Laboratori Gran Sasso. Avviato iter per rimozione 2.300 tonnellate sostanze pericolose

I Laboratori nazionali di Fisica nucleare del Gran Sasso hanno depositato, ieri, in Regione i documenti per richiedere la Valutazione di incidenza ambientale (Vinca) per l'allontanamento di 2.300 tonnellate di sostanze pericolose stoccate nella montagna per gli esperimenti LVD (1.040 tonnellate di acqua ragia ossia nafta pesante idrogenata) e Borexino (1.250 tonnellate di trimetilbenzene, cioè pseudocumene).

"Dopo anni di lotte e di denunce del comitato "Mobilitazione per l'Acqua del Gran Sasso", che aveva dimostrato l'irregolarità del deposito delle sostanze nel cuore del massiccio montuoso - dice Augusto De Sanctis, rappresentante del comitato -  si avvia ufficialmente l'iter per rimuovere gli idrocarburi per i due esperimenti. Il Testo unico dell'Ambiente, in particolare l'articolo 94, e leggi previgenti, da decenni hanno introdotto l'esplicito divieto di stoccaggio di sostanze pericolose vicino ai punti di approvvigionamento idro-potabile, disponendone l'allontanamento qualora presenti".

Il rischio derivante da eventuali incidenti per uno degli acquiferi più importanti d'Europa, che disseta 700.000 cittadini delle province di Teramo, L'Aquila e Pescara, è elevatissimo, come ormai ammesso anche dalle Prefetture nel Piano di emergenza esterno, redatto dopo anni di omissioni nonostante i Laboratori, proprio per la presenza di queste sostanze, fossero classificati ufficialmente come "impianto a rischio di incidente rilevante" dalla direttiva Seveso. Nel 2002 un incidente nell'esperimento Borexino comportò la dispersione di decine di litri di trimetilbenzene con conseguente sequestro parziale dei laboratori da parte della magistratura. Una nuova inchiesta della Procura di Teramo ha accertato, attraverso una perizia tecnica, la sussistenza ancora oggi di gravi rischi.

"Mobilitazione per l'acqua del Gran Sasso" assicura, in una nota, che esaminerà i documenti vista la delicatezza delle operazioni di trasferimento del materiale che devono svolgersi in assoluta sicurezza e presenterà eventualmente osservazioni. Ovviamente - dice - chiediamo al comitato Via della Regione di completare l'iter burocratico nel più breve tempo possibile così da far partire i lavori effettivamente entro settembre 2020. In tal modo potranno concludersi entro dicembre 2020, almeno per la fase di allontanamento delle sostanze; altre operazioni su Borexino continueranno fino al 2022 e vi è anche una possibilità, citata nelle carte, di non eliminare tutta la struttura dell'apparato sperimentale per riutilizzarla. Ulteriori ritardi - dice il comitato - non sarebbero tollerabili anche perché la stessa Regione aveva sollecitato i laboratori una prima volta a maggio 2019 e una seconda volta a settembre 2019 affinché depositassero i documenti celermente". L'affidamento della progettazione del decommissioning da parte dell'Infn è avvenuta a fine 2018.

"Manifestazioni, sit-in, esposti, incontri di associazioni e cittadini stanno dando i primi frutti - sottolinea ancora il comitato -. L'allontanamento delle migliaia di tonnellate di sostanze pericolose è un fatto imprescindibile se si vuole fal "sistema Gran Sasso". Le attività scientifiche, seppur importanti, non possono entrare in conflitto con i diritti fondamentali come quello dell'accesso all'acqua

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