Uso illecito del ruolo pubblico: consigliere comunale di Lanciano condannato a 62mila euro di risarcimento
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Si chiude con una condanna civile definitiva la lunga vicenda giudiziaria che ha visto contrapposti Paolo Benintendi, imprenditore di Lanciano (Ch), e il consigliere comunale Davide Caporale. La Corte d’Appello dell’Aquila, con la sentenza 630/25, ha stabilito la responsabilità civile del politico, condannandolo al pagamento complessivo di oltre 62mila euro tra risarcimento danni e spese legali sostenute in quattro gradi di giudizio.

Il procedimento trae origine dai fatti avvenuti nel dicembre 2011, quando Caporale – intervenuto in qualità di consigliere comunale su sollecitazione di un residente di via per Fossacesia – "tentò - ricostruisce la parte offesa - di bloccare i lavori edili in corso in un cantiere della Immobil Invest Srl", società riconducibile a Benintendi. Secondo l’accusa, l’esponente politico avrebbe esercitato "pressioni indebite, minacciando di rivolgersi agli uffici tecnici e di dare risalto mediatico alla vicenda tramite una troupe televisiva, con l’obiettivo di interrompere l’attività edilizia".

Il processo penale di primo grado, celebrato davanti al Tribunale di Lanciano tra il 2013 e il 2016, si concluse con la condanna di Caporale a un mese e venti giorni di reclusione, oltre al risarcimento di danni e spese legali. Successivamente, la Corte d’Appello dell’Aquila ribaltò la sentenza nel 2020, assolvendo l’imputato per insussistenza del fatto, nonostante nel frattempo fosse intervenuta la prescrizione.

In Cassazione, la Suprema Corte – accogliendo il ricorso dell’avvocato Alfonso Ucci (nella foto), legale di Benintendi – ha annullato la decisione assolutoria sotto il profilo civile, rilevando vizi motivazionali e travisamenti probatori. Nel 2021 la causa è stata riassunta davanti al giudice civile competente, fino alla decisione definitiva di questi giorni.

La Corte d’Appello ha accertato la natura illecita dell’intervento del consigliere comunale, evidenziando come non vi fosse alcun reale pericolo legato alla presunta pericolosità di una tubatura del gas. Al contrario, l’iniziativa del politico è stata ricondotta a pregresse controversie.

"Dopo quindici anni di battaglie giudiziarie – dichiara Benintendi – è difficile descrivere la soddisfazione per questo esito. Non ho mai dubitato della correttezza del mio operato. Chi ha ruoli pubblici deve agire con responsabilità e rispetto delle leggi, non per fini personali o su pressioni private".

Soddisfazione è stata espressa anche dal legale Alfonso Ucci: "Questa sentenza rappresenta un precedente importante a livello nazionale, perché chiarisce i requisiti che devono essere rispettati quando un procedimento penale prescritto viene riassunto in sede civile. Dopo anni di contraddizioni processuali, è stata finalmente riconosciuta l’esistenza di un comportamento illecito e ingiustificato".

Con la decisione della Corte d’Appello dell’Aquila, che non è stata impugnata ed è dunque definitiva, si conclude una vicenda giudiziaria durata oltre quindici anni. 04 sett. 2025

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