Stellantis Atessa, altri 305 esuberi. Incentivi per lasciare l'azienda

Nuovo taglio occupazionale nello stabilimento Stellantis Europe di Atessa (Ch). Nell’incontro che si è svolto oggi tra azienda e organizzazioni sindacali, la direzione ha comunicato l’apertura di una nuova procedura di incentivazione all’esodo che coinvolgerà 305 lavoratori.

A darne notizia è la Fiom che, in una nota, spiega di non aver sottoscritto l’intesa sulla cosiddetta "separation", confermando la propria opposizione a quella che definisce "una strategia fatta esclusivamente di tagli".

Secondo il sindacato dei metalmeccanici della Cgil, è "inaccettabile proseguire sulla strada delle uscite senza una chiara prospettiva industriale" per il sito produttivo della Val di Sangro.

Nel comunicato la Fiom evidenzia come i numeri degli ultimi anni confermino un ridimensionamento strutturale dello stabilimento. Gli addetti sono passati infatti dai circa 6.500 di alcuni anni fa agli attuali 4.330, con la prospettiva di scendere a poco più di 4.000 al termine della nuova procedura di uscite volontarie.

Parallelamente si è registrato anche un forte calo della produzione: dai 297 mila furgoni realizzati nel 2018 si è arrivati ai 166 mila del 2025, con una lieve ripresa prevista per l’anno in corso.

Per la Fiom il rischio è che il sito abruzzese perda progressivamente centralità all’interno del gruppo Stellantis, mentre nuove produzioni vengono spostate in altri Paesi europei, in particolare in Polonia. Intanto, sottolinea il sindacato, sul mercato dei veicoli commerciali la concorrenza di gruppi come Ford Motor Company e Renault – insieme ai marchi cinesi – si sta rafforzando grazie a tecnologie più avanzate.

Nel documento la Fiom ribadisce quindi la necessità di investire sul futuro della ex Sevel. "Non si può rispondere a una crisi tecnologica e di mercato solo con gli ammortizzatori sociali o con le uscite volontarie", afferma il sindacato.

Tra le richieste avanzate c’è quella di assegnare ad Atessa la produzione esclusiva di una nuova generazione di furgoni, con motorizzazioni elettriche, ibride e a idrogeno. La Fiom ricorda inoltre che gli impianti hanno un’età media superiore ai vent’anni e che senza investimenti strutturali e immediati il sito rischia di diventare obsoleto.

La situazione, conclude la nota, sta già coinvolgendo l’indotto, con possibili ripercussioni su migliaia di famiglie e sull’economia dell’intera regione. Per questo la Fiom chiede a Stellantis di dimostrare con scelte concrete – e non solo con riduzioni di personale – la volontà di continuare a investire in Italia.  12 mar. 2026

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