Il progetto di estrazione di gas a Bomba (Ch), subisce un nuovo stop. Il Comitato Via (Valutazione di Impatto Ambientale) della Regione Abruzzo ha espresso parere "non favorevole" lo scorso 10 luglio, rispedendo al mittente l'intervento proposto dalla società LNEnergy Srl.
Si tratta di un intervento – denominato “Small Scale Lng Plant” – che prevede la messa in produzione dei pozzi Monte Pallano 1dir e 2dir e la costruzione di un impianto per la liquefazione del gas, a ridosso del lago artificiale di Bomba. Secondo i tecnici regionali esistono numerose e gravi criticità che riguardano tanto la sicurezza idrogeologica quanto la compatibilità ambientale.
In particolare, viene evidenziata la presenza di un altissimo numero di fenomeni franosi in tutta l’area di intervento: sono 88 i "movimenti di massa cartografati nella zona, di cui molti ancora attivi, e riconducibili a frane rotazionali, di colamento, complesse o da crollo". L’area, spiegano gli esperti nella documentazione allegata al parere, mostra una morfologia fortemente segnata da antichi dissesti e da continue riattivazioni, il che rende l’intero territorio estremamente fragile e instabile. A peggiorare il quadro, si aggiungono le incertezze sugli effetti della subsidenza, cioè dell’abbassamento del suolo a seguito dell’emungimento del gas dal sottosuolo.
I modelli previsionali presentati dalla società proponente, si legge nel parere, sono affetti da numerosi limiti e si basano su dati incompleti e in parte obsoleti, risalenti in alcuni casi agli anni Ottanta. Lo stesso studio ammette che “allo stato attuale è difficile giudicarne l’effettiva accuratezza”. Emerge inoltre che anche la diga del lago – vicina all’area di intervento – presenta già deformazioni, soprattutto orizzontali, potenzialmente aggravabili dalle attività di estrazione. Senza dimenticare che l’impianto si collocherebbe in corrispondenza di una faglia nota, la “Deep Abruzzo Citeriore Basal Thrust”, considerata responsabile del terremoto del 1706 di magnitudo 6.8. Alla luce di questi dati, secondo il Comitato esistono condizioni per attivare il principio di precauzione, vista l’impossibilità di escludere effetti potenzialmente gravi e irreversibili per la salute pubblica, per l’ambiente e per la sicurezza delle infrastrutture esistenti.
Ma le criticità non finiscono qui. Il parere sottolinea anche l’incompatibilità dell’intervento con le misure di conservazione di due importanti siti Natura 2000, ovvero “Monte Pallano e Lecceta d’Isca d’Archi” e “Gole di Pennadomo e Torricella Peligna”. Il progetto ricade infatti nel raggio di tre chilometri da entrambi i siti, e dunque in violazione della normativa approvata dalla stessa Regione Abruzzo nel 2017. Le misure di conservazione vietano esplicitamente la realizzazione di impianti industriali per l’estrazione e la raffinazione di idrocarburi all’interno dei Sic (siti di itneressa comunitario) e attorno al loro perimetro. L’impianto, inoltre, è classificato come industria insalubre di prima classe ai sensi del decreto ministeriale del 1994, e prevede l’impiego e lo stoccaggio di ingenti quantitativi di sostanze pericolose, tra cui ammoniaca, mercurio e derivati idrocarburici, in un contesto paesaggistico e naturalistico di estrema sensibilità.
Inadeguato, secondo i tecnici, anche il piano di monitoraggio, che prevede il posizionamento di centraline per la qualità dell’aria fuori dal comune di Bomba, e non nelle immediate vicinanze dell’impianto.
Tira un sospiro di sollievo il Forum H2O che, da lungo tempo, come pure altre associazioni, si batte contro quello che definisce un “progetto fossile palesemente errato”.
Lotta iniziata e portata avanti, prima di tutti, dal comitato "Gestione partecipata del territorio" di Bomba.
“E' solo l’ultima di una lunga serie di bocciature che certificano la totale incompatibilità dell’intervento con le condizioni ambientali del territorio”, spiega Augusto De Sanctis, segretario del Forum.
Il quale ricorda che il Forum già nel 2024, assieme alla Stazione Ornitologica Abruzzese, aveva presentato osservazioni puntuali al progetto, evidenziando la violazione delle misure di conservazione previste per il Sito di Interesse Comunitario (Sic) delle Gole di Pennadomo, approvate dalla stessa Regione nel 2017.
Il timore ora è che il progetto possa proseguire a livello nazionale. “Chiediamo al ministero dell’Ambiente di porre la parola fine a questa vicenda che si trascina da anni e ha già ricevuto molteplici stop”, conclude De Sanctis. “Serve un atto chiaro e definitivo all’interno della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale nazionale”. 15 lug. 2025
SERENA GIANNICO
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