Referendum giustizia. Scontro Bertolaso–Piccinini su terremoto L’Aquila: 'Le vittime siamo noi'

Scontro sui social sul terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009. A riaccendere i fuochi, motivando il sì alla riforma sulla giustizia per cui si vota, con referendum, il 22 e 23 marzo prossimi, è Guido Bertolaso, allora capo della Protezione civile, a cui risponde, a muso duro, l'avvocato Maria Grazia Piccinini, madre di Ilaria Rambardi, una delle giovani vittime del sisma (nella foto mamma e figlia).

Bertolaso si affida ad uno sfogo personale e politico: "Forse qualcuno potrebbe anche pensare di chiedere scusa per quanto è stato fatto a me e alla mia famiglia, sia per il processo dell’Aquila, che per quello della Maddalena: un massacro inaudito, senza precedenti". Rivendica poi la propria posizione giudiziaria: "Vicende concluse dopo otto anni di gogna con il mio rifiuto della prescrizione e la piena assoluzione". E aggiunge: "Da quelle sentenze sono passati altri otto anni ma nessuno ha pagato per tutto quello che abbiamo dovuto subire".

Nel suo intervento, Bertolaso lega la propria esperienza personale al tema della giustizia: "Solo chi ha vissuto questo incubo può capire l’importanza del voto", scrive, concludendo: "Questo sistema va cambiato profondamente".

Parole che però hanno suscitato una reazione durissima. Piccinini, legale di Lanciano (Ch), pur sostenendo il sì alla riforma, costruisce una replica ampia e articolata, in cui respinge con fermezza le ragioni di Bertolaso e mette al centro il dolore delle famiglie. "Bertolaso non è una vittima", afferma, "le vittime siamo noi, che abbiamo perso tutto e che ancora oggi portiamo sulle spalle le conseguenze di quella tragedia".

Nel suo intervento afferma: "Abbiamo visto le vite dei nostri cari spezzarsi all’improvviso, senza possibilità di difesa, e abbiamo dovuto affrontare non solo il lutto, ma anche anni di battaglie giudiziarie e mediatiche". Secondo Piccinini, il punto centrale non è soltanto la responsabilità penale, ma la gestione complessiva della comunicazione istituzionale dei giorni precedenti la catastrofe: "Le parole pronunciate prima del sisma, da Bertolaso e da altri della Commissione Grandi Rischi, riunita a L'Aquila il 30 marzo 2009, hanno avuto un peso enorme, hanno influenzato, comportamenti e decisioni della popolazione, che è stata "addormentata", e questo non può essere ignorato".

L’avvocato entra poi nel merito delle vicende giudiziarie: "Si parla di assoluzioni, ma si dimentica il contesto, si dimentica ciò che è emerso nei processi e nelle intercettazioni, e si dimentica soprattutto ciò che le famiglie hanno vissuto". Piccinini contesta anche l’idea di "gogna mediatica" evocata da Bertolaso: "Non si può mettere sullo stesso piano chi è stato indagato e poi assolto con chi ha perso i propri figli. Il dolore non è comparabile".
Un passaggio centrale riguarda la posizione di Bernardo De Bernardinis, allora vice capo della Protezione civile, condannato in via definitiva proprio per le comunicazioni fornite alla popolazione nei giorni precedenti il sisma. De Bernardinis è stato ritenuto responsabile di aver contribuito a diffondere un messaggio rassicurante in un contesto di rischio elevato, ricevendo una condanna a due anni di reclusione, con pena sospesa e non menzione nel casellario giudiziale.

Il suo attacco si fa ancora più diretto quando si sofferma sulla questione delle scuse: "In tutti questi anni, nessuno tra coloro che avevano responsabilità istituzionali ha mai avuto il coraggio di chiedere scusa alle famiglie". E aggiunge: "Le scuse non sono un atto formale, ma un riconoscimento di responsabilità morale. Senza questo passaggio, resta una ferita aperta". Infine: "E poi la mancanza di tatto. Siamo alla vigilia della tragedia che ci ha colpito e che ti ha visto protagonisti, sai come stiamo noi in questo periodo? Male, malissimo e tu, per fare pubblicità al referendum ti presenti con la tua storia che fa acqua da tutte le parti? Ma dai su...comunque tu ti senta, vittima o carnefice, dovevi stare zitto". 19 mar. 2026

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