Coronavirus. Il dramma del Covid negli ospedali nella poesia 'Sfiatète' di un medico di Ortona

Versi per i malati di Covid-19. L'ha scritta Luca Di Tizio,  medico ortonese,  anestesista e rianimatore all’ospedale clinicizzato Santissima Annunziata di Chieti, che ieri mattina, nel corso di una cerimonia all’ospedale di Chieti, ha ricevuto un riconoscimento speciale dall’associazione culturale “22 aprile” di Cepagatti (Pe), in occasione della Giornata mondiale della poesia.

A premiare il dottore, alla presenza del primario del reparto di Rianimazione del Santissima Annunziata, Salvatore Maggiore, è stato il primo cittadino di Ortona, Leo Castiglione. "E’ con il cuore che Luca ha esternato tutta la sensibilità, la solidarietà, la forza  ed umiltà, attraverso il linguaggio del "dialetto lingua delle emozioni", come lui stesso la definisce, verso i malati Covid attaccati ad un respiratore. Uomini e donne sofferenti, lontani dalle carezze dei familairi, ma accuditi amorevolmente con coraggio e progessionalità da operatori sanitari che vedono i pazienti morire". La poesia "Sfiatète" è nata il 14 gennaio 2021.

Questa la menzione speciale  dell’associazione “22 aprile” al componimento: "Da oltre un anno siamo costretti a vivere con la paura, distanti, isolati, chiusi nei nostri mondi, che senza l’incontro con l’altro, ci paiono piccolissimi, spenti. Pare il contrario della vita questo stato, eppure è il serbatoio della vita. Resistere nel rispetto delle regole per tornare a vivere. Questo tempo della perdita, della mancanza, dell’isolamento, - si legge nella motivazione del premio - ha bisogno della poesia e l’Associazione vuole raccontare una storia speciale. La poesia ci riporta al centro del nostro tempo e riesce a farlo proprio in ragione della sua forma, l’unica in grado di dire l’indicibile". 

"Il dialetto è uno strumento potentissimo per dar voce a quello che sente il cuore, nella maniera più spontanea e vera possibile – spiega l'autore -. Questo componimento nasce così, per fare uscire fuori le emozioni più intense e forti che, da un anno a questa parte, il mio cuore, come quello di molti altri medici e infermieri, è chiamato a provare quotidianamente. La poesia descrive un particolare momento della nostra attività, quando noi rianimatori siamo chiamati in ospedale ad intubare pazienti, affetti da questa terribile polmonite, che purtroppo non riescono a respirare spontaneamente in maniera adeguata. Il momento è drammaticamente intenso per il malato che spesso, prima di essere addormentato per l’intubazione, avverte i suoi cari e li saluta, magari con una videochiamata. Noi medici e infermieri ci troviamo lì, in quell’attimo così commovente e, per rimanere freddi, cerchiamo di mantenere un distacco, quasi a sperare che si debba intervenire d’urgenza, senza dover dare spiegazioni. Invece il più delle volte non è così. Questa terribile malattia ti lascia perfettamente lucido, anche quando non ce la fai più. E così devi spiegare, cercare di tranquillizzare, dare parole di conforto e speranza. Nel tuo cuore però c’è tristezza e preoccupazione. Sai bene che la situazione è molto grave e non sei sicuro che riuscirai a far tornare a casa questa persona. E allora, il distacco iniziale, volto a farti vivere la situazione nella maniera meno emotiva possibile, viene meno. Il dolore, la paura, la preoccupazione che il paziente vive in quel momento, diventa un tuo sentimento". 22 mar. 2021

Linda Caravaggio

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