Coronavirus. Positivo impiegato della Sevel. Il contagio risale all'11 marzo

La comunicazione è stata fatta nel pomeriggio di oggi ai sindacati dal responsabile del Servizio Prevenzione e protezione dell'azienda, che si occupa di sicurezza. 

Un dipendente della Sevel di Atessa (Ch), un impiegato, che opera "nell'area palazzina" è risultato positivo al tampone Covid-19. Il contagio risale all' 11 marzo, che è stato ultimo giorno in cui ha prestato servizio. Aveva sintomi influenzali. L'uomo ha circa 60 anni ed è di Lanciano (Ch). La Asl ha applicato tutte le misure previste per questi casi e al momento non risultano altri coinvolti. Di sicuro è scattata la quarantena anche per altri suoi colleghi. 

"E' proprio per evitare situazioni del genere e per scongiurare contagi a catena - dicono i sindacati - che, a gran voce, nei giorni scorsi, raccogliendo rabbia e paura dei lavoratori, abbiamo insistito per la chiusura dello stabilimento". La fabbrica del Ducato è al momento ferma e lo rimarrà,  stando all'ultimo decreto del Governo, fino al 5 aprile, con circa 6mila dipendenti in cassa integrazione.

"Per fortuna non stava in officina - commenta Domenico Bologna, segretario Fim Abruzzo e Molise - e, meno male, c'è lo stop produttivo". "Solo con le attività in stand by - evidenzia Nicola Manzi, Uilm - si combatte la diffusione dell'infezione. Quindi bene la chiusura". "Dispiace per questo fatto - riflette il sindaco di Pizzoferrato, Palmerino Fagnilli -, ma dimostra che era necessario fermarsi per tenere lontano il virus, che in Abruzzo continua a far registrare vittime e malati". 

Intanto Fiom, Fim e Uilm dell'Abruzzo per oggi e domani hanno optato "per una fermata generale" invitando le imprese ad utilizzare la cassa integrazione per Covid-19. "Sono fatte salve - dicono - le attività necessarie per mettere in sicurezza gli impianti ed altre, eventuali inderogabili e documentabili operazioni. Nelle aziende nelle quali non si riscontrerà tale disponibilità, si agirà con lo sciopero, confermato a livello nazionale".

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Foto Andrea Franco Colacioppo

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