Traforo Gran Sasso a rischio chiusura: è bagarre. 'L'Abruzzo come ai tempi del far west'
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Traforo del Gran Sasso a rischio chiusura, dalla mezzanotte di domenica 19 maggio, con il centro Italia che potrebbe rimanere spezzato in due. La società Strada dei Parchi, concessionaria dell'autostrada A24, che corre nel tunnel, tra i monti d'Abruzzo, tra i territori di L'Aquila e Teramo, ha annunciato che bloccherà la circolazione dei mezzi nei dieci chilometri di galleria che attraversano la vetta più alta degli Appennini. Decisione che scaturisce dall'inchiesta della Procura di Teramo sull'inquinamento delle falde acquifere del Gran Sasso. Qui, oltre all'importante arteria stradale, celati nel cuore della montagna, ci sono i laboratori dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e c'è anche un immenso bacino idrico, che rifornisce centinaia di migliaia di abitazioni. Nel maggio 2017 le acque potabili sono state inquinate: è stata rilevata la presenza del cancerogeno toluene, derivante dalla verniciatura di segnaletica stradale, con cessazione della fonitura idrica. E' stato il panico. Nel 2002, inoltre, c'era stata la fuoriuscita di sostanze tossiche dall'Infn.

L'inchiesta, con prima udienza prevista per il 13 settembre prossimo, ha portato al rinvio a giudizio di 10 dirigenti tra i vertici di Strada Parchi spa, concessionaria delle autostrade A24 e A25, della Ruzzo reti Spa, società pubblica del ciclo idrico integrato del Teramano, e dell'Infn. Di qui la presa di posizione di Strada dei Parchi di bloccare il traforo, alzando lo scontro in atto con le istituzioni.

"L'Abruzzo tornerebbe ad essere isolato e spaccato. Tonerebbe al far west", è la denuncia che arriva da più parti. E' bagarre a livello politico, mentre salgono le voci di rotesta. Una vicenda ad alta tensione, soprattutto tra il ministero delle Infrastrutture e trasporti (Mit) e Strada dei Parchi, entrambi comunque nel mirino. 

Al Mit spiegano che la chiusura del traforo del Gran Sasso rappresenterebbe una "procurata interruzione di pubblico servizio che equivarrebbe a un inadempimento" grave da parte della società, concessionaria delle autostrade A24 e A25, che potrebbe portare alla "revoca immediata della concessione", evocata nei giorni scorsi dal sottosegretario M5s Gianluca Vacca. Strada dei Parchi fa sapere che il Mit era già informato dal 5 aprile della decisione e che non ha fatto obiezioni. "Strada dei Parchi non ha competenza, il Governo ci ha detto di stare fermi. Noi abbiamo scritto: 'Guardate che dobbiamo chiudere', il Governo non ci ha detto nulla in contrario. Sarebbe singolare se ora ci revocasse la concessione", puntualizza il vicepresidente della concessionaria, Mauro Fabris -. Non possiamo proporre soluzioni alternative, perché siamo stati interdetti a compiere qualsiasi azione e al tempo stesso - ricorda Fabris - siamo rinviati a giudizio. Non si può chiedere ad una società di rischiare ulteriormente dal punto di vista penale laddove lo Stato, che ne è titolare, non interviene".

"Servirebbe - viene sottolineato - l'impermeabilizzazione della galleria con una spesa che si aggira intorno ai 170 milioni. Il ministero ci ha risposto che noi non dobbiamo far nulla". E l'unico provvedimento possibile resta "chiudere la galleria per evitare nuove accuse". Sull'emergenza, fonti del Mit affermano che presto sarà nominato un commissario per il rischio idrogeologico del Gran Sasso e sarà presentato un emendamento al decreto Sblocca cantieri.

