I ragazzi del Teatro Studio di Lanciano e di Vasto al Premio Gerione con Aristofane e Antigone
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Le due scuole del Teatro Studio Lanciano e Teatro Studio Vasto, dirette da Rossella Gesini (vedi foto), hanno preso parte alla 16esima Rassegna/Premio internazionale di Teatro educativo e sociale "Il Gerione" di Salerno.

Protagonisti i ragazzi di Vasto e Lanciano, che hanno registrato due video degli spettacoli, "Donne al Parlamento" di Aristofane del Teatro Studio Vasto, e "Antigone" di Jean Anouilh del Teatro Studio Lanciano, andati in onda sul sito ilgerione.net.  Alla fine delle proiezioni i ragazzi si sono collegati in diretta con il Premio per raccontare e commentare l’esperienza di spettacolo fatta ai tempi del Covid.

La tematica del Premio quest’anno è stata "Memorie future", apparentemente un ossimoro, che si spiega meglio grazie al sottotitolo: "Ricordare ieri, vivere oggi, costruire domani". La rassegna "Il Gerione" è parte integrante del progetto "Una storia diversa" sostenuto dal Bando Memoria Europea – Europa per i cittadini, di cui Teatro dei Dioscuri (organizzatore del Premio) fa parte insieme ai partner della Lettonia, Lituania e Romania. 

Antigone.  Anouilh rielabora la tragedia sofoclea e crea un atto unico in prosa rivolto con lo sguardo verso il doloroso momento storico in cui si trova a vivere. Il testo, infatti, è scritto nel 1942 a Parigi, quando la capitale francese, sotto il governo di Vichy, subisce l’assedio nazista. La tragedia narra di Antigone, un’eroina che sceglie la morte, scagliandosi contro il dispotismo del re Creonte (pronto a schiacciarne ideali e sentimenti) e contro la sua ingiusta imposizione di non seppellire il fratello Polinice (morto nello scontro fratricida con Eteocle). Messa in scena per la prima volta nel 1944 a Parigi per la regia di André Barsacq, la pièce fu un insuccesso e suscitò un dibattito tra chi vi leggeva una difesa dell’ordine costituito e chi, al contrario, vi intravedeva un messaggio di ribellione.

Aristofane invece gioca con una comicità feroce, interrogando i rapporti di potere. Da tempo, la situazione politica ad Atene è degenerata. Le donne, guidate da Prassagora, decidono quindi di sostituirsi agli uomini nella gestione del potere. Esse, in quanto madri, saranno capaci di garantire la pace; eppoi, essendo già amministratici e tesoriere nelle loro case, sapranno certamente ben utilizzare il denaro pubblico, evitando sprechi. Così, con un pacifico colpo di stato, entrano di notte nel Parlamento (Ecclesia) travestite da uomini, si siedono ai loro posti e poi votano e deliberano. Agli uomini non rimane che prenderne atto. Il nuovo governo è improntato al più schietto comunismo platonico: tutto dovrà essere di tutti, dal denaro alla terra, alle donne, ai figli. In tal modo, non ci saranno più debitori e creditori, ladri e derubati, adulteri e tradimenti. In più, per evitare discriminazioni fra donne belle e donne brutte, si prescrive che nessun uomo potrà unirsi a una ragazza se prima non avrà offerto i propri favori amorosi anche a una donna vecchia e brutta. Quest’ultima delibera crea una situazione assurda e paradossale. Un giovane diviene infatti oggetto delle vogliose attenzioni di tre megere, l’una più decrepita e repellente dell’altra. Tutte e tre esigono da lui l’applicazione della legge prima che egli vada all’appuntamento con la sua fidanzata. Durante lo svolgimento di queste scene, viene anche organizzato un festoso banchetto comune che conclude la commedia.  16 mag. 2021

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