Aggressione tra adolescenti a Monte Marcone di Atessa. Borrelli: 'Scuola e famiglia insegnino il senso del limite'

Non soltanto una celebrazione dei risultati raggiunti, ma un’occasione per riflettere sul ruolo dei giovani e sulle responsabilità di tutta la comunità. E' stato il senso dell’intervento del sindaco di Atessa (Ch), Giulio Borrelli, durante la cerimonia dedicata agli studenti che si sono diplomati con il massimo dei voti. Iniziativa organizzata insieme alla Bcc Abruzzi e Molise. Presente anche l'Arma dei carabinieri.

Accanto alle congratulazioni ai ragazzi, arrivati al traguardo dopo anni di impegno, sacrifici e inevitabili momenti di difficoltà, il sindaco ha voluto allargare lo sguardo a una questione che riguarda l’intera società: il disagio giovanile e la difficoltà, sempre più evidente, di trasmettere alle nuove generazioni il senso della responsabilità, del limite e delle regole.

"Questo non è un punto di arrivo – ha sottolineato Borrelli rivolgendosi agli studenti – ma una tappa verso altre prove, altri traguardi, altre sfide e altre opportunità". Ed è proprio su questo terreno che Borrelli ha richiamato l’attenzione di istituzioni, scuola, famiglie e società civile.

Il passaggio più forte del discorso ha riguardato quanto accaduto nei giorni precedenti a Monte Marcone, dove una ragazza di 14 anni è stata aggredita e picchiata da altre adolescenti. 

Un episodio definito "gravissimo" e che non può essere considerato come un fatto isolato.

Per il primo cittadino, episodi di violenza, vandalismo e comportamenti che oltrepassano i limiti sono il segnale di una difficoltà più profonda: "Si è rotto un legame sociale". Una frattura che, secondo Borrelli, si manifesta soprattutto nella perdita del "senso del limite" e del "senso della responsabilità".

Il problema, dunque, non riguarda soltanto chi commette un determinato gesto, ma chiama in causa l’intera comunità educante.

In questo scenario la scuola assume, secondo il sindaco, una funzione decisiva.  "La scuola è uno dei pochi spazi pubblici in cui la società ha la possibilità di rendere comprensibili le proprie regole", ha detto Borrelli.

Educare significa quindi anche spiegare che cosa sia la legge, che cosa rappresenti il limite, quali siano i comportamenti consentiti e quali invece non possano essere tollerati. "Se dimentichiamo questo – è stato il monito – si corre il rischio che finisca una società".

Ma... "Non vogliamo caricare la scuola di responsabilità a tutti i costi, né trasformare gli insegnanti in poliziotti", ha chiarito, ricordando che all'educazione devono concorrere anche le famiglie. Alla famiglia spetta un ruolo fondamentale, così come alle istituzioni, alla comunità religiosa, alle forze dell’ordine e a tutti quei soggetti che compongono il tessuto sociale.

Il discorso è tornato infine ai ragazzi e alle loro prospettive. Borrelli ha riconosciuto il valore del percorso compiuto. Ma ha anche posto una questione più ampia: quella della fuga dei giovani più preparati verso altri territori e altri Paesi, dove possono trovare maggiori opportunità.

"Questo è un altro fatto che interroga la responsabilità di tutti noi", ha affermato, chiamando in causa le istituzioni, chi governa e il sistema Paese nel suo complesso. "Accanto alla celebrazione di quello che va, di quello che è bello e di quello che è eccellente – ha concluso Borrelli – dobbiamo contribuire ad aiutare e a risolvere quello che non va e quello che bisogna migliorare".

"Lo possiamo fare se lo facciamo tutti insieme". 03 sett. 2026

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