e relazioni sociali.

Tra gli elementi evidenziati, il passaggio da una dieta personalizzata a un’alimentazione standardizzata, con possibili ricadute sul piano emotivo, e l’alterazione dei ritmi sonno-veglia, con difficoltà di addormentamento e risvegli notturni. Viene inoltre segnalato il cambiamento dello stile educativo, da un modello basato sul dialogo a uno fondato su meccanismi di rinforzo e punizione, oltre alla riduzione delle attività all’aperto a favore di un maggiore utilizzo di dispositivi elettronici.

Secondo i consulenti di parte, tali trasformazioni avrebbero prodotto una condizione di “sofferenza psicologica significativa e progressiva”, legata allo sradicamento dal contesto originario e alla discontinuità dei riferimenti affettivi. Da qui la richiesta di un ripristino del nucleo familiare, ritenuto necessario per evitare una possibile strutturazione del disagio sul piano emotivo e identitario.

Sul piano politico, la vicenda ha suscitato reazioni critiche. In una nota, la Lega parla di “una inspiegabile forma di violenza istituzionale nei confronti di una famiglia che ha scelto l’Italia e che vorrebbe vivere nel rispetto delle norme su casa, educazione e salute”, sottolineando come in questi casi emerga la difficoltà dei tribunali a rivedere le decisioni iniziali nell’esclusivo interesse dei bimbi.

Proprio ieri a Palmoli si è recato il vicepremier Matteo Salvini, che ha incontrato i genitori e visitato il casolare immerso nel bosco dove la famiglia viveva prima dell’allontanamento dei figli. L’incontro, durato oltre un’ora, si è svolto tra la visita del terreno, gli animali liberi nei dintorni, il cavallo bianco di Catherine, il pollaio con le uova appena raccolte.

“Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino: è stato chiesto loro di sistemare la casa e lo hanno fatto”, ha sottolineato Salvini, rimarcando anche gli adeguamenti sul piano sanitario ed educativo: “C’è il pediatra, ci sono le vaccinazioni, e anche sul fronte scolastico c’è un’insegnante pronta. Non capisco cosa si debba aspettare”.

Il leader del Carroccio ha quindi invitato a valutare gli effetti concreti dei provvedimenti: “So per certo che i bimbi dopo cinque mesi stanno peggio di prima. Questa famiglia ha un modello educativo diverso: è un reato? No. C’è violenza, droga, abuso? No. E allora perché intervenire così?”.

Salvini ha parlato di possibili errori di valutazione, pur riconoscendo la buona fede delle istituzioni: “La domanda è semplice: dopo cinque mesi i bambini stanno meglio o peggio? Per me già una settimana era troppo, cinque mesi è fuori dal mondo”. E ha aggiunto: “Ho garantito loro che la maggior parte degli italiani li sostiene, ma pur essendo vicepresidente del Consiglio posso arrivare fino a un certo punto, perché c’è l’autonomia della magistratura”.

Il vicepremier ha fatto riferimento anche agli aspetti più personali della vicenda, come i compleanni trascorsi lontano da casa: “I gemelli non hanno festeggiato a casa, la bimba compirà gli anni a luglio: siamo a fine aprile, anche basta”. Quindi l’auspicio: “Speriamo che maggio sia il mese giusto”. 

Presenti i due genitori. "Vogliamo che i nostri bambini ritornino a casa", ha detto Nathan. "Il più presto possibile, per loro", ha aggiunto Catherine. "Noi non abbiamo fatto nulla di male ai bambini", hannoribadito quasi in coro.

"Rivolgo questo appello a tutte le istituzioni coinvolte: non avrò pace finché questa famiglia non sarà riunita, finché questi meravigliosi bambini non potranno tornare alla loro vita, alla loro mamma, al loro papà, alle loro cose, alla loro casa, ai loro animali, alla loro realtà, che è una bella realtà". Così Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi moderati e presidente della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, rilancia in un video il suo appello per la 'famiglia nel bosco' . "Vi prego, non persistiamo in un palese errore. Questa famiglia andava accompagnata, non devastata: sono persone meravigliose, aiutiamole a ritrovare la serenità e soprattutto aiutiamo questi tre bambini che oggi soffrono. Così si rispetta il principio del superiore interesse del minore. Mettete da parte tutto ciò ch’è stato fino ad oggi e considerate ciò che suggerisce il vostro cuore, oltre, naturalmente, al buon senso. I figli si portano via ai genitori quando sono vittime di violenza, diretta o assistita, non quando ci sono tanto amore e tanta serenità. Quello che sta succedendo è una violenza - conclude Brambilla - e io non avrò pace finché l’ingiustizia non finirà. Per voi e per tutti i casi come il vostro, di tante famiglie con bambini invisibili".  28 apr. 2026

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