di Marco Tabellione  

Mistero, bellezza e profondità, vissuti come se nella bellezza dell’universo si potesse trovare il segreto stesso dell’esistenza. E' ciò che caratterizza la poesia di Grazia di Lisio e il suo ultimo libro, "Quasi sottili lampi" (edizioni Nuovo Mondo) dove la poesia diventa il pretesto per un viaggio oltre l'umano, verso il cosmo, alla ricerca del luogo​ dove il cosmo si fa luce, un viaggio per giungere forse a capire quale parte di questa luce tocca all'uomo. E infatti il viaggio della poetessa teramana, di origini sarde, se in un primo momento sembra prediligere la fuga oltre l’umano in un secondo momento riesce a rientrare nell’uomo. Per cui sorprendente nei versi non è tanto la proiezione cosmica, quanto il fatto che alla fine di questo viaggio, oltre, al di là dell'uomo, Grazia di Lisio ritrova di nuovo l'uomo. Così la grande domanda che sta sotto ogni verso della poetessa di Teramo trova alfine la sua risposta. Il senso, il fine, “la fine” come la chiama l’autrice in un gioco di parola che domina una delle poesie, si scopre in conclusione essere l'uomo stesso.

Spesso in questi versi il senso ​del mistero​ si cristallizza in piccole visioni oggettive che solo a tratti la poetessa personalizza, e ricordiamo con piacere l'esclamazione quasi inevitabile “Oh la bellezza” che domina la fine di uno dei brani. Sicuramente il simbolo più affascinante di questo intenso rapporto con il mistero dell’esistenza è nell’ “andare arcano della luna”, che la poetessa sottolinea in una lirica e offre forse l’immagine più appropriata non solo per la particolare visione che Grazia di Lisio dimostra, ma in realtà per tutta la sua delicata poesia. Poesia che poi, come in precedenti libri, si concentra sulla misura breve dell’haiku, genere che da qualche tempo Di Lisio ha cominciato a sperimentare.
Negli haiku si conserva questa morbida percezione del reale che abbiamo sottolineato, tuttavia le immagini si sfibrano, perdono un po’ di unicità, di individualità, a causa del carattere ripetitivo del genere scelto. E’ un po’ forse il limite della peraltro superba vena poetica di Grazia di Lisio, che trova forse la sua espressione migliore non tanto negli haiku, ma nelle poesie isolate, poesie dove l’originalità dell’immagine e dell’ispirazione, l’autonomia e l’unicità della forma danno vita a liriche uniche, di suprema fattura. Quello che è certo è che la poetessa raggiunge i suoi risultati migliori quando l'osservazione della realtà, sempre tradotta in immagini simboliche, riesce a dare vita a vaste proiezioni di senso, e ciò accade dove maggiormente riesce l'opera di identificazione della poetessa con la terra e le cose naturali di cui la sua poesia si fa espressione. Perché è proprio questa identificazione che consente all'autrice di ergersi al di là della superficie e cogliere il segreto contatto tra le cose dell'universo. Questo proiettarsi nelle cose diventa alla fine assoluto e produce il definitivo superamento di sé. 08 agosto ‘18


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