E' pressing contro la chiusura. "Dal momento che le gallerie autostradali del Gran Sasso sono materia fondamentale della rete autostradale dell'Italia centrale e che i laboratori dell'Infn rappresentano una realtà di eccellenza scientifica a livello mondiale, la problematica relativa alla loro coesistenza con le opere acquedottistiche gestita alla Gran Sasso acque e dalla Ruzzo Reti, e più in generale con l’acquifero del Gran Sasso, al servizio di 700mila persone, non può che essere di rilevanza strategica nazionale", sottolinea Marco Marsilio, presidente della Giunta regionale che ha deliberato in materia chiedendo "al presidente del Consiglio dei ministri ed al ministero dell’Ambiente di voler affrontare, con una normativa ad hoc, il tema dell’applicabilità della disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano alla specificità del sistema di captazione della acque destinate al consumo umano dal sistema idrico del Gran Sasso". Inoltre - riprende Marsilio -  la stretta interazione esistente tra il traforo stradale, i laboratori sotterranei di fisica nucleare, le captazioni idropotabili e, più in generale, l'acquifero, "deriva direttamente dalla modalità con cui le opere infrastrutturali sono state a suo tempo realizzate ed è complicata dalla impossibilità pratica di sospendere anche solo temporaneamente l'esercizio di ognuna delle tre infrastrutture". 

Il presidente dei balneari (Sib Abruzzo), Riccardo Padovano, lancia l'allarme per il turismo della costa Teramana proprio a ridosso dell'inizio della stagione estiva mentre il presidente regionale della Cna Abruzzo, Savino Saraceni, ironicamente sottolinea che "si pensa alla chiusura dei porti mentre servirebbe che qualcuno si occupasse, più semplicemente, di tenere aperte le autostrade". I sindaci e gli amministratori di Lazio e Abruzzo hanno annunciato una manifestazione a Roma per il 15 maggio. Il sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, che ha inviato una diffida a Strada dei Parchi, ha parlato "di atto irresponsabile e lesivo" che va impedito. "Si andrebbero a interrompere - puntualizza - i collegamenti sulla direttrice Tirreno-Adriatica, con gravissimi danni per tutti". Stefania Pezzopane, deputata del Pd, si è rivolta al ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, sollecitando "subito la nomina del commissario e lo stanziamento delle risorse" e accusando il ministero di inerzia. Il presidente del Consiglio comunale dell'Aquila, Roberto Tinari, ha parlato di atto sconsiderato. "Viva preoccupazione" è stata espressa  dal rettore dell'università dell'Aquila, Paola Inverardi, "per l'enorme disagio che ciò comporterebbe alle migliaia di studenti provenienti dal Teramano, dalle zone costiere abruzzesi e marchigiane che frequentano l'ateneo". Domani, sulla questione, Consiglio regionale straordinario.

La Asl1 Avezzano-Sulmona-L'Aquila si oppone con fermezza alliniziativa. "Non sarebbero più garantite le prestazioni salvavita perché i percorsi alternativi sono impraticabili", spiega attraverso il dirigente facente funzione, Simonetta Santini. La chiusura del traforo mette a "forte rischio le urgenze da L'Aquila a Teramo per cardiochirurgia e chirurgia toracica e, in direzione inversa, per radiologia interventistica e tin". Inoltre, dice la Asl, "lo stop alla circolazione del tratto penalizzerebbe ulteriormente i residenti delle zone interne, già gravati da alti costi per la fruizione di alcune prestazioni e chi si sposta per lavoro da un versante all'altro". 

D'altro canto la battaglia per la tutela dell'acquifero del Gran Sasso va avanti da anni. Ed è nato un coordinamento, fatto anche da numerose associazioni ambientaliste, che porta avanti la mobilitazione e che va giù duro: "Ma dove si è mai visto che un soggetto posto sotto accusa da una Procura per fatti specifici relativi alla normali precauzioni - a partire dai lavori di manutenzione - che avrebbe dovuto prendere nella gestione del tunnel rispetto alla qualità dell'acqua utilizzi ora proprio questo bene pubblico, l'autostrada, gestito a prezzo carissimo per gli utenti, nella propria strategia processuale di autodifesa scaricando tutte le conseguenze sui cittadini e sull'economia del paese? La politica non resti ostaggio dei voleri del privato ma alzi la testa, considerato anche lo stato generale della manutenzione dell'infrastruttura affidata al privato".

"La sicurezza di acqua, tunnel e laboratori - prosegue il coordinamento - si ottiene ripartendo dai dieci punti elencati dalla Provincia di Teramo e dall'assemblea dei sindaci del Teramano. Tra questi: tavolo di coordinamento nazionale con il Governo, reperimento dei 172 milioni di euro per i lavori, allontanamento delle 2.300 tonnellate di sostanze pericolose dai Laboratori, nessuna deroga alle norme poste a tutela di salute e ambiente".

Serena Giannico

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