
Appassionato e tenace. E' morto Marco Colacioppo, sceneggiatore, regista, docente e studioso del linguaggio cinematografico.
Nato e vissuto a Lanciano (Ch), ha coltivato fin da bambino un profondo amore per lo spettacolo e in particolare per il cinema. La sua formazione si è sviluppata attraverso importanti esperienze di studio e approfondimento, frequentando i corsi di Nazareno Taddei, dedicati all'analisi dell'immagine, quelli di sceneggiatura tenuti da Ugo Pirro e gli incontri organizzati da Leo Benvenuti presso l'Anac (Associazione Nazionale Autori Cinematografici). Un percorso che gli ha consentito di acquisire una solida preparazione teorica e pratica nel campo della narrazione cinematografica.
Nel corso della sua carriera è stato docente di Linguaggio Cinematografico in enti e istituti scolastici, contribuendo alla formazione di numerosi giovani interessati al mondo dell'audiovisivo. Al contempo ha realizzato cortometraggi e film, presentati in rassegne e festival di settore.
Tra le esperienze più significative del suo percorso artistico figura la partecipazione come attore al film "Magnificat" del regista Pupi Avati, girato nel 1993. Ha inoltre preso parte a un progetto internazionale dedicato ai filmmaker promosso dallo scrittore Paulo Coelho.
Profondo conoscitore della struttura narrativa americana, Colacioppo ha ottenuto, nel corso degli anni, riconoscimenti per il suo lavoro di sceneggiatore. Particolarmente forte era il suo legame con l'Abruzzo, che ha scelto come ambientazione privilegiata delle proprie storie.
Tra i progetti più significativi figura "Il giovanotto col garofano rosso", sceneggiatura per lungometraggio ispirata a un racconto di Karen Blixen. L'opera, ambientata negli anni Novanta a San Vito Marina, racconta l'incontro tra Anna e Carlo, una coppia che, dopo due anni di separazione, decide di ritrovarsi nello stesso luogo in cui aveva trascorso la prima notte di nozze. Del racconto originale restano l'atmosfera notturna e invernale, gli equivoci che si sviluppano all'interno di un piccolo albergo sul mare, la figura dello scrittore protagonista e il misterioso giovanotto con il garofano.
Con questo lavoro Colacioppo ha ottenuto nel 2017 il terzo premio nella sezione dedicata ai lungometraggi del Firenze Filmcorti International Festival, rassegna organizzata dall'associazione Rive Gauche ArteCinema nell'ambito dell'Estate Fiorentina. Un riconoscimento importante che ha confermato il valore del suo lavoro e della sua ricerca narrativa.
Già finalista in altre occasioni, aveva partecipato al Rive Gauche Festival anche con "Per il momento non è niente", altra storia ambientata in Abruzzo, tra Pescara, Vasto e la Val di Sangro. Entrambi i progetti hanno rappresentato il suo desiderio di raccontare il territorio attraverso il cinema d'autore.
Per realizzare "Il giovanotto col garofano rosso" aveva messo su un team composto da professionisti abruzzesi: lo scenografo Roberto Papi, originario di Chieti, e il produttore Daniele Baldacci della Bluecinematv.
"Conoscevo Marco da piccolo. I nostri genitori erano amici - dice ad Abruzzolive.tv il sindaco di Lanciano, Filippo Paolini -. Nel mondo del cinema, che ha sempre amato, non è riuscito ad esprimersi e ad imporsi come meritava, considerate le sue doti artistiche. Aveva potenzialità e una immensa preparazione, ma forse sono mancati la grande occasione e quel tocco di fortuna.... Era buono, disponibile e gentile". In tanti, in città, hanno impresse le sue lunghe passeggiate con i cani Brasil, prima, e Paco negli ultimi anni.
Decine i ricordi che affollano i social. Appassionato quello di Francesca Iannucci: "Potevo iniziare questo scritto citando qualche bel titolo di Walt Disney che il nostro amato Marco ben conosceva... Avrei potuto citare alcuni degli svariati titoli di film italiani o stranieri di cui insieme citavamo scene e battute... Oppure, potevo iniziare parlando della passione comune per Madonna, ma neanche lei rappresenta il tratto distintivo della nostra amicizia… Il problema è che con Marco va via una parte di vita vera, innocente, infantile nella sua potente ingenuità. Il suo costante richiamo all’attenzione, allo stato delle cose che lo riguardavano, avevano su di me un risultato opposto: nel mentre cercavo una possibile soluzione al da farsi, mi sentivo anche catapultata in una situazione fantastica… Erano più che evidenti le sue necessità, ma ad ogni nostro incontro era sempre la Fantasia a dare carte! Quella fragorosa e contagiosa risata, poi, era sempre l’eco di ogni nostra conversazione.
Non riesco a parlare di lui senza sorridere,
perché ogni nostro incontro è stato felice,
perché il sorriso non lo ha mai abbandonato,
perché il sogno era parte di lui,
perché vedeva sempre tutto a colori,
perché quando parlavamo tornavamo bambini,
perché la buona educazione era il suo biglietto da visita,
perché avevamo un comune sentire… Mancherà molto Marco, mancherà molto a Lanciano, la sua città, che tanto avrebbe voluto scrivere nei titoli di coda del suo film...". 06 giu. 2026
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