Coronavirus. Sindacati chiedono chiusura Sevel, l'azienda risponde picche

Una lunghissima riunione, al termine della quale i sindacati hanno chiesto la chiusura dello stabilimento per due settimane. O, almeno, fino al 27 marzo. Ma dall'altra parte la risposta è stata negativa. 

Serrata in Sevel, ad Atessa (Ch), la discussione tra direzione e Rsa/Rls per stabilire i provvedimenti da adottare nel pieno dell'emergenza Coronavirus. La fabbrica dal 12 marzo, e fino ad oggi, è stata ferma, proprio per permettere gli interventi necessari all'adeguamento alle norme previste nel decreto del Governo del 9 marzo scorso. Si è bloccata, per sanificare i locali e creare un metro di distanza tra le postazioni. La ripresa del lavoro è fissata al primo turno di domani, 17 marzo, alle 5.45, a volumi produttivi ridotti e con meno personale. La cassa integrazione andrà a coprire i dipendenti che rimarranno a casa. 

Ma in queste ore si sono susseguite le "trattative" con le organizzazioni sindacali, che hanno premuto per lo stop produttivo, almeno fino a che non fosse passato il periodo di "quarantena" nazionale imposto dal premier Conte. Stamattina l'ennesimo confronto. "Dopo che la direzione - scrivono in un comunicato Fiom, Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcf - ha illustrato le modifiche organizzative poste in essere per ottemperare alle misure anti Covid 19, noi abbiamo espresso preoccupazione e perplessità e chiesto di posticipare la ripresa dell'attività, tenendo conto della condizione sanitaria del territorio e delle esigenze di tutela dei lavoratori".

"Di fronte a quanto sta accadendo, di fronte al contagio, alle malattie - dice Antonio D'Alonzo, Uglm - abbiamo premuto per lo stop. E' meglio. Sta già avvenendo in altre realtà Fca... Anche all'estero si stanno fermando...". In effetti una nota Fca comunica attività interrotte a Melfi, Pomigliano, Cassino, Mirafiori Carrozzerie, Grugliasco, e Modena; a Kragujevac in Serbia e a Tychy in Polonia.

"Noi siamo tutti su questa linea - sottolinea D'Alonzo -. C'è chi è cagionevole di salute e teme il peggio; ci sono i trasporti pubblici che non sempre riescono a rispettare le condizioni di sicurezza necessarie. La produzione si può recuperare anche in estate, ma ora occorreva interromperla. Dobbiamo pensare a noi e alla nostra salute, e restare a casa. C'è tanta paura tra gli operai". Claudio Ferrantone, Fim: "Sono tutti spaventati i lavoratori, anche se Sevel ha fatto enormi sforzi a livello di sicurezza. C'è,  però, il problema dei pullman sovraffollati... su di essi si viaggia tuttora ammassati". "Oltre ai bus - aggiunge Vincenzo Bologna, della Fim -, la nostra preoccupazione sono gli spazi comuni interni, ossia aree relax, mensa, spogliatoi, servizi igienici... Chi ci assicura che non sono a rischio?"

Istanze di cui Sevel ha preso atto, ma domani, ha disposto, si torna in fabbrica, perché ci sono gli ordinativi da smaltire. Intanto lo Slai Cobas ha proclamato lo sciopero, da domani, 17 marzo, al 21 marzo, su tutti i turni. "I lavoratori - afferma in una nota - non sono carne da macello da sacrificare sull'altare dello sfruttamento". 

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