Sevel. Lavoratore 'dequalificato e demansionato': azienda condannata

Lavoratore modello; responsabile, di volta in volta, di vari reparti produttivi, quindi anche dell'organizzazione di essi. Improvvisamente viene "dequalificato e demansionato".

Lui subisce in silenzio e solo dopo la pensione, assistito dagli avvocati Carmine Di Risio e Marialucia D'Aloisio, del foro di Vasto,  si rivolge ad un tribunale, chiedendo giustizia per i torti sopportati. Ora il giudice del Lavoro di Lanciano, Cristina Di Stefano, con sentenza del 4 novembre scorso, ha condannato Sevel Spa a risarcire l'uomo dei danni subiti, sia a livello professionale che personale. Il colosso del Ducato, gli dovrà versare circa 200 mila euro: i conteggi definitivi sono ancora in atto.

Enzo Piucci, 66 anni, di Fossacesia (Ch), ha lavorato in Sevel, ad Atessa (Ch), dal 23 febbraio 1981 fino al 30 giugno 2015, "quando ha rassegnato le dimissioni per pensionamento".  L'uomo nel 1990 è stato promosso "quadro", in precedenza nell'87 era stato incaricato di svolgere le funzioni di capo reparto di officina e nel '96 quelle di responsabile Ute (Unità teconologiche elementari), vere e proprie "microimprese" che rimpiazzano le vecchie squadre, con autonomia decisionale sulla parte del prodotto che viene loro affidata, di cui certificano la qualità prima del passaggio alla Ute successiva.

Tutto è filato liscio fino al 18 marzo 2008, quando "alle 22.20 circa,  - recita il dispositivo del giudice - Piucci è stato raggiunto dall’addetto alla sorveglianza che gli ha intimato di non toccare il pc poiché di lì a poco sarebbero venuti a prelevarlo dalla postazione di lavoro per essere sottoposto ad alcune verifiche". 

"Ciò - viene spiegato - avveniva alla presenza di numerosi operai che regolarmente stavano sulla linea produttiva". Lui, dal giorno seguente "ha iniziato ad accusare un forte disagio a causa del vociferare sul proprio conto circa il ritrovamento sul computer in questione di materiale porno e pedo- pornografico".

Per tale ragione "il 27 marzo 2008 accusava un malore sul luogo di lavoro e successivamente viveva mesi di panico, di imbarazzo, di avvilimento e di demoralizzazione anche nell’ambiente familiare e sociale ove era giunta la notizia infamante...".  Dal 17 ottobre 2008 non ha più svolto le funzioni di capo Ute, ma è stato continuamente sbatacchiato "da una postazione all’altra senza che gli venisse effettivamente assegnata alcuna mansione, mentre dal gennaio dell’anno 2009 gli sono state assegnate mansioni inferiori rispetto alle ultime ricoperte ed al profilo di appartenenza, in considerazione della professionalità acquisita nel corso di 35 anni di attività, con danno biologico, patrimoniale e alla professionalità".

"L'ho visto nell’ufficio Ingegneria di manutenzione, non aveva nemmeno la sedia, non l’ho visto svolgere alcunché. L’ho visto far parte dell’area danneggiamenti, che si occupa di vedere eventuali danni presenti sui mezzi prodotti; l’ho visto nel turno centrale sulle linee di tapparelle, guardava le anomalie sui veicoli prodotti. E’ stato ad effettuare controlli sui containers posti all’esterno. E’ stato in birotaia, dove non lo vedevo fare alcunché. Da ultimo è stato in un’area di ampliamento dedicata alla logistica, dove lo vedevo rifornire i contenitori dei carrellisti che portavano materiale di linea”, ha raccontato uno dei testi durante il processo. 

Di volta in volta è stato assegnato "a svolgere la verifica dei materiali contenuti all’interno dei container parcheggiati nel piazzale esterno; all’attività di gestione dei servizi igienici aziendali (mediante verifica del funzionamento degli stessi e chiamata, all’occorrenza, della società esterna addetta alla manutenzione); di vigilanza sul corretto funzionamento dei climatizzatori e degli infissi; all’attività, presso l’area logistica, di sistemazione della merce, precedentemente posizionata dai carellisti lungo i corridoi, nelle apposite rastrelliere... ". Insomma spostato a ripetizione qua e là. 

Nella " comparazione fra le mansioni svolte in epoca antecedente e successiva alla data del 17 ottobre 2008 appare evidente - recita la sentenza - che le stesse non rientrino nella medesima qualifica professionale". Una situazione, stabilisce una consulenza tecnica disposta dal Tribunale, che ha provocato all'uomo "disturbo dell’adattamento con ansia e umore depresso e... menomazione all’integrità psico-fisica. Sussiste nesso di causalità tra le accertate patologie e l’attività lavorativa svolta". 

Piucci è stato anche rimosso dal turno di notte, quello dalle22.15 alle 05.45, che faceva dal 2003, con "mancato guadagno, dovuto alle maggiorazioni retributive spettanti per i turni di notte".  Dal 15 ottobre 2008 è stato assegnato ad operare sul turno centrale, dalle 8 alle 17, con perdita economica pari ad 1.455,13 euro mensili lordi, per complessivi 116.410,40 euro.

Quindi Sevel, difesa dagli avvocati Giacinto Favalli, Mario Cammarata e Antonio Codagnone, dovrà risarcire il "danno biologico, con somma pari a 7.417 euro, oltre a rivalutazione ed interessi; 116.410, oltre agli interessi e alla rivalutazione monetaria, per i mancati guadagni nel turno di notte; danni da dequalificazione professionale, per circa 54mila euro, somma pari alla quota del 20% delle retribuzioni dovute per l’effettivo periodo di demansionamento, cioè 6 anni e 6 mesi, oltre agli interessi. Spese legali di 6mila euro sempre a carico di Sevel.

Serena Giannico

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