
Un brano ruvido e graffiante, che si schiera dichiaratamente contro le atrocità commesse a Gaza. Con “Genocidio” (Artisti Online), il musicista abruzzese Marco D’Angelo ha deciso di smettere di fare del semplice intrattenimento per iniziare a fare male, a disturbare.
La canzone, pubblicata il 16 gennaio scorso nasce sostanzialmente da questo: una forte presa di posizione, in primis per quello che da oltre due anni si è gravemente accentuato a Gaza, ma che va avanti da decenni, in secondo luogo come denuncia universale contro ogni forma di soprusi e uccisioni programmatiche consumate nel silenzio generale delle istituzioni. Un vero atto di accusa verso un sistema che osserva, commenta, ma poi concretamente tace. E' qui che “Genocidio” smette di essere solo una canzone e diventa una chiamata alla responsabilità per tutte quelle persone che, nella comodità delle loro case e dei palazzi istituzionali, non hanno il coraggio di schierarsi per difendere chi non ha più nulla e sistematicamente ha perso tutto ciò che rende una vita degna di essere vissuta.
Genocidio infatti è un termine non usato a caso in questo brano in quanto, è bene ricordarlo, sulla legittimità di questo termine, usato per descrivere la situazione a Gaza, si è dibattuto molto e si dibatte ancora. D’Angelo, coraggiosamente, intitola il suo brano usando proprio questo termine, cosa non facile con il clima attuale e le varie correnti di pensiero che ad oggi sconquassano il mondo.
Sul piano musicale, il brano si muove all’interno di un rock teso, essenziale e dalle sonorità anni ‘90. Le chitarre elettriche costruiscono un muro sonoro compatto, sostenuto da una ritmica incalzante, con accordi che creano un’atmosfera cupa, soffocante e coerente con il racconto. Decisivo il contributo di William Stravato, chitarrista e musicista che firma l’arrangiamento dando al brano profondità, dinamica e una tensione costante, senza mai snaturarne l’urgenza espressiva. La voce di Marco D’Angelo è infatti ruvida, diretta e spinge tutto sull’indignazione che vuole trasmettere, in perfetta coerenza con il messaggio del testo.
L’uscita del brano cade inoltre nello stesso mese dell’anno nel quale si ricorda uno dei più grandi genocidi commessi nella storia dell’umanità: l’Olocausto. Durante questo genocidio infatti il mondo non sapeva, o sapeva solo parzialmente, dell’uccisione, ad opera di nazisti e fascisti, di quasi 17 milioni di persone tra ebrei, polacchi, ucraini, bielorussi, prigionieri di guerra sovietici, avversari politici dei regimi, serbi, sloveni, rom, omosessuali, disabili, testimoni di Geova e molti afro-europei. Oggi invece purtroppo, come recita la canzone nella sua frase più emblematica, “Tutto il mondo lo sapeva, tutto il mondo lo vedeva, ma nessuno li fermava”.
Il rock torna così alla sua funzione originaria di strumento di denuncia e consapevolezza, capace di scuotere le coscienze e rompere l’indifferenza. Il singolo è in rotazione radiofonica e disponibile su tutte le piattaforme digitali, ed è acquistabile su Bandcamp al seguente link: https://artistionline.bandcamp.com/track/genocidio. 29 gen. 2026
MARIANO PELLICCIARO
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