"Confidiamo che il Governo mantenga le promesse e assuma le iniziative necessarie a salvaguardare i lavoratori interessati dalla vertenza, a rilanciare il piano di reindustrializzazione e a preservare gli stabilimenti presenti in tutta Italia. Ci rivedremo al Mise appena si pronuncerà il Tribunale di Torino": così Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm, al termine dell'incontro tenuto al ministero dello Sviluppo economico sulla vicenda Blutec.  I cui vertici nelle scorse settimane sono finiti in manette per malversazione di fondi pubblici. Il patron Roberto Ginatta e l'amministratore delegato, Cosimo Di Cursi, sono stati arrestati, con sequestro di 13 milioni di euro di beni. Ma in queste ore sono stati liberati su disposizione del Tribunale del Riesame che ha  riconosciuto "l'incompetenza territoriale di Termini Imerese" e annullato i provvedimenti cautelari. Gli atti sono stati trasmessi al tribunale di Torino, che dovrà pronunciarsi. I legali dello Studio Grande Stevens rendono noto, inoltre, che è stata disposta la restituzione a Ginatta e Di Cursi dei beni, per un valore di circa 13 milioni di euro.  

Oggi al Mise il tavolo sulle prospettive della società dopo l'inchiesta. Un centinaio i lavoratori, giunti soprattutto  da Termini Imerese, giunti a Roma per chiedere "lavoro e non assistenzialismo" sotto le bandiere di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil. "Dove sono finiti i milioni di euro che servivano alla reindustrializzazione?", hanno chiesto i dipendenti. E ancora, rivolti al Governo: "Avete assicurato un cambiamento anche del Mezzogiorno. Noi non abbiamo visto nessun cambiamento". I lavoratori coinvolti nella vertenza sono migliaia, considerando tutti gli stabilimenti dal Piemonte, alla Basilicata, alla Sicilia, all'Abruzzo, con la fabbrica di Atessa (Ch). 

"Questo confronto - prosegue Ficco -  ha ulteriormente chiarito lo stato di estrema difficoltà e di incertezza in cui versa Blutec. Innanzitutto ci è stato spiegato che sul sequestro si dovrà esprimere il Tribunale di Torino, prevedibilmente entro una ventina di giorni. Inoltre l'amministrazione giudiziaria si è detta impegnata a far proseguire l'attività produttiva, ma sta incontrando problemi finanziari e gestionali. In ogni caso l'amministrazione, se sarà confermata, avrà sei mesi per varare un piano industriale e per presentarlo al Tribunale". 

 "Abbiamo chiesto chiarimenti complessivi sul gruppo - dichiara il segretario nazionale della Fim Cisl, Ferdinando Uliano -. Abbiamo avuto risposte di massima per una situazione fortemente compromessa sul piano finanziario e d'incertezza sul piano industriale e occupazionale. In questi giorni verrà completata la situazione di analisi dello stato aziendale. Si sta cercando di mantenere la continuità produttiva negli altri stabilimenti, mentre a Termini Imerese  la partita è molto più complessa, perché la salvaguardia occupazionale deve passare da un piano industriale che dovrà essere ridefinito, anche con l'individuazione di eventuali nuovi investitori". 

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