Villa Santa Maria in lutto per la scomparsa dello chef Peppino Falconio. 'L'ultimo dei grandi...'
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Il paese dei cuochi piange uno dei suoi chef, Peppino Falconio, morto, questo pomeriggio, a 78 anni, in una clinica di Pescara dove era ricoverato da diversi giorni.

"Ha portato alto il nome di Villa Santa Maria nel mondo. Ha lavorato duro, ha tribolato... Ed è stato uno degli istruttori dell'Alberghiero, ha quindi avuto un ruolo fondamentale come formatore": così lo descrive il sindaco Giuseppe Finamore, anch'egli chef che ricorda quando erano "in giro per l'Italia e poi in Svizzera per i corsi di cucina". "Io ero giovane del mestiere - dice - lui già affermato".

"Purtroppo - prosegue il primo cittadino - questo è periodo davvero triste per la nostra comunità... Ci hanno lasciato anche altri storici chef, come Angelo Marchitellli e Luigi Dabbenigno... Peppino era uno dei nostri grandi cuochi, l'ultimo dei grandi". 

"Executive chef, cultore della cucina d'Abruzzo ed animatore di un processo di rivisitazione e rielaborazione di ricette tipiche della tradizione contadina italiana  in "veste gourmet"!", così lo raccontano gli esperti. Una cucina rielaborata la sua sì, ma quanto bastava per non "urtare" i mutati gusti gastronomici della nostra epoca. Una cucina fatta nel rispetto rigido della stagionalità degli alimenti e degli ingredienti, evitando di confinarla però in un "integralismo" regionalistico angusto e limitativo.

Figlio d'arte. La sua carriera inizia nel 1956 all’hotel Nuova Italia di Roma; nel 1957 passa al "Grand Hotel Imperiale" di Viareggio; nel 1958 c'è l'"Hotel Universo" di Fiuggi. E poi nel Sessanta il "Cafè de Paris", di Roma, avviato da una brigata guidata da un altro chef villese, suo padre, Francescopaolo, decano della cucina italiana moderna. Sempre nella capitale, segue l'"Hotel Vigna dei Cardinali" nel 1961.

Ha prestato servizio, nella sua lunga carriera, all'"Hotel Duca d’Aosta" al Sestriere, al "Grand Hotel Mediterraneo" di Riccione, all'"Hotel Timi Ama" di Villasimius, in Sardegna; al "Grand Hotel Mediterraneo" di Montesilvano; all'"Hotel HaiBin" di Pechino; al “Portofino Restaurant" di Phladelphia (Usa).

Docente di Tecnica delle attività alberghiere negli istituti statali di Castrovillari (Reggio Calabria);  Formia (Latina), Pescara e nella sua Villa. "E' stato amato e rispettato da intere generazioni di allievi, oggi affermati profesionisti nel mondo".

Numerose le partecipazioni a manifestazioni gastronomiche internazionali di cucina italiana: a Mosca, nell''83; a  Toronto, Canada, nel 1996; a Baltimora, Chicago, Washington (Usa, 1999 ); Helsinki in Svizzaera nel 2000. E, ancora, a Parigi, Amsterdam, Vienna Hannover, Salisburgo,  Coimbra, Lisbona, Oporto, Monaco di Baviera.

Nel 1985 è stato selezionato per la preparazione del pranzo di lavoro in occasione della visita in abruzzo  di papa Giovanni Paolo II. E' stato anche autore di libri a tema, come "Ricette per un anno", scritto assieme a Candido Calabrese.

"Peppino il meccanico", come lo avevano ribattezzato i colleghi per via della sua dinamicità, lascia la molgie Mariarita Calabrese, insegnante in pensione, e tre figili, Francesco, già sindaco di Villa Santa Maria, Stefano ed Emiliano. E proprio quest'ultimo, lo descrive, in un lungo e coinvolgente post su Facebook. 

"Il vivere con passione - afferma - è l'eredità più preziosa che ci lasci. A Francesco hai dato quella caricarsi di responsabilità... A Stefano quella di osare, di avere il coraggio di rischiare... A me quella per cucina e per la Roma di cui mi facesti innamorare perdutamente in un pomeriggio di Coppa dei Campioni, quando capii dal vivo che la passione può ribaltare qualsiasi pronostico anche se in Scozia avevi perso per due a zero. A tutti lasci la passione per gli ideali, la coerenza nel rispettarli e il piegarsi solo per raccogliere l'amico sincero che non riesce a rialzarsi. Eri vero, schietto... Ci lasci la passione per il tuo Abruzzo che hai fatto girare per il mondo... indossando le tue giacche da cuoco di cui eri orgoglioso e geloso. Ci lasci la passione per la montagna, per lo sport, per il ciclismo e per i cani. Ci lasci l'abnegazione verso la famiglia a cui hai dato tutto te stesso...  Sul lavoro eri brillante ma non simpatico, ruffiano o malleabile e questo a ristoratori e albergatori piaceva perché era garanzia di successo.... Hai vissuto come volevi tu, senza mezze misure, senza scorciatoie, a muso duro ma con un cuore immenso. E chi nasce amatriciana, non puo morire pastina in brodo... Forse un rammarico però c'è: quello di non poter permettere, ora, alle tante persone che ti hanno voluto bene di salutarti come meritavi. Questa non ci voleva, ma niente potrà cancellare quello che sei stato. Ciao Papà...". 

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