Medico guarito al Covid hospital di Atessa. Applauso all'uscita... 'Per te e per quelli che invece non ce l'hanno fatta'
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C'è stato un applauso. "Per te he sei guarito e per tutti i sanitari che, invece, in Italia, non ce l'hanno fatta". Così Giancarlo Cassani, 61 anni, ortopedico, è stato accolto all'uscita dal Covid hospital di Atessa (Ch), da dove è stato dimesso, dopo tre mesi passati a combattere il coronavirus. Da questo pomeriggio... è in libertà. 

Sessantuno anni, di Atessa, ortopedico, dal '92 medico ospedaliero. Nel "San Camillo de Lellis" è stato trasferito a maggio, quando ha cominciato a dare segni di miglioramento. In precedenza, a marzo ed aprile, è stato invece in Terapia intensiva a Chieti, nella clinica di Malattie infettive. Una lunga battaglia, la sua, contro il Covid 19, contratto in corsia, al "Renzetti" di Lanciano, mentre lavorava."Ho raccolto qualche virus di passaggio", butta lì. Una professione che per lui è una missione. "Quante notti - racconta la moglie, la giornalista Rai, Angela Trentini - ha trascorso in ospedale, in un letto di fortuna, per non lasciare soli i malati... ".

Le sue vicissitudini sono cominciate il 9 marzo, con la prima paziente infetta, una donna di Casoli, ricoverata nel reparto dove opera e dove, a mano a mano, sono stati registrati diversi casi, sfociati anche in decessi. Il reparto è stato alla fine chiuso per la sanificazione degli ambienti. Lui ha seguito, assieme al suo primario, le dimissioni dell'ultimo degente, restando anche in questo caso sempre in reparto, e poi si è rinchiuso nella mansarda di casa, "ponendosi lontano da tutti". 

""Per proteggerci - ricorda Trentini - immediatamente ha deciso di stare lontano da noi familiari". I sintomi sono comparsi gradualmente. "La tosse secca - afferma Cassani -, occhi irritati, con un forte bruciore; astenia, cioè un grave senso di affaticamento; difficoltà di concentrazione... Non riuscivo neppure a fare pochi passi che avevo necessità di distendermi". E' stato sottoposto a tampone, che è risultato positivo. "Quindi la febbre, che è salita sempre più, e i problemi respiratori". A quel punto la necessità del ricovero, a "Santissima Annunziata".

E' stato sottoposto ad ossigenoterapia e ad altre cure specialistiche. Settimane lunghe e difficili, in isolamento. "Che era necessario. Ma è stata dura... In aiuto mi è arrivata la tecnologia, telefonino, ipad... Ho ascoltato tanta musica classica". Mozart, Vivaldi e Beethoven e Bach... Era il modo di evadere da quella stanza sterilizzata. E di raggiungere con la mente spazi aperti...". 

Quando la fase critica è passata, è stato spostato nel presidio sangrino. "Ho cominciato a muovermi un po', a riallenarmi. Ho avuto i contatti con altri pazienti". Che gli sono stati vicino, ricambiando la solidarietà, la speranza, l'aiuto che lui aveva dato loro, come medico, in passato.  "Un aspetto che mi ha toccato l'animo - afferma -. Vederli passare, con tutto il cuore, sopra le loro difficoltà per rassicurarti". Ed è stata felicità pura - confessa - quando gli hanno comunicato che poteva uscire. 

Oggi ha lasciato l'ospedale sangrino. E, mascherina e guanti, dopo aver riabbracciato la moglie e il figlio e salutato i colleghi, che lo attendevano nel piazzale esterno, compreso il responsabile del Covid hospital, Antonio Ferrante, ha deciso di tornare a casa a piedi. "Sono 500-600 metri e ho bisogno di perdere qualche chilo... In questo ho rivalutato quel che mi circonda, ho ritrovato passioni, piccoli momenti sereni che spesso finiscono nel vortice del quotidiano... Adesso? Con mia moglie voglio programmare una vacanza, al mare o in un borgo montano, ma rigorosamente in Abruzzo. Ci prenderemo un po' di tempo, faremo "i pensionati", come ci piaceva dire quando, con i figli piccoli, andavamo alle terme a rilassarci".

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Foto Andrea Franco Colacioppo

 

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