Pescara. Giovane gay pestato: caccia al branco. Comune dice no a costituzione parte civile contro aggressori

E' caccia al branco di adolescenti che, sul lungomare di Pescara, nella notte tra giovedì e venerdì scorsi, ha pestato un 25enne che passeggiava con il fidanzato.

Fatto su cui stanno indagando i carabinieri. E' successo nei pressi della Nave di Cascella, quarantacinque minuti dopo la mezzanotte, mentre in città si svolgeva il "Pride week" regionale. Il giovane, molisano, era a Pescara per far visita al fidanzato, un 22enne del posto. I due, mentre passeggiavano mano nella mano, hanno incrociato un gruppo di sei o sette giovanissimi, tra cui una donna. Prima gli insulti, poi botte e pugni e colpi al volto del maggiore di età, con frattura della mascella. E' stato sottoposto a intervento chirurgico e la prognosi è di trenta giorni. Alcuni passanti hanno provato a difendere la coppia e ne è nata una colluttazione. 

Il tutto all'altezza dello stabilimento Zara. Ora, anche attraverso le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, i militari stanno cercando di identificare gli aggressori. Stando alla vittima, quello che lo ha colpito aveva un tatuaggio sul collo a forma di bocca.

Purtroppo, per il capoluogo adriatico, non è il primo fatto del genere che si verifica. Un anno fa, in via Umbria, sempre in centro dunque, ce n'era stato un altro. Ad essere offesi e malmenati due giovani brasiliani di 19 e 20 anni. Nel maggio 2017, era toccato ad uno studente di Medicina di 31 anni, minacciato e inseguito per il lungomare da due folli a bordo di un’auto solo perché poco prima era stato visto dare un bacio al fidanzato.

Il sindaco Carlo Masci parla di "un'offesa alla città di Pescara, per storia e tradizione accoglienti, aperti e tolleranti verso tutti" e definisce l'accaduto come "inaccettabile e ingiustificabile". Il primo cittadino, che ha fatto visita alla vittima porgendo le proprie scuse per l'accaduto, auspica che "gli inquirenti identifichino al più presto i delinquenti" protagonisti dell'assalto. Un fatto, sottolinea, "perverso frutto dell’ignoranza e dell’incapacità di fare proprie le regole del vivere civile, e pertanto è necessario perseguire e punire i responsabili affinché atteggiamenti del genere non debbano più verificarsi". 

Intanto però il Consiglio comunale ha bocciato la mozione, presentata da tutto il centrosinistra, per la costituzione parte civile del Comune contro gli autori del fattaccio. Il sindaco in aula si è dichiarato favorevole alla proposta. "Ma la sua maggioranza  - tuona Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista - ha detto no. Dopo aver contrastato l'AbruzzoPride a cui non è stato dato il patrocinio, di fronte a un atto di violenza così grave ci si sarebbe aspettati una presa di posizione unanime dell'assise civica. Evidentemente la destra, e in particolare Lega e Fratelli d'Italia, - tuona - non rinuncia a cavalcare l'omofobia come ogni altro genere di razzismo. Mi domando - prosegue - se i consiglieri di maggioranza si rendano conto della gravità del loro comportamento. Nel 2011 il Consiglio votava all'unanimità una mia mozione contro l'omofobia. Ora evidentemente pesa il clima creato da Salvini e Meloni".

Di "estremismo ideologico che ormai acceca la destra pescarese", che "le fa perdere lucidità e senso pratico" parlano anche i consiglieri del centrosinistra di Pescara, Giovanni Di Iacovo, Marinella Sclocco, Stefania Catalano, Giacomo Cuzzi, Piero Giampietro, Francesco Pagnanelli e Mirko Frattarell. A favora ha votato il M5S e l'Udc si è astenuto. "Il centrodestra - affermano i consiglieri - voleva annacquare il documento rimuovendo ogni riferimento alla matrice omofoba dell'aggressione e approvare un documento generico contro le violenze urbane". La consigliera Sclocco si rivolge ai picchiatori: "Con un po’ di buona volontà – dice loro - si può iniziare a vedere il mondo includendo tutti i colori. Vi assicuro che è più bello".

Per l’Arcigay, "a Pescara, in questo ambito, c'è ancora molto lavoro da fare e l’ultimo ennesimo triste ed inaccettabile caso lo dimostra". Amnesty International "condanna ogni atto di violenza che sia contro la libertà e la dignità di un essere umano". "Ognuno dovrebbe infatti essere e sentirsi libero di affermare la propria identità ed a questo devono contribuire tanto le autorità quanto la società civile", dichiara Giacomo Labricciosa, responsabile Amnesty Abruzzo e Molise.

Secondo il Pd più che mai "serve una legge contro l’omolesbobitransfobia e misoginia".

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