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E' morto, a Chieti, Vito Moretti, noto docente universitario, scrittore e poeta in lingua e in dialetto.
Era nato a San Vito Chietino, luogo che amava tanto e dove si rifugiava soprattutto d'estate, il 16 giugno del '49. Ha esordito meno che ventenne e ha tenuto incontri culturali e letture di poesie in Russia, in Francia, in Irlanda, in Turchia, negli Stati Uniti e in altre località, sia in Europa che in Italia. 

Nel campo della saggistica, ha pubblicato numerosi studi sulla cultura, dal Settecento al Novecento, con particolare riguardo alle aree del verismo e del decadentismo e a Gabriele D’Annunzio, di cui ha reso noto carteggi e scritti inediti. Ha promosso convegni e seminari sulla letteratura abruzzese e nazionale, con la stampa dei relativi atti, e ha curato l’edizione critica o la riproposta in volume di opere di vari autori. 
E' stato responsabile di alcune collane editoriali, sia per la scrittura saggistica che per quella creativa. Per la sua attività di poeta ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti. I suoi libri sono stati tradotti in varie lingue. Ha pubblicato con varie case editrici, da Lateza a Tabula Fati, dell'editore Marco Solfanelli, con cui collaborava da anni.
I funerali si terranno l'11 febbraio a Chieti, nella chiesa di Sant’Anna, alle 10. La camera ardente è stata allestita nell’ospedale clinicizzato di Chieti.

"Con la tua espressione sorniona che sta per aprirsi nel più affabile dei sorrisi. Grazie Vito per la strada che hai percorso insieme con noi,  per la tua amicizia fraterna, per aver condiviso con noi una parte del cammino. Continua a volerci bene, non dimenticarti di noi". E' il saluto del saggista e poeta Massimo Pamio.

"Avrai sempre quel sorriso, avrai -come hai- quell’aria assorta e vaga di quando passi lungo la via sotto casa - scrive Giuseppe Ferraro su Facebook -. Queste cose le sai, le hai, le hai date, le sappiamo. Non t’immaginerò perduto, semplicemente assente ma come lo sei nei tuoi pensieri, presente in quel tempo tuo che adesso è sempre ora. L’abbiamo conosciuta e la sappiamo bene quella nostalgia del presente immerso nel tempo, la nostalgia del mare mentre che lo guardiamo. La nostalgia è come il desiderio a ritroso, un sogno svanito e presente. Quelli di noi qui, su queste vie della nostra San Vito, sono e saranno il sogno di un desiderio che è tuo e di ognuno. Tu hai saputo dargli suono di parola".

 

Addore la terre
 
Addore la terre
che m’à fatte nasce,
ascodde lu mare
che m’à fatte cresce.
Ècchele lu paesa mé,
addó’ ogne suspire è na mijìche
che casche da lu core
e ogne sindì è na zuffelate
de ggele che te fa rèsse
mute.
 
Odoro la terra/ che mi ha fatto nascere,/ ascolto il mare/ che mi ha fatto crescere./ Eccolo il paese mio,/ dove ogni
sospiro è una briciola/ che cade dal cuore/ e ogni sentire è una soffiata/ di gelo che ti fa essere/ muto.

@RIPRODUZIONE VIETATA

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