
di Gian Luca Bellisario *
L’ex Istituto Gesù Bambino per Lanciano (Ch) rappresenta un pezzo di storia educativa, religiosa e civile, un luogo nel quale per decenni sono passati bambini, famiglie, suore, insegnanti, attività scolastiche, recite, incontri e vita di comunità. Deciderne il futuro significa anche scegliere quale idea di città vogliamo consegnare ai ragazzi, alle famiglie e alle generazioni che verranno.
La richiesta di trasparenza, il richiamo alla tutela, la preoccupazione per eventuali destinazioni commerciali e il tema dei costi di acquisto, sicurezza, agibilità e ristrutturazione sono elementi reali, che nessuno può liquidare con leggerezza e proprio per questo occorre una scelta pubblica, alta, lungimirante, capace di tenere insieme memoria, utilità sociale e qualità urbana.
La mia proposta è semplice e, credo, coerente con la storia stessa dell’immobile: l’ex Gesù Bambino dovrebbe diventare un polo scolastico pubblico, moderno, sicuro, strutturato e aperto alla città.
Lo suggeriscono la destinazione originaria, la disposizione interna, la presenza di molte stanze, gli spazi esterni e il teatro, che potrebbe diventare una risorsa preziosa per attività espressive, musicali, culturali e inclusive. Una riconversione prioritariamente scolastica non cancellerebbe l’identità del luogo ma, al contrario, la accompagnerebbe verso una nuova stagione e riconoscerebbe continuità pubblica a ciò che quel complesso ha rappresentato per Lanciano.
In una fase in cui gli Enti Locali sono comunque chiamati a interrogarsi sulla sicurezza, sull’agibilità e sulla qualità degli edifici scolastici (e Lanciano ne sa qualcosa) sarebbe opportuno valutare seriamente se una parte delle energie amministrative e finanziarie non possa essere orientata verso un progetto organico. Gli studenti hanno bisogno di ambienti dignitosi, sicuri, luminosi, flessibili, capaci di accogliere la complessità dei ragazzi di oggi e di sostenere una didattica più viva.
La collocazione dell’ex Gesù Bambino, vicina ad altri plessi, potrebbe inoltre favorire una vera continuità didattica. La continuità “verticale”, infatti, accompagna gli alunni nei passaggi tra i diversi gradi scolastici, evitando fratture educative inutili e quella “orizzontale” mette in relazione classi, istituti, famiglie, territorio e attività culturali nello stesso tempo della crescita. In quel luogo queste parole potrebbero finalmente uscire dai documenti scolastici e diventare esperienza quotidiana.
Le numerose stanze, inoltre, consentirebbero laboratori inclusivi, lavoro in piccoli gruppi, attività per classi aperte, percorsi per alunni con bisogni educativi speciali e spazi dedicati al teatro, alla musica, all’arte, alla lettura, all’ascolto e alla relazione. Il teatro interno, in particolare, avrebbe un valore enorme. Infatti, pedagogicamente parlando, teatro vuol dire parola, corpo, emozione, disciplina, memoria, cooperazione.
Per molti ragazzi, anche per quelli più fragili o meno riconosciuti nei percorsi tradizionali, può diventare un ambiente di espressione, appartenenza e crescita.
Credo che una scelta scolastica avrebbe anche una funzione di protezione urbana, perché sottrarrebbe l’immobile al rischio di trasformazioni anonime, puramente commerciali e poco rispettose della sua storia. Lanciano non ha bisogno di consumare un’altra parte della propria identità ma di trasformare un patrimonio fragile in una risorsa viva.
La scuola italiana, nel suo impianto più alto, concorre alla formazione della persona e del cittadino nel quadro dei principi della Costituzione. Questa finalità non appartiene al passato ma resta attuale ogni volta che una comunità decide di investire sui propri giovani, sui loro linguaggi, sulle loro fragilità, sulla loro intelligenza e sulla loro capacità di vivere insieme.
Per questo l’ex Gesù Bambino (LEGGI QUI CHIUSURA ISTITUTO) meriterebbe di essere restituito alla fruizione pubblica della città come polo scolastico. Sarebbe il modo più coerente per onorare ciò che quel luogo è stato e per riconsegnarlo a Lanciano non sulla base di quello che potrebbe diventare un rimpianto, ma come promessa. 01 lug. 2026
@RIPRODUZIONE VIETATA
* già psicopedagogista con nomina ministeriale