Atessa. Giorno della memoria. Domani Liliana Segre in collegamento video con gli studenti

"Da oltre trent’anni racconto ai giovani studenti la "mia memoria" perché bisogna rompere il silenzio . Un Paese che ignora il proprio ieri non può avere un domani: ecco perché spetta a voi ( amministratori, insegnanti, genitori) il lavoro, implacabile, sulla memoria, che è la ricucitura (imperfetta) di un percorso di guarigione civile, percorso che serve a mantenere in buona salute la democrazia". 

Così la senatrice a vita Liliana Segre in una lettera al sindaco di Atessa (Ch), Giulio Borrelli che l'ha invitata nella cittadina della Val di Sangro in occasione del Giorno della memoria. "I miei primi 89 anni, uniti  ai recenti impegni istituzionali - ha risposto lei - non mi concedono più molti margini. Aggiungo che la geografia (vivendo a Milano) non aiuta. Spero mi saprà perdonare , consegni idealmente agli studenti di Atessa il più affettuoso dei saluti ed auguri , il futuro è nelle loro mani e la stella polare che li guiderà si chiama Costituzione , la base della legalità repubblicana". 

Non sarà, ad Atessa, quindi la senatrice, per le ragioni che ha illustrato, ma, grazie ad un'iniziativa promossa dal ministero della Pubblica istruzione e dall’associazione "Figli della Shoah", sarà in collegamento, in diretta, dal Teatro degli Arcimboldi di Milano, dalle 10.30, con numerose scuole italiane e, tra queste, quelle di Atessa. Gli studenti saranno dalle 9.30 all'auditorium Italia e i ragazzi dell'istituto omnicomprensivo Ciampoli-Spaventa si cimenteranno in una serie di letture. 

Liliana Segre, di origini ebraiche, ha vissuto dall'infanzia il dramma delle leggi razziali fasciste del 1938, in seguito alle quali è stata espulsa dalla scuola che frequentava. Il 10 dicembre 1943, già in un clima di terrore, ha provato, assieme al padre Aberto e a due cugini, a fuggire a Lugano, in Svizzera: i quattro sono stati però respinti dalle autorità del Paese elvetico. Il giorno dopo, è stata arrestata a Selvetta di Viggiù, in provincia di Varese, all'età di tredici anni. Dopo sei giorni in carcere, è stata trasferita a Como e poi a San Vittore a Milano, dove è rimasta per quaranta giorni.

Il 30 gennaio 1944 è stata deportata dal binario 21 della stazione di Milano Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, raggiunto dopo sette giorni di viaggio. E' stata separata dal padre, che non rivide mai più e che sarebbe morto il successivo 27 aprile. Il 18 maggio 1944 anche i suoi nonni paterni sono stati arrestati a Inverigo (provincia di Como); dopo qualche settimana anche loro sono finiti ad Auschwitz e uccisi al loro arrivo, il 30 giugno 1944.

Liliana Segre era numero di matricola 75190, tatuato sull'avambraccio. Fu messa per circa un anno ai lavori forzati presso la fabbrica di munizioni Union, che apparteneva alla Siemens. Alla fine di gennaio del 1945, dopo l'evacuazione del campo, ha affrontato la marcia della morte verso la Germania.

E' tornata libera il primo maggio 1945. E' uscita dal campo di Malchow, un sottocampo del campo di concentramento di Ravensbrück, liberato dall'Armata rossa. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni deportati ad Auschwitz, la Segre è stata tra i 25 sopravvissuti.

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Nella foto Liliana Segre col presidente Mattarella

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