Ecco il discorso del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, all'inaugurazione, ieri, di L'Aquila Capitale italiana della Cultura:

"Sono davvero felice di trovarmi, con voi tutti, con voi tutte, qui all’Aquila: in questa amata città di antico blasone insignita nell’anno appena iniziato del titolo di Capitale della Cultura italiana. Tale riconoscimento è il meritato sigillo di una comprovata rinascita dalle macerie sempre più remote del nostro temuto e luttuoso inquilino: il costante moto della terra, culminato nel terremoto del 6 aprile 2009; e al tempo stesso è la prova concreta della scommessa vinta da una comunità operosa che ha saputo crescere come modello di partecipazione offrendo un esempio di visione collettiva, sicura di sé e aperta al mondo. Diventare Capitale della Cultura non è cosa facile: occorre uno sforzo corale, creativo e amministrativo, tale da superare la formidabile concorrenza di altre numerose città italiane. Vi assicuro che il coinvolgimento emotivo che state vivendo in questo momento, l’orgoglio di sentirvi persone speciali di un luogo speciale, è come un’onda luminosa che si propaga con una frequenza e una intensità di cui il Ministero che rappresento ha avvertito immediatamente un calore che non si esaurisce nei confini della vostra città.

Ai nostri occhi, quando viene conferito un titolo così significativo, si consacra un dato di fatto in uno stato di diritto. Perché l’Aquila è a modo suo già Capitale della Cultura italiana da tempo immemore, è la regina della nostra civiltà appenninica e trova in Rieti la sua naturale città federata per questa comune avventura.

Ma proviamo per un attimo ad alzarci in volo, a dilatare il nostro sguardo.

Guido Piovène, cantore dell’Italia viaggiata e narrata da par suo nel secolo scorso, scrisse che l’Abruzzo – cito – “ha carattere ‘cantonale’; deve essere veduto, ricercato di valle in valle, in cento piccole capitali dei monti”.

Ecco, tra l’intuizione dello scrittore vicentino e la formula “Un territorio, mille capitali”, scelta per compendiare l’ampio programma con cui L’Aquila inaugura il suo intenso anno da Capitale Italiana della Cultura, la sintonia è completa. In entrambi i casi l’attenzione si appunta infatti su quella peculiare identità, diffusa e plurale, connaturata all’Abruzzo.

Una realtà che L’Aquila, come capoluogo di Regione, sa esprimere e valorizzare con naturalezza, rammentandoci il contributo fondamentale delle città di medie dimensioni, segnacolo della mite nobiltà che anima la fisionomia della nostra Nazione.

L’Aquila è una giovane, verdeggiante depositaria delle ancestrali memorie dei primi e ramificati insediamenti centro-italici e preromani che qui trovarono il loro assestamento urbano durante il Medioevo in una federazione tra la rete sparsa di piccoli centri circostanti.

Un laboratorio di cooperazione sociale al quale, nella sua lungimiranza, una delle figure più luminose dell’Età di Mezzo, Federico II di Svevia, volle associare il proprio nome. E vengo così a un punto che giudico di primaria importanza: il modello di civiltà aquilano rispecchia in scala l’ideale di un’Europa confederata in nome della pace romana e della prosperità globale che da essa promana. Un’Europa in cui il volto di Federico II, lo Stupor Mundi nato a Jesi da famiglia germanica, ricercatore di una sapienza che da Occidente a Oriente può unire i popoli nel rifiuto d’ogni vacuo egoismo bellicoso. Ebbene, che cosa c’è di più attuale, di più urgente e necessario rispetto a questo insegnamento che abbiamo davanti ai nostri occhi di Italiani ammaestrati dalla nostra Carta fondamentale, così come dai progenitori della nostra comunità di destino euro-africana?

E con ciò torno alla felice coerenza dello spirito che alimenterà gli oltre 300 eventi di questa speciale stagione aquilana sul grande palcoscenico della cultura nazionale. Un’occasione per proiettare una rinnovata coscienza sociale, morale perfino, sulla Provincia, sull’Abruzzo intero e via così per cerchi concentrici sempre più ampi.

In varie occasioni, da ultimo come presidente del MAXXI-Roma e del MAXXI-L’Aquila, ho testimoniato la vicinanza personale a questi luoghi del mio cuore; e successivamente, come titolare del Ministero che rappresento, ho voluto confermare la nostra cura assidua verso le esigenze materiali e immateriali delle comunità radicate nel così detto “Cratere” sismico.

Ebbene – concludo – la soddisfazione di condividere con voi questo momento di gioia ha un valore impareggiabile che commuove, e cioè che ci “muove insieme” oltre ogni linea di faglia, e che ci conferma nella fierezza della nostra libertà responsabile posta al servizio della Repubblica.

A tutti voi, a tutte voi, rivolgo il mio auspicio affinché, L’Aquila confermi la propria vocazione a essere un luogo eminente di rigenerazione culturale, a esprimere il senso profondo del nostro esistere nella nostra missione pubblica e nella nostra Concordia privata, con l’emozione genuina per una bellezza quotidiana che può e deve renderci sempre più vivi e consapevoli. Proprio come voi, meravigliose genti aquilane". 18 genn. 2025

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