Sorelle scomparse ritrovate. La Procura: 'Non una vicenda criminale, ma amore genitoriale malato'

"Questa è non è una vicenda di criminalità, ma solo e soltanto con un amore genitoriale malato". Con queste parole il procuratore capo di Sulmona, Luciano D’Angelo (nella foto), ha sintetizzato la vicenda di Alisya e Sarah Di Giacinto, sorelle di 16 e 12 anni scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena (Aq) e ritrovate dopo quattordici giorni in un appartamento di una lontana parente della mamma, a Formia.

Nel corso della conferenza stampa convocata dopo il ritrovamento delle due ragazze, il magistrato ha voluto chiarire: "Mi riferisco al fatto che quelle bambine hanno due genitori, non uno solo, la mamma dipinta e dipingibile come il mostro. Sono genitori che hanno rinunciato al primo dovere di ognuno di noi che ha la fortuna e l'onere di diventare genitore: essere portatori di un amore disinteressato, mettere al primo posto l'interesse dei minori".

Il procuratore ha inoltre evidenziato come la storia delle sorelle sia il risultato di un lungo e complesso conflitto di coppia. "Non è un caso frequente che dei bambini vedano mamma e padre perdere la potestà genitoriale non in conseguenza di abusi o di condotte illecite, ma nell'ambito di una separazione. Questo ci deve far riflettere".

D’Angelo ha aggiunto: "Qui non stiamo per festeggiare e magnificare degli arresti o delle catture, ma la liberazione di due ragazze che, per un periodo di tempo, abbiamo temuto anche di non poter rivedere mai più". "Ieri le abbiamo trovate, stanotte abbiamo iniziato la prima fase, lunga, di un procedimento. Abbiamo emesso un decreto di fermo che adesso dovrà essere sottoposto al vaglio del giudice. Le persone che abbiamo fermato continuano a beneficiare della presunzione di non colpevolezza".

L'accusa contestata ai tre, che sono in carcere, — la madre delle ragazze, Valentina Dacunto; il compagno di lei Vincenzo Esposito e il nonno delle adolescenti, Marco Dacunto — è di sequestro di persona aggravato dal concorso.

Secondo la ricostruzione effettuata, le ragazze sarebbero state prelevate la notte tra il 6 e il 7 giugno scorsi, dopo che sono scappate uscendo da una finestra malmessa, in un punto non coperto dalle telecamere di videosorveglianza del luogo. "Con le unità cinofile si sono seguite le tracce molecolari delle ragazze che sono svanite nella piazza del paese", ha spiegato D’Angelo.

Le indagini hanno consentito di accertare che le sorelle sono state prese dal nonno materno e dal compagno della madre per essere trasferite direttamente a Formia, in una palazzina delle case popolari. "Avevamo già da tempo attenzionato il posto".

Le minori sono state rintracciate in un appartamento dove vive una signora di 80 anni, che chiamano zia. Anche lei  è indagata. La svolta grazie ad una telefonata. "Ieri la madre ha fatto una videochiamata con le figlie... ". Che è stata intercettata dai carabinieri, che hanno messo sotto controllo decine di cellulari, e dalla Procura. Quindi il blitz a Formia.  L'operazione, scattata ieri sera, ha visto l'impiego di circa trenta militari in divisa e in borghese, affiancati dalle forze speciali dell'Arma. L'intera area è stata transennata, impedendo anche l'accesso ai residenti. "Eravamo pronti a trovarci davanti alla porta delinquenti o pazzi, - ha affermato D'Angelo -. Abbiamo trovato una signora anziana. Le ragazzine segregate in una stanza, non potevano uscire né aprire le persiane. Potevano solo vedere la tv. Quando le abbiamo trovate,  non hanno fatto salti di gioia, si sono chiuse per un lungo periodo di tempo all'interno della camera nella quale hanno vissuto tutti questi giorni".  Quindi la mediazione per farle venire fuori.

"Erano circa 13 anni che non vedevo quei parenti. Il giorno prima è venuta da me la mamma, il giorno successivo il nonno mi ha portato le bambine. All'inizio non sapevo nulla, poi, guardando al televisione, ho capito che le stavano cercando. Ma loro volevano e devono stare con la madre", ha dichiarato la pensionata. "Ho eseguito un ordine - ha aggiunto: - la mamma e il nonno mi hanno detto di non farle muovere. Non ho fatto domande ulteriori. Loro portavano il cibo: io non ho speso neanche 5 lire. Hanno riempito una camera di spesa, con roba da mangiare per due o tre mesi. Le ragazze guardavano i telegiornali dalla mattina alla sera. E pure io".

Per quanto riguarda il futuro, D'Angelo ha spiegato che "il destino delle ragazze è nelle mani dei giudici di Cassino", aggiungendo che il sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, resta il tutore delle minori. Quest'ultimo dice: "Ho visto le bambine e le ho accompagnate in una struttura. Vivono uno stato di forte stress emotivo, ma non mi sono permesso di chiedere loro nulla: lo farà chi di dovere. Seguiremo la vicenda per comprendere gli sviluppi delle indagini e gli accertamenti degli inquirenti. Cureremo gli interessi legali e materiali delle ragazze. Sarà un percorso complesso, anche alla luce del fatto che adesso tutte le relazioni si complicheranno ancora di più. E' una situazione molto difficile da gestire".

Le ragazze si trovano in un luogo protetto e, secondo quanto riferito dalla Procura, stanno bene. "La più piccola non mette più gli occhiali", ha osservato il procuratore, che si è rivolto ai media: "Vorrei che d'ora in avanti, per  questa storia, vi disinteressaste delle ragazze. Non mi ha fatto piacere vedere le immagini nelle quali le ragazzine erano costrette a uscire sotto il braccio dei carabinieri che cercavano di preservarle per quanto possibile". Un invito alla tutela e alla riservatezza.

Nelle stesse ore è arrivato anche il messaggio del padre delle due ragazze, Stefano Di Giacinto, sui social:  "Voglio fare un ringraziamento a tutti quelli che ci sono stati vicino, alle forze dell’ordine, ai corpi speciali, al mio super avvocato Francesco Riccardi, alla mia compagna, ai miei parenti, amici, colleghi ed ex colleghi. Siete stati tantissimi a darmi la forza di andare avanti e di non mollare mai".

"Alisya e Sarah sono sane e salve dopo due settimane terribili fatte di ansia e preoccupazione, ma mai ho pensato in negativo".

"Si inizia una nuova vita, si riparte da zero. Dieci anni di battaglie con lieto fine. Diamo tempo alle ragazze di riprendersi gli anni che qualcuno ha negato loro di potersi godere. Papà c’è. Vi amo". 22 giu. 2026

SERENA GIANNICO

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