Sulmona. Strazio ai funerali del carabiniere ucciso. 'E' un peccato papà che tu non mi abbia visto crescere e assomigliarti'
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"E’ un peccato papà, un peccato che tu non mi abbia visto crescere, cambiare e assomigliarti un po’ di più. Quelle maledette 2.53 hanno portato via un pezzo del mio cuore. Non ti ha salvato l'esperienza, però ti ha ucciso l'ignoranza. E per questo combatterò, anche perché il mio sogno è quello di entrare nell'esercito". Piange Sara e racconta suo padre, l'appuntato scelto Emanuele Anzini, ammazzato in servizio, mentre effettuava un posto di blocco nel Bergamasco. E' stracolma la cattedrale di San Panfilo, a Sulmona (Aq), sua città natale, per i funerali di Stato, celebrati nel giorno in cui il carabiniere avrebbe compiuto 42 anni. 

"Papà ti cerco ma non ti trovo se non in un'immagine nella mia mente, con i tuoi occhi che mi guardano e ammirano la donna che sono diventata. Sono fiera di te e spero tu lo sia di me", prosegue la figlia. In chiesa ci sono i pennacchi rosso e blu, quelli dell’alta uniforme. E c'è la bara avvolta dal tricolore. Con il cappello d'ordinanza e, vicino, una corona di rose rosse, di mamma Eleonora. E' straziante l'addio a Emanuele, a Lele, che era nel Nucleo radiomobile di Zogno e che è stato finito, mentre effettuava un posto di blocco a Terno d’Isola, da un automobilista ubriaco, che l'ha travolto e trascinato con l'auto per cinquanta metri, per poi fuggire. 

Ha appena 18 anni Sara e "un dolore così grande" e il desiderio di arruolarsi, come il papà e come il nonno. Un lungo applauso accompagnano le sue riflessioni. E la sua commozione. Difficile per lei cimentarsi, ora, in quegli esami di maturità che deve iniziare e a cui il papà  le aveva promesso che l'avrebbe accompagnata. "Ti cerco nelle canzoni, nei libri, nel vento che mi accarezza i capelli e che mi fa pensare che tu sia lì", mormora. 

Il comandante generale dell’Arma, Giovanni Sistri: "Lele, come lo chiamavano i suoi colleghi - dice - non è stato né un santo né un eroe, ma un ragazzo per bene. Era l'uomo delle scelte. A 20 anni ha fatto una scelta, quella di donarsi allo Stato, ai cittadini. Ha fatto la scelta di essere un volontario della Croce rossa. Alle 2.53 dell'altro ieri ha fatto un'altra scelta, la scelta definitiva, la scelta che fa capire che uomo, che militare che ragazzo era. Lui e il suo collega, Emanuele come lui, hanno deciso di fare il proprio dovere. Hanno deciso di fare un controllo, per garantire la sicurezza di quelle popolazioni. Facendo quella scelta ha trovato il suo destino. Il suo esempio sarà una guida per tutti noi. Grazie perché ci ha ricordato la gravosa e difficile bellezza di dedicare la propria vita agli altri". 

Il vescovo Michele Fusco rende omaggio al lavoro delle forze dell’ordine e cita le parole del presidente Mattarella che li ha definiti "artigiani della pace, eroi del quotidiano". E' il picchetto d'onore a salutare Lele, mentre lascia la piazza gremita. 

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