Acqua Gran Sasso. 'Un anno dall'ultimo incidente, ma non risolti problemi di sicurezza'
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Un gesto provocatorio, un dolce... con i colori dell'acqua e con su disegnate le cime del Gran Sasso. Questa mattina, nella sede del Wwf Teramo, l’Osservatorio indipendente sull’Acqua del Gran Sasso ha "festeggiato" con una torta con sopra una candelina il primo anno trascorso dall’8 maggio 2017 quando, a seguito di un tuttora misterioso incidente, fu vietato in gran parte della provincia di Teramo il consumo di acqua proveniente dalla falda del Gran Sasso. Nell'acqua fu trovato toluene, come nel 2012 il trimetilbenzene. E' successo un anno fa, ma su quanto accaduto non è stata fatta luce. Lanciato il 10 maggio 2017 da Wwf, Legambiente, Arci e Mountain Wilderness, l’Osservatorio si allargò poi a ProNatura, Cittadinanzattiva, Gadit, Fiab, Cai, Italia Nostra e Fai, e nasceva con tre obiettivi: verificare cosa fosse successo tra l’8 e il 9 maggio (e nei giorni immediatamente precedenti); avviare un confronto con gli enti competenti per comprendere cosa non funzionasse nel sistema di approvvigionamento idrico dal Gran Sasso; comprendere quali fossero i programmi per la messa in sicurezza definitiva delle acque del Gran Sasso. 

 
Per far ciò l'anno scorso l’Osservatorio ha organizzato due incontri pubblici in cui i cittadini, per la prima volta, si sono potuti confrontare con tutti i soggetti coinvolti nella gestione e nel controllo dell’acquifero del Gran Sasso: Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Strada dei Parchi, Ruzzo Reti SpA, Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Regione Abruzzo, Arta, Asl Teramo. Poi ci sono stati una escursione-manifestazione nei luoghi del Gran Sasso da dove parte la distribuzione di acqua e una manifestazione per l’"Acqua trasparente" a Teramo l’11 novembre 2017 con la partecipazione di 4.000 persone, aperta dai gonfaloni di quasi tutti i Comuni del territorio. Si sono inoltre succedute innumerevoli richieste di accesso agli atti, di incontri e confronto ai competenti enti locali e nazionali per chiedere informazioni e trasparenza; e ancora banchetti, volantinaggi, articoli, interviste, documenti, lettere... "I risultati di questo anno di impegno - viene fatto presente in una nota dell'Osservatorio - non sono certo esaltanti. Non si è ancora giunti ad una ricostruzione di quanto è accaduto tra l’8 e il 9 maggio. Cosa causò la situazione che portò Asl, Arta e Ruzzo Reti SpA, ognuna per le proprie competenze, a vietare il consumo di acqua proveniente dal Gran Sasso non è stato ancora reso noto. In attesa delle risultanze delle indagini della magistratura, nessun risultato sembra essere scaturito dalle verifiche interne agli organi di gestione e controllo dell’acquifero (se mai siano stati effettivamente svolte). Non è stato possibile instaurare un confronto reale con gli enti competenti perché ci si è trovati di fronte ad un vero e proprio muro di gomma. La Regione Abruzzo ha vietato all’Osservatorio di prendere parte come auditore alla 'Commissione tecnica per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso'. La Regione ha adottato la strategia di negare partecipazione e trasparenza, vietando alla associazioni che compongono l’Osservatorio, tutte associazioni nazionali individuate dalla legge italiana quali portatrici di interessi diffusi riconosciuti dalla Costituzione, di partecipare ai lavori della Commissione”. 
 
"Nessun progetto di messa in sicurezza definitiva dell’acquifero del Gran Sasso, che rifornisce oltre 700.000 abruzzesi - viene ancora fatto presente - è stato individuato. Si continua a brancolare nel buio con idee estemporanee che si leggono ogni tanto sulla stampa per qualche fuga di notizie e che vengono poi subito smentite. Da più di un anno si mandano a scarico circa 110 litri di acqua al secondo che vengono presi dalle fonti di captazione a più stretto contatto con i Laboratori. Si è appurato che il rischio di interferenza con l’acquifero da parte dei Laboratori dell’Infn e delle gallerie autostradali è talmente grave da richiedere interventi che dovrebbero modificare totalmente il sistema di captazione esistente, nonostante gli oltre 82 milioni di euro già spesi per i lavori svolti durante la gestione commissariale Balducci. Non vi è alcun progetto di allontanare le migliaia di tonnellate di sostanze pericolose (nafta pesante, trimetilbenzene, ecc.) stoccate all’interno dei Laboratori. E' ancora impossibile per il semplice cittadino conoscere tempestivamente i dati sulla qualità dell’acqua che arriva al suo rubinetto, non essendo stato messo a punto, come invece richiesto fin da subito dall’Osservatorio, un sito web dove riportare tutti i dati sulle analisi effettuate dai vari enti e organismi di controllo. Va registrata la totale assenza della politica. Il tema sembra non appassionare né amministratori locali, né consiglieri regionali e neppure deputati o senatori. Al di là di qualche eccezione, il silenzio sul tema da parte del mondo politico, se si esclude la prima fase a ridosso dell’incidente in cui nessuno ha fatto mancare una dichiarazione ad effetto (magari anche totalmente infondata o irrealizzabile), è stato pressoché totale". 
 
Qualche passo avanti però è stato fatto. "Finalmente - sottolinea L'Osservatorio - è stato messo a punto un protocollo per la gestione delle informazioni relative agli interventi che i Laboratori di Fisica Nucleare e la Strada dei Parchi svolgono a contatto con l’acquifero. Questo, in realtà, è un risultato positivo solo parziale. In primo luogo perché è incredibile che per ottenerlo sia stato necessario attendere il 2017 quando il problema delle interferenze tra autostrada e laboratori con l’acquifero era stato denunciato dalle associazioni ambientaliste più di vent’anni fa. In secondo luogo perché il Protocollo, appena sottoscritto, fu clamorosamente disatteso in occasione delle prove di trasporto di materiale radioattivo per l’esperimento Sox. L’Arta, pur lamentando carenze di organico, ha dichiarato un aumento dei controlli (4.000 negli ultimi 6 mesi) e la Ruzzo Reti SpA, seppure in ritardo rispetto a quanto ipotizzato, ha messo in campo “Early warning”, un sistema che entrerà a regime tra sei mesi e che dovrebbe essere in grado di misurare una serie di parametri (idrocarburi, sostanze volatili, Toc, torbidità, conducibilità, ph, redox, temperatura, ecc.) garantendo il controllo in tempo reale e da remoto della qualità delle acque. E' stato anche acquistato un gascromatografo di massa che servirà in particolare a rilevare le sostanze aeree. Ovviamente si tratta di misure importanti per la tranquillità della distribuzione, ma che non risolvono la problematica della sicurezza intrinseca del sistema poiché intervengono solo a valle del sorgere di un eventuale problema. Peraltro il tutto avrà un costo notevole, circa 700.000 euro, che non dovrebbe essere sostenuto dai cittadini tramite le bollette dell’acqua". 
08 maggio 2018
 
Nelle foto la torta e alcuni componenti dell'Osservatorio. Cliccare su immagini per ingrandire
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