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Lanciano (Ch) - “Lei si è alzata, è andata in camera ed è tornata con la cravatta del marito. Cravatta crivellata da cinque colpi”. Cala il gelo nell’aula magna della scuola Mazzini a Lanciano. La cravatta è di Placido Rizzotto, un sindacalista e politico rapito e ucciso da Cosa Nostra nel 1948. La scrittrice Gabriella Ebano racconta i suoi incontri con le donne dell’antimafia. La moglie di Rizzotto, a Grosseto, dove si è “rifiugiata” da più di 50 anni, conserva ancora il ricordo del figlio tra le mani. Come se fosse una reliquia.

Nel secondo appuntamento di “Caffè Letterario”, l’iniziativa culturale di insegnanti e genitori della scuola media Mazzini, la scrittrice Ebano evoca le donne che hanno fatto la storia in Sicilia dal Dopoguerra agli anni 1992-93, gli anni dello “spartiacque” fra omertà e legalità. Donne drammaticamente toccate dalla mattanza della Mafia. E sono 20 le donne che nel corso di anni la Ebano è riuscita, più che a intervistare, ad ascoltare nei loro racconti (storie che sono diventate un libro, “Felicia e le sue sorelle”).

“Con Felicia è stato uno degli incontri più belli della mia vita” dichiara la Ebano. Felicia Bartolotta è la madre di Peppino Impastato giornalista ammazzato il 9 maggio 1978 sempre da Cosa nostra. Felicia è come se fosse nella sala: “Quando l’ho incontrata, più volte, Felicia mi parlava con fermezza, orgoglio e determinazione del figlio Peppino. Mai in lei ho avvertito scoramento o abbattimento. Per lei Peppino faceva quel che faceva e lo sapeva fare bene. Mai un rimpianto dalle sue labbra per il destino del figlio”.

Scorrono le immagini nell’aula: sono le foto che la Ebano nel corso dei suoi incontri ha effettuato con queste donne. Foto in bianco e nero. Catturano l’animo straziato, i cuori deflagrati dalla barbarie della Mafia. “Pensate, Felicia abitava a 10 chilometri da Cinisi e quando è morta Cinisi non c’era ai funerali di Felicia” racconta la Ebano. C’è poi la madre del giudice Rosario Livatino: “I genitori di Rosario mi raccontarono: ‘Avevamo solo lui’. Perso lui ho capito che per loro la vita era finita. Incontrarono Giovanni Paolo II prima del suo grido ad Agrigento nella valle del Belice. Sono convinta che il grido “Convertitervi, verrà il giudizio di Dio!!!” del Papa sia stato anche spinto dall’aver visto questi due genitori, e soprattutto la madre di Livatino, essere straziati. Per quei genitori la morte di Rosario è stato uno dramma permanente”. La Ebano parla di dolore e superamento della sofferenza, di omertà e giustizia. “Fino al 1992-93 era difficile che si parlasse di legalità. Poi è sbocciata la stagione dell’impegno: per la legalità e la convivenza civile, la difesa dei diritti di libertà e giustizia, la lotta alla connivenza e all’omertà”. Ida Abbate, insegnante del magistrato Livatino, è per esempio diventata la voce del suo studente.

Quelle raccontate sono storie di perdono, di difficoltà al perdono…di lutti protratti per 50 anni. Di paure mai superate. Di famiglie devastate dall’assenza di persone care. La cosa che sorprende non è “che queste donne e i loro figli/mariti sono o cercano l’etichetta di eroi. Sono cittadini e cittadine oneste. Semplicemente oneste”.

“Giro l’Italia, le associazioni e le scuole per raccontare la memoria di una terra affinché la storia dolorosa e di legalità della Sicilia non cada nell’oblio”: non è caduta nella dimenticanza neanche a Lanciano. È stata una serata vissuta nel cuore scarnificato dalla sofferenza di donne che rendono giustizia ad una terra, la Sicilia, che ha ancora voglia di risorgere. 05 apr.’17

Alessandro Di Matteo



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