
Di fronte al silenzio dei palazzi e alle indiscrezioni che corrono tra i vicoli, c’è chi ha deciso di alzare la voce. Non per spirito di polemica, ma per un amore viscerale verso la propria terra. La sezione di Lanciano di Italia Nostra lancia un grido d’allarme che è, allo stesso tempo, un atto di fede: piazza Garibaldi non deve morire.
Le notizie di un possibile spostamento del mercato degli ambulanti verso piazza Unità d’Italia hanno acceso un dibattito che scava ben oltre la logica dei parcheggi o la metratura degli stalli. E' in gioco l’anima stessa del centro storico, quel presidio della cultura contadina che da secoli rappresenta il cordone ombelicale tra la città e le sue campagne.
Secondo l'associazione, ci troviamo sull'orlo di un fallimento figlio di un’incapacità progettuale ventennale, che rischia di alienare luoghi collettivi legati alla nostra storia più profonda. E' paradossale che, mentre si stanziano 300.000 euro per il restauro del mercato coperto, si ipotizzi contemporaneamente di svuotare la piazza della sua funzione vitale.
Ma Italia Nostra non si limita alla denuncia; risponde all'immobilismo con una visione pulsante di futuro. L'obiettivo è trasformare piazza Garibaldi in un Mercato agricolo del territorio, un luogo stabile e attivo per più giorni a settimana dove la vendita diretta di ortaggi e frutta stagionale diventi il perno di un'esperienza molto più vasta. Immaginate un luogo dove il profumo del pane artigianale, cotto in un piccolo forno dedicato ai grani antichi, si mescoli alla scoperta della biodiversità locale in una vera e propria "banca dei semi" dell'agro frentano. Non sarebbe solo un mercato, ma uno spazio vivo dove la sapienza degli agricoltori si trasforma in educazione alimentare per le scuole e in laboratori di orticoltura per i giovani.
In questa visione, la piazza diventa un ecosistema dove l'eccellenza dell'olio extravergine, dei formaggi e del miele incontra aree di degustazione pensate per trattenere i visitatori, creando una rete virtuosa con i negozi e i ristoranti del centro. Si tratta di un progetto che intreccia economia e cultura, proponendo una governance trasparente mediata dal Comune ma guidata da chi la terra la lavora davvero.
L’appello è rivolto con forza all'attuale amministrazione e a quelle che verranno: bisogna fermarsi prima di compiere scelte scellerate. Il riconoscimento del valore storico deve essere il punto di partenza per ricucire il rapporto tra centro e periferia, evitando di destinare spazi carichi di memoria a funzioni moderne prive di anima. Italia Nostra chiede chiarezza e un confronto pubblico trasparente, proponendo una fase pilota triennale per monitorare il rilancio di questo bene comune. Perché una città che smarrisce il legame tra la propria piazza e il proprio saper fare, è una città che rinuncia a respirare. 25 mar 2026
URANIO UCCI
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