I lavoratori ex Blutec di Atessa scrivono a Marsilio. 'Nostro futuro a rischio. Da Regione sostegno concreto'
 
"Siamo i dipendenti di Ingegneria Italia - gruppo Blutec -, che lavorano nello stabilimento della Val di Sangro. Siamo circa 200 e, come ben sapete, il nostro futuro lavorativo e di vita quotidiana delle nostre famiglie è a rischio". Partendo da questo presupposto, un gruppo di lavoratori della fabbrica ex Blutec di Atessa (Ch) ha inviato una lettera al presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, e agli assessori Mauro Febbo,  con delega alle Attività produttive, e a Piero Fioretti, con delega al Lavoro. Nella missiva chiedono "un incontro ed impegno concreto in un momento tanto incerto". 

"Siamo molto preoccupati per il futuro dello stabilimento - dicono -, che è salito diverse volte alla ribalta delle cronache per aver causato blocchi della produzione in Sevel e in altre aziende, a seguito di nostre giuste rivendicazioni portate avanti con scioperi ad oltranza. Sono diversi anni - spiegano - che viviamo una condizione particolare: stipendi pagati con ritardo e spesso solo dopo scioperi e minaccia di sciopero; ticket mensa dati anche con mesi di ritardo; quote Tfr non versate ai fondi pensione, o all'Inps, da oltre due anni; sanità integrativa aziendale bloccata per mancati versamenti della proprietà; condizioni di sicurezza dei lavoratori discutibili, con rischi concreti. Nonostante ciò - affermano - abbiamo comunque garantito la produzione necessaria al nostro cliente Sevel che, grazie anche al nostro impegno,  ha potuto realizzare record su record produttivi". 
 
"Dopo le proteste del mese di gennaio, che hanno causato 4 giorni di fermo in Sevel e in altre industrie, anche fuori regione - viene ricordato - è stato aperto un tavolo di crisi al Mise e sembrava ci fose uno spiraglio di luce: Ingegneria Italia Srl e Ma Srl avevano annunciato una trattativa in corso per la cessione a Ma dei siti di Atessa e Tito Scalo". Poi le vicende giudiziarie che hanno travolto il gruppo Blutec, decapitato dei suoi vertici da un'inchiesta della magistratura di Palermo sui fondi pubblici elargiti per lo stabilimento di Termini Imerese.  Anche per lo stabilimento di Atessa sono scattati sequestro e commissariamento. "Ma noi abbiamo lavoro e commesse notevolissime". 
 
"Tra noi - viene aggiunto - c'è smarrimento e nessuno ci rassicura circa le situazioni che si potrebbero venire ora a creare. Il timore più grande è che Sevel possa cedere le commesse ad un altro fornitore, abbandonandoci al nostro destino. Ci sentiamo vittime di una situazione paradossale che non abbiamo contribuito in alcun modo a creare. Dalla regione ci aspettiamo sostegno attento e concreto. Lo stesso chiadiamo a tutte le istituzioni". Al ministero dello Sviluppo economico è stata chiesta la riconvocazione del tavolo. 
 
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