


Un’attività sistematica, articolata e in costante escalation. E' il quadro che emerge dall'ordinanza del gip del Tribunale dell'Aquila, Marco Billi, sull'operato social di Nicolò Galantini, di 25 anni, di un centro del Teramano, ma che attualmente si trovava a Roma. Il giovane è stato arrestato, su indagini della Digos dell'Aquila e della Postale e su richiesta del pm Roberta D'Avolio, con l'accusa di aver diffuso contenuti con finalità di terrorismo.
Lo faceva attraverso il suo profilo Instagram, con oltre 200mila follower. Secondo gli atti, il ragazzo - che si definiva ''anarco-primitivista italiano'' - avrebbe utilizzato la piattaforma non solo per esprimere posizioni ideologiche radicali, ma soprattutto per divulgare materiale tecnico e operativo relativo alla costruzione di armi e alla preparazione di esplosivi. Il tutto per la "distruzione del sistema tecnologico", affinché sia "...nuovamente possibile riadottare uno stile di vita al di fuori di esso". Il profilo, denominato "_nature_pilled", rappresentava il centro dell'attività contestata. Gli inquirenti lo descrivono come capace di raggiungere un pubblico molto ampio, con contenuti frequentemente ricondivisi e diffusi anche tramite messaggi privati.
Dai post ideologici ai manuali operativi
Gli accertamenti evidenziano una progressiva evoluzione dei contenuti pubblicati. Dai primi messaggi a sfondo ideologico, legati all’area dell’anarco-primitivismo – corrente radicale che teorizza il ritorno a una società pre-industriale – si sarebbe passati a video e post con un taglio sempre più pratico.
L’attività non era improvvisata: i contenuti brevi, di poco più di un minuto, visivi e facilmente condivisibili erano studiati per attrarre attenzione, fidelizzare il pubblico e favorire la diffusione virale.
Nell’ordinanza, di 26 pagine, si evidenziano riferimenti espliciti a Theodore Kaczynski, noto come “Unabomber”, le cui azioni terroristiche venivano esaltate come modello da emulare.
Tra febbraio e marzo 2026, il profilo avrebbe ospitato diversi tutorial: istruzioni per costruire armi da fuoco con stampanti 3D, guide per assemblare pistole mitragliatrici con strumenti di uso comune, indicazioni per realizzare munizioni in ambito domestico. I video ricevevano decine di migliaia di “like” e migliaia di condivisioni private, amplificando enormemente la platea dei destinatari.
L’esplosivo e il salto di qualità
A metà del percorso, il profilo si trasforma: contenuti virali e immediatamente operativi. I post non sono più solo slogan radicali, ma tutorial concreti su pistole, munizioni e persino esplosivi, corredati da immagini di uomini armati con il volto coperto.
Questi materiali sono accompagnati da messaggi di esaltazione della violenza e della “resistenza tecnologica”, con chiari riferimenti a bersagli simbolici come centri dati, società di investimento americane e altre infrastrutture ritenute pilastri del sistema da abbattere.
Il passaggio più grave riguarda la diffusione di un video dedicato alla preparazione di esplosivo C4, esplosivo plastico militare. Venivano indicati materiali e procedure, segnando un salto di qualità nell’attività. Non più soltanto armi rudimentali, ma sostanze ad alto potenziale distruttivo. Scrive: "Your FBI Agent when they see you watching this reel on how to make C4, Your new home, onii-chan" ("Il tuo agente dell'FBI quando ti vede guardare questo filmato su come produrre C4, alla tua nuova casa fratellone")... Ed ecco il prontuario, contenente le istruzioni per la fabbricazione casalinga del C4 con l'utilizzo di nitrato di ammonio e nitrometano, che riceveva 5.406 like, 125 commenti, 359 ri-condivisioni e veniva inviato 8.371 volte tramite messaggio privato.
Messaggi, simboli e obiettivi
Nei post venivano indicati come bersagli simbolici infrastrutture tecnologiche e grandi realtà economiche, descritte come pilastri di un sistema da abbattere.
Ecco alcuni esempi. Data centers negli Stati Uniti: in un video pubblicato il 18 gennaio 2026, uomini armati irrompono in strutture rappresentate come centri nevralgici di intelligenza artificiale, con la didascalia:
“Me and the boys raiding AI data centers to stop them from drying up lakes and rivers, making aislop and increasing the electricity bill for everyone” (“Io e i ragazzi assaliamo i centri dati di AI per fermarli dal prosciugare laghi e fiumi, produrre sbobba artificiale e aumentare le bollette per tutti”).
Società di investimento americane: il profilo menzionava BlackRock, una delle principali società di gestione patrimoniale e investimento, con didascalia evocativa di attentati simbolici:
“Me 14 kilometers above Blackrock headquarters” (“Io 14 chilometri sopra la sede di BlackRock”).
Post di denuncia contro il sistema tecnologico: immagini condivise in collaborazione con profili legati alla resistenza anarco-primitivista includevano slogan come:
“…fermare il sistema tecnologico”, “…lavorando per la distruzione del sistema tecnologico, sarà nuovamente possibile riadottare uno stile di vita al di fuori di esso. Unisciti alla resistenza.”
Questi riferimenti concreti, insieme alle immagini di uomini armati e ai tutorial operativi, rendevano i contenuti del profilo non solo simbolici, ma immediatamente legati a possibili azioni violente.
Il quadro accusatorio
Per la Procura, non si tratta di semplice libertà di espressione. L’insieme delle condotte – dalla pubblicazione dei tutorial all’indicazione di possibili obiettivi – configurerebbe un’attività idonea a favorire concretamente la commissione di atti violenti. Da qui la decisione del gip di disporre la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti sia gravi indizi di colpevolezza sia il rischio di reiterazione. 03 apr. 2026
SERENA GIANNICO
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