Ecco ‘Aromi in blu’, progetto che trasforma in pietanze le specie ittiche aliene dell'Adriatico

“Se non puoi combatterli unisciti a loro”, anche se in questo caso sarebbe meglio dire “cucinali”.

Infatti proprio nell’intento di contrastare le specie ittiche "aliene" che ormai da qualche anno stanno conquistando l’Adriatico, il Gal Pesca Abruzzo, in collaborazione con l’Università di Camerino (Mc), ha presentato il progetto “Aromi in blu”. L’iniziativa è stata finanziata con i fondi del ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste con la cifra di 49.969 euro, dei quali 38.278,68 aggiudicati in affidamento diretto dall’ateneo marchigiano.

A guidare il progetto come responsabile scientifico è Alberto Felici, direttore del Master in Management aree e risorse acquatiche costiere – recentemente inserito tra le migliori buone pratiche a livello europeo nel settore della Blue Economy – e del corso di formazione sulla Gestione delle specie marine aliene, unico nel suo genere a livello nazionale, che a Pescara ha presentato l’iniziativa insieme al presidente del Gal Pesca Abruzzo, Riccardo Padovano, e al dirigente del servizio Sviluppo locale ed economia ittica della Regione, Francesco Di Filippo. L'obiettivo di "Aromi in blu" è proprio il rafforzamento e il rilancio economico delle imprese ittiche migliorando le capacità di adattamento a questi mutamenti, con particolare attenzione alle specie aliene di interesse culinario e commerciale.

 Tra le specie ittiche aliene ad oggi commestibili riscontrate nell’Adriatico e già studiate dalla Fondazione Centro Ricerche Marine (nata nel 1965 come Centro universitario di Studi sulla Fauna Marina Commestibile in base ad una convenzione tra il comune di Cesenatico e la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Bologna, allo scopo di promuovere attività didattica e di ricerca sulla produzione ittica) ci sono:  il granchio blu (Callinectes sapidus), ottimo da mangiare, anche se da solo ha causato un danno al settore ittico pari a 200 milioni di euro, ha carne saporita usata in molti piatti di sughi o zuppe;  lo Scrigno di Venere (Anadara kagoshimensis e Anadara transversa), due specie di molluschi bivalvi (rispettivamente di origine indopacifica e atlantica) espanse in tutta la costa adriatica, dal Friuli al Gargano, che stanno progressivamente sostituendo telline e vongole autoctone con ingenti danni per l'indotto; la Rapana venosa (Rapana venosa) è gasteropode asiatico della famiglia delle Muricidae che può raggiungere anche 15-20 centimetri di lunghezza e quindi si presta alla preparazione di portate interessanti in cucina.

Oltre a queste specie ce ne sono altre, studiate in precedenza e già consumate a livello culinario in altre zone del mediterraneo come in Grecia e Croazia, che se preparate in maniera scorretta possono essere pericolose per l’essere umano. Speci come il Pesce scorpione, il Pesce palla argenteo e il Pesce scoiattolo sono infatti tossiche se non mortali se non adeguatamente trattate. I docenti e il personale dell‘Università di Camerino sono impegnati in un'attività di ricerca finalizzata alla valorizzazione nutrizionale del pescato locale – comprese le cosiddette "specie neglette", quindi quelle meno conosciute – e delle specie ittiche aliene.

Particolare attenzione sarà dedicata alla promozione del loro utilizzo nelle produzioni gastronomiche locali e nel settore HoReCa (hotellerie, restaurant e cafè), con l'obiettivo di incentivare e valorizzare il consumo di tutte le specie attualmente pescat.
Il progetto prevede, inoltre, un'importante attività di formazione sulla valorizzazione e promozione delle specie ittiche nazionali e aliene e delle relative produzioni gastronomiche, rivolta a tutti gli operatori della filiera, comprendendo le attività di pesca e acquacoltura, la lavorazione e trasformazione, il settore HoReCa, gli istituti alberghieri, le associazioni di categoria e le associazioni dei consumatori.

“Con questo progetto – spiega Felici - l'Università di Camerino mette la propria competenza scientifica al servizio del settore ittico dell’Adriatico per affrontare una delle sfide più complesse del nostro tempo: l'impatto dei cambiamenti climatici sulla biodiversità marina. La ricerca che coordineremo non si limiterà a descrivere il fenomeno delle bioinvasioni, ma analizzerà nel dettaglio il profilo nutrizionale delle specie aliene e di quelle tradizionalmente neglette, individuando le potenzialità gastronomiche e commerciali finora inespresse". 01 ago. 2026

MARIANO PELLICCIARO

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