
Il discorso del sindaco, Pierluigi Biondi, ieri, alla cerimonia di inaugurazione di L'Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.
"La rinascita dell’Aquila è preghiera, “respiro della fede”, consolazione, forza rigeneratrice, speranza, progettazione del futuro pensando alle giovani generazioni.
“Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro”, è questo l’incitamento che Lei, Signor Presidente, ha rivolto ai giovani nel discorso di fine anno, raccomandando loro di non rassegnarsi se qualcuno li giudica senza conoscerli.
Per conoscere i giovani - tra i protagonisti della nostra rinascita con la loro voglia di esserci e di crederci, tanto da tornare all’Aquila per studiare, lavorare, mettere su famiglia - bisogna accostarsi al loro mondo, fatto non solo di telefonini e di social, ma anche di sentimenti, ferite, sogni.
Un mondo che, dopo il cenone di mezzanotte e i festeggiamenti di fine anno, li ha tenuti svegli per il gran finale di Stranger Things, lanciato in piattaforma alle 2 di notte del nuovo anno, mandando in tilt il sistema.
La saga dei ragazzi di Hawkins, ai quali “l’infanzia è stata rubata”, proprio come agli adolescenti del cratere del 2009, si conclude con un passaggio di testimone ai più piccoli ma, soprattutto, con quel “Io ci credo” dei protagonisti, diventati ormai giovani donne e uomini, che è un vero e proprio inno alla speranza.
Quella speranza che ci ha guidato in questi anni, che ha fatto dire ad ognuno di noi “Io ci credo”, rendendoci più consapevoli, forti e determinati dalla scelta che abbiamo condiviso e resa possibile con i nostri concittadini, cioè mettere al centro della rinascita la cultura.
Rinascita che è autenticità, è bellezza che commuove, perché preserva la memoria e favorisce lo sviluppo.
La cultura che ti fa guardare oltre i pregiudizi, ti guida verso altri mondi, dà sostanza alle idee, rende curiosi, favorisce la genialità e genera quei sogni che renderanno possibili i grandi progetti.
La nostra rinascita vuole essere anche un modello possibile di riferimento, di studio per il rilancio dell’Appennino e delle aree interne messe a dura prova dal terremoto, attraverso il coinvolgimento di Rieti nel progetto di Capitale italiana della cultura 2026, valorizzando così i legami storici e le radici comuni tra le regioni del Centro Italia.
La storia di questo primo scorcio di secolo dell’Aquila, infatti, ci racconta di come la cultura possa essere concime per la rifioritura di un popolo, di un territorio che subisce una devastazione che si chiami terremoto o, peggio ancora, guerra.
“L’arte è un fiore selvaggio, ama la libertà”, ammonisce Ignazio Silone indicandoci che dove c’è guerra non c’è cultura.
L’Europa è tornata ad essere “il posto della guerra”, evidenziando la crescente, e mai sopita, ostilità verso l’Occidente democratico e i principi e le regole su cui si fonda.
A ridimensionare la crudeltà della guerra ci viene in soccorso proprio la cultura, che ci invita a rileggere il romanzo storico per eccellenza, “Guerra e Pace” di Lev Tolstoj.
A chi sostiene che la storia non insegna - lasciando sullo sfondo del suo epico racconto il fragore della battaglia - il grande scrittore russo contrappone la vita, la quotidianità, fatta di gesti antichi tramandati nei secoli, commuovendoci con il racconto dell’amore e la ricerca di un luogo dove far abitare il proprio cuore.
L’Aquila, con il suo territorio, vanta una storia di avanguardia culturale importante, che prende le mosse nel dopoguerra per consolidarsi nei primi anni Sessanta, grazie a dei sognatori, che Buccio di Ranallo avrebbe chiamato a pieno titolo “li boni homini de Aquila”.
Essere Capitale italiana della cultura 2026, rappresenta un riconoscimento alla nostra storia e alla nostra volontà di credere ostinatamente nella cultura, tanto che in questi ultimi anni è tornata a essere la pietra d’angolo del nostro territorio.
Abbiamo fatto della cultura l’ispiratrice di ogni scelta, lo sguardo nuovo di una visione che desse il giusto valore e la giusta prospettiva all’arte, alla conoscenza, alla ricerca, alle nuove tecnologie.
Siamo consapevoli che l’ordine mondiale è condizionato anche da quel quinto potere rappresentato dalle Big Tech e che, come Europa, dobbiamo operare una sorta di salto quantico per essere protagonisti del cambiamento.
Leonardo Sinisgalli, l’ingegnere poeta, nella prima metà del Novecento, con il progetto editoriale di “Civiltà delle macchine”, dava voce al racconto della modernità, ponendo la pressante questione del rapporto tra cultura umanistica e cultura scientifica.
Oggi che le macchine tradizionali sono pezzi da museo, scalzate dal genio digitale che minaccia la dimensione umana, l’approccio umanistico di Sinisgalli rispetto alla cultura scientifica torna di urgente attualità e con esso la necessità di un confronto non più rinviabile.
Il messaggio che L’Aquila Capitale italiana della cultura 2026 vuole condividere è che la luce dell’arte, la bellezza della conoscenza, l’indispensabilità del sapere, l’efficacia delle nuove scoperte, l’umanizzazione della tecnologia, conducano il mondo verso un nuovo Rinascimento di pace e prosperità". 18 genn. 2026
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