Norimberga: era originario di Torino di Sangro il fotografo che immortalò il processo ai vertici del Terzo Reich
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A ottant’anni da uno degli eventi che hanno segnato in modo irreversibile il Novecento, ecco un nome riemergere dall’oblio e restituire all’Abruzzo un ruolo inatteso.

In concomitanza con l’uscita nelle sale cinematografiche di "Norimberga", il film di James Vanderbilt da oggi, 18 dicembre, al cinema, si accende il faro su una figura chiave di quel momento: Ray D’Addario, il fotografo che con il suo obiettivo divenne l’occhio del mondo durante il Processo di Norimberga.

Ciò che oggi viene finalmente alla luce è un dettaglio tutt’altro che marginale: D’Addario era figlio di Vincenzo (divenuto Vincent  negli Usa) D’Addario, nato nel 1881 a Torino di Sangro, nel Chietino, figlio di Filomeno D'Addario e Loreta Mucci. Un legame che non rappresenta una semplice curiosità genealogica, ma un vero e proprio atto di giustizia storica verso un professionista che ha contribuito in modo decisivo alla costruzione della memoria visiva della giustizia internazionale.

Ray D’Addario non fu un semplice testimone. Fu, piuttosto, un architetto della memoria collettiva. A lui si devono migliaia di fotografie — in bianco e nero e a colori — che documentano ogni fase del processo intentato ai vertici del Terzo Reich: i volti dei gerarchi nazisti, gli sguardi bassi degli imputati, la solennità dell’aula, ma anche le immagini scattate nelle celle del carcere, laddove la Storia si confrontava con la responsabilità dei massacri avvenuti. Scatti che ancora oggi abitano libri di storia, archivi internazionali e produzioni cinematografiche e televisive, definendo per l’umanità intera il confine tra il bene e il male.

Il suo lavoro, composto da migliaia di negativi, è oggi un patrimonio universale. Eppure, parla anche una lingua intima e familiare: quella di una famiglia abruzzese che, come molte altre, attraversò l’oceano in cerca di futuro.

Alla luce di ciò, il sindaco di Torino di Sangro (Ch), Nino Di Fonso, ha annunciato l’avvio di una meticolosa ricerca anagrafica per ricostruire ufficialmente i legami familiari del fotografo e rintracciare i suoi discendenti, con l’obiettivo di celebrarne la figura nel paese d’origine.

Il processo di Norimberga (1945-1946) rappresentò il primo grande tribunale internazionale chiamato a giudicare i crimini di guerra, contro l’umanità e contro la pace commessi da 21 capi nazisti. Il diritto internazionale affermò il principio della responsabilità penale individuale, ponendo le basi del moderno sistema giuridico sovranazionale. In questo contesto, il ruolo delle immagini fu cruciale: la fotografia divenne strumento di prova, memoria e monito.

L’Abruzzo si riappropria così di un suo figlio illustre. Un gigante della fotografia che ha consegnato alle generazioni future una lezione eterna. 18 dic. 2025

LINDA CARAVAGGIO

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