Roccascalegna. Non ci fu caporalato: assolti vertici di azienda metalmeccanica

La Saldotek di Roccascalegna (Ch) non era la fabbrica degli orrori come disegnato dal quadro probatorio che il 19 marzo 2015 portò all’arresto di due persone e alla denuncia di altre tre per violazione delle nuove e dure norme sul caporalato, sfruttamento del lavoro, minacce  e lesioni a operai picchiati.

Nel tardo pomeriggio di oggi il tribunale collegiale di Lanciano (presidente Andrea Belli, giudici a latere Maria Rosaria Boncompagni e Stefania Cantelmi), li ha tutti ampiamenti assolti, perché il fatto non sussiste, dall’accusa di caporalato all’interno dell’azienda metalmeccanica. Lo stesso collegio ha inoltre disposto la revoca del sequestro della fabbrica, con effetto immediato, e dei documenti contabili.

Anche il pm Francesco Carusi ha chiesto l’assoluzione unitamente ai difensori, gli avvocati Michele Di Toro, Giuseppe Pantaleone, Daniela De Sanctis e Marta Di Nenno.  Sotto accusa erano finiti Roberto Sandionigi, di Pescara, impresario di un’agenzia di lavoro, e l’intermediario romeno Gheorghe Barbulescu, di Pineto, che reclutava la manodopera in Romania, quindi Daniele Di Giuseppe, di Casoli, capo operaio; Luciano D’Agostino, di Pescara, ed Eduardo Liberatore, di Castel Di Sangro, amministratore e formale datore di lavoro. 

L’ indagine era nata dalla denuncia di un operaio a una tv romena che ha avvertito l‘associazione Romania a Roma. Si parlava di stipendi fino a 1.100 euro, ma agli operai, il 40% in nero, non finiva nulla. Detratti pure 500 euro al mese per posto letto, ammassati in 5-6 in stanze sudicie e dormendo a terra. L’esito processuale ha ora stabilito che in fabbrica non è stato commesso alcun reato contro i diritti dei lavoratori.

Walter Berghella 

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