'Ieri Megalò, oggi Amazon...'. No di Legambiente Abruzzo a 'svendita territorio e cementificazione'

No secco di Legambiente Abruzzo "a nuova cementificazione e alla svendita del territorio".

No, quindi all'ipotesi che il colosso mondiale Amazon realizzi un centro di logistica, in Val di Sangro o nel Vastese, in aree "vergini", consumando suolo agricolo. Questa la posizione di Legambiente Abruzzo. "Solo qualche giorno fa - dice l'associazione ecologista - il Consiglio di Stato bocciava definitivamente "Megalò 2", con la richiesta del mondo ambientalista di demolire gli edifici già realizzati e la delocalizzazione dell’intera struttura commerciale già al centro del nostro dossier “Effetto bomba” del 2014. Sentenza che pone fine ai diversi tentativi di fornire un alibi per continuare ad urbanizzare aree a rischio, in una zona dove si è amplificato il problema delle esondazioni del tratto finale del fiume Pescara".

"Nel frattempo - prosegue - parte una querelle tra i sindaci della Val di Sangro e del Vastese sul potenziale insediamento di Amazon, rincorrendo un’idea di lavoro e di opportunità discutibile che, seppur in un momento delicato come quello che stiamo vivendo. 21 ettari, ovvero 210.000 mq, 30 campi di calcio di suolo libero è un prezzo che non si può pagare in Val di Sangro né per Amazon che per future iniziative - dichiara Rebecca Virtù, segreteria Legambiente Abruzzo -. Bisogna cambiare approccio, a maggior ragione di fronte agli ultimi dati dell’Enea che individuano il fiume Sangro tra le tre foci in Abruzzo a rischio esondazione e su cui vanno accelerate le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici". 

Legambiente parla di "sviluppo sostenibile del territorio", di "capacità di reinventare gli spazi ed i luoghi". L’obiettivo deve essere "ridurre il consumo di suolo per sviluppare la resilienza del territorio rispetto alle mutazioni climatiche, ai fenomeni atmosferici sempre più aggressivi e al conseguente dissesto idrogeologico che già ha creato danni a ponti, viadotti e viabilità. Danni evidenti, soprattutto in Val di Sangro, che hanno portato alla chiusura di ponti e strade dissestate a causa di frane, smottamenti e allagamenti".

Secondo l’ultimo rapporto Ispra sul consumo di suolo, nel 2019 solo in Val di Sangro sono stati 788 gli ettari di superficie "impegnati" nel territorio di Atessa, 354 nel comune di Paglieta, 341 nel territorio di Fossacesia con un incremento nell’ultimo anno rispettivamente di 4,21 ettari per Atessa, di 10,5 per Paglieta e di 11,5 per Fossacesia. "Abbiamo continuato, in questi anni, a incrementare il livello di artificializzazione e di conseguente impermeabilizzazione del territorio, causando la perdita, spesso irreversibile, di aree naturali e agricole. Tali superfici sono state sostituite da nuovi edifici, infrastrutture, insediamenti commerciali, logistici, produttivi e di servizio".

"Si deve riconoscere agli agricoltori - fa presente l'associazione - il ruolo che hanno avuto nella costruzione del paesaggio e la profonda influenza nelle scelte di sviluppo del territorio. C’è un’economia importante con famiglie e giovani che hanno investito nell’agricoltura di qualità, dalla produzione del vino, alla produzione dell’olio e della frutta. Durante il lockdown, in tutto il Paese, l’agricoltura è tornata ad essere il settore primario e fondamentale. Non dimentichiamo l’importanza che l’agricoltura riveste per contenere i cambiamenti climatici, la tutela dei suoli, del paesaggio e della biodiversità". 

“Da qui, la necessità di tenere al centro la riconversione di aree già occupate dal cemento per i nuovi insediamenti e far tesoro delle lezioni passate - dichiara Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo -. E’ tempo del coraggio anche per la politica; non bisogna fare le scelte facili ma andare con coerenza nella direzione dello sviluppo sostenibile, pensando davvero al futuro dei giovani. La sostenibilità e la lotta alle diseguaglianze sociali ed economiche riguarda tutti, comprese le multinazionali".    22 ott. 2020

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