Infortuni sul lavoro in aumento e crisi automotive: l'allarme Uilm dal congresso di Atessa

Crescono gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali in Abruzzo, e la Uilm ri-lancia l’allarme chiedendo interventi concreti su prevenzione e sicurezza. Il tema è stato al centro del quarto Congresso della Uilm Chieti-Pescara, tenuto ad Atessa (Ch).

Incontro aperto dalla relazione del segretario generale Nicola Manzi.

A certificare la gravità della situazione sono i dati dell’Inail. Nel 2024 in regione si sono registrati 11.822 infortuni sul lavoro, saliti a 12.033 nel 2025. Le denunce con esito mortale sono state 23 nel 2024 e 19 nel 2025, un dato in lieve flessione ma comunque drammatico. Ancora più preoccupante l’andamento delle malattie professionali: 7.334 denunce nel 2024, aumentate fino a 8.700 nel 2025. In questo quadro, la provincia di Chieti detiene la maglia nera, confermandosi il territorio più colpito.

Per la Uilm, questi numeri impongono un rafforzamento immediato delle politiche di prevenzione, della formazione dei lavoratori e del confronto con le aziende. Un impegno che si intreccia con il recente rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici, un percorso definito "non indolore", durato 17 mesi e accompagnato da 40 ore di sciopero, ma che ha portato – secondo il sindacato – a un risultato positivo, anche grazie alla riconferma della clausola di salvaguardia, elemento distintivo della categoria.

Ampio spazio nei lavori congressuali è stato dedicato alla crisi del settore automotive e alle sue ricadute sulla Val di Sangro. Nel suo intervento, Manzi ha tracciato un quadro dettagliato della situazione produttiva e occupazionale, sottolineando il forte ridimensionamento degli stabilimenti italiani di Stellantis. "Siamo tornati agli anni ’60 – ha dichiarato – non solo per i numeri irrisori della produzione, ma perché vediamo limitata la nostra capacità di movimento, con auto elettriche che costano oltre 30mila euro che in pochi si possono permettere".

I dati evidenziano una contrazione significativa: nel 2023 in Italia sono stati prodotti 751.384 veicoli tra auto e furgoni commerciali, di cui 230.000 nello stabilimento ex Sevel di Atessa. Nel 2024 la produzione è scesa a 475.090 unità, con 192.000 veicoli realizzati nello stesso sito. Nel 2025 il calo è proseguito fino a 379.706 veicoli complessivi, inclusi i 166.000 furgoni prodotti ad Atessa, che rappresentano il 43,71% della produzione nazionale di Stellantis.

Ancora più rilevante il dato occupazionale. Prima della crisi legata alla pandemia, alla carenza di semiconduttori e alla guerra in Ucraina, lo stabilimento contava oltre 6.200 dipendenti diretti. "Oggi – ha spiegato Manzi – siamo a 4.327 dipendenti, ai quali dovremmo sottrarre altre 305 persone che lasceranno lo stabilimento entro luglio, con una procedura di riduzione del personale concordata applicando il criterio della volontarietà incentivata". Il bilancio complessivo, tra diretto e indotto, è di circa 2.650 posti di lavoro persi negli ultimi anni.

Il segretario generale ha però evidenziato anche elementi di segno opposto: "Nonostante il contesto difficile, emergono segnali contrastanti". Accanto alle criticità di aziende come Denso, per cui si attende ancora un piano di rilancio industriale, si registrano realtà in espansione come Honda, che continua ad assumere e investire, insieme ad altre imprese impegnate nella diversificazione produttiva.

Sul piano politico-industriale, la Uilm esprime una posizione critica rispetto alle strategie europee legate alla transizione ecologica. Secondo il sindacato, il Green Deal rischia di penalizzare l’industria automobilistica nazionale a vantaggio dei mercati asiatici. Da qui la richiesta di politiche industriali europee e nazionali capaci di sostenere occupazione, innovazione e transizione senza scaricare i costi su lavoratori e territori.

Guardando al futuro, la Uilm Chieti-Pescara chiede un piano industriale chiaro per il settore automotive, a partire dal rilancio degli stabilimenti italiani e dalla conferma della centralità del polo di Atessa. Il congresso ha inoltre sottolineato la forza del sindacato sul territorio, confermata dai risultati nelle elezioni Rsu, e ha rilanciato il ruolo della Uilm come soggetto autonomo e riformista, vicino ai lavoratori.

In chiusura, Nicola Manzi ha ribadito la linea per i prossimi anni: "I risultati raggiunti sono solo un punto di partenza. Coesione e partecipazione sono la chiave per costruire il futuro del sindacato e dell’industria".

Il congresso ha infine confermato per acclamazione Nicola Manzi alla guida della Uilm Chieti-Pescara. Completano la segreteria territoriale Achille Di Sciullo (di recente nominato anche Rsu alla Imm), Concetta Ruggeri, Roberto Rossi e Umberto Scafetta, chiamati a guidare l’organizzazione in una fase segnata da sfide complesse ma decisive per il futuro. 25 mar. 2026

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