Villa Santa Maria. Dux... delle polemiche. Salvini chiede lumi. Turisti incuriositi dall'incisione

La segreteria del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha chiesto, telefonicamente, al sindaco di Villa Santa Maria, Giuseppe Finamore, i documenti, anche storici, sull'incisione "Dux" che troneggia sulla cresta rocciosa, ribattezzata "la Penna", che sovrasta il centro storico.

Una sola parola, accompagnata dal numero XXVIII; cesellata, una vita fa, da muratori e scalpellini del luogo, a 70 metri d'altezza dalla base del costone e che, da una manciata di giorni, ha messo in subbuglio il pacato centro della vallata del Sangro. La scritta, che sta lì da circa 80 anni, è riapparsa - spiega, all'infinito, il primo cittadino - dopo gli interventi di messa in sicurezza e di ripulitura della parete di roccia, attrezzata per praticare alpinismo e arrampicata, con decine di vie di risalita". E ciò è stato spiegato anche negli atti destinati al vicepremier leghista.

Ma, apriti cielo... Quel "Dux" è ora... questione nazionale. Con il rituale accapigliarsi dei partiti. Con il centrosinistra che urla allo scandalo, ricordando "la vergogna del fascismo" - vedi Pd, Anpi e Potere al popolo -, e con il centrodestra che rintuzza. Stoccate approdate anche in Parlamento. Con il deputato Dem, Camillo D'Alessandro, che ha presentato un'interrogazione a Salvini sollecitando la rimozione di "uno dei simboli inneggianti a Benito Mussolini" e con il senatore forzista Nazario Pagano che, scomodando Flaiano, parla di "tempesta in un bicchiere d'acqua minerale: non si può avere paura della storia. Altrimenti - tuona - dovremmo anche abbattere il colosseo, simbolo di persecuzioni cristiane". L'altro ieri blitz del prefetto di Chieti, Giacomo Barbato, accompagnato dal comandante provinciale dei carabinieri, Florimondo Forleo, giunti per un sopralluogo.

"Stavo passeggiando con mio figlio Domenico - racconta Giovanna D'Abbenigno, pensionata di 91 anni, di Villa - quando all'improvviso ho visto un mucchio di carabinieri. Un signore si è avvicinato e si è presentato: "Sono il prefetto". Mi ha chiesto della scritta; gli ho spiegato... Io sono nata nel '28, proprio là sotto, nelle casette di via Colle Carbone, e ricordo, bambina, un uomo che penzolava su un seggiolino, appeso alla montagna, con le corde, a scolpire Dux. Martellava la pietra, con precisione... Non so se fosse sempre lo stesso, ma ce n'è voluta di forza. Durante la guerra, quando mia mamma è stata ferita da mitragliate tedesche, la scritta era coperta. Non so come, ma non si vedeva... Nel tempo, va e viene...".

"E' un pezzo del nostro passato - aggiungono altri anziani -. Non capiamo le polemiche. Mostruosa la scritta? No - ribattono - mostruoso è il ponte della Fondovalle, che ha sfregiato per sempre il paese, voluto dalla Dc, antenata del Pd... D'Alessandro lo tenga a mente, questo". 
E intanto arrivano i primi turisti... Eh sì, perché quel "Dux" che occhieggia lassù in cima, che piaccia o no, è un richiamo. O meglio, lo è diventato da quando è protagonista di bagarre politica, con i media di mezza Italia a riferirla e a rilanciarla. "Già domenica - dice Giovanni Mascioli, giovane di Villa - in piazza, il punto in cui si vede meglio, c'erano alcuni curiosi a scattare fotografie". E oggi un gruppo di motociclisti e una comitiva di signore ha chiesto informazioni. 

"Quello - aggiunge il padre, Domenico - non è l'unico simbolo fascista rimasto: basta girare per le vie del paese e s'incappa, ad esempio, nei tombini... All'imbocco di via Umberto I, il corso principale - fa ancora presente - sulla fiancata del primo palazzo si legge... "Credere obbedire combattere" con i lineamenti del volto di Mussolini appena percettibili". Questo è forse il più noto dei tanti slogan coniati in era fascista. "Dux dà fastidio? Basta non alzare lo sguardo", taglia corto, e in tono sgarbato, una barista in centro. "Se porta visitatori e migliora la nostra economia - dichiara un altro cittadino - allora ben venga... Del resto sono decenni che sta lì... Ora, magari, c'è stata pure passata un po' di varechina con uno straccio per renderlo più visibile, ma noi da sempre sappiamo che c'è". Villa - ricorda Pagano - "ha avuto anche un Giusto tra le nazioni, il podestà (ovvero il sindaco dell'epoca fascista) Roberto Castracane, che coraggiosamente protesse gli ebrei, seguendo il più alto senso etico". 

Sulla questione interviene anche lo storico, saggista e giornalista Marco Patricelli, secondo cui "è da respingere, da chiunque abbia buon senso e un minimo di cognizione, l'idea che la storia sia una specie di torta millefoglie di cui ognuno prende solo lo strato che gli piace perché nei suoi gusti ideologici. La storia - afferma - va studiata e conosciuta, non fatta a pezzetti per un uso strumentale politico. Se passasse quest'assurdo principio sul periodo del Ventennio, come nel caso di Villa, dovremmo scalpellare i fasci littori da migliaia di tombini delle città italiane, dalle fontane dei paesi di montagna, dalle lapidi apposte sulle chiese con i caduti delle guerre di Spagna e di Etiopia, dai numeri civici delle case, dalle targhe celebrative che spiccano su palazzi antichi e monumenti". 

Serena Giannico

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