Palmoli. Bimbi allontanati da casa nel bosco. I giudici: 'Stanno in un rudere'. Il legale: 'Faremo ricorso'

Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto e fatto eseguire, d'urgenza, l’allontanamento dei tre figli della famiglia anglo-australiana Trevallion-Birmingham (nella foto), sospendendo la responsabilità genitoriale e collocando i bambini, due gemelli di 6 anni e una piccola di 8, in una casa-famiglia di Vasto (Ch). Con loro c'è la madre. Una decisione dura, motivata - nell'ordinanza a firma dei giudici Cecilia Angrisano, Roberto Ferrari, Simone Giovarruscio, Alida Gabriela Alvaro - da una serie di elementi che delineano un quadro di "grave pregiudizio per l’integrità fisica e psichica dei bambini".

L'abitazione: "assenza di agibilità" e pericolo per la salute

Secondo la ricostruzione del Tribunale, i minori vivevano in un "rudere fatiscente e privo di utenze", oltre che in una piccola roulotte. La perizia depositata dai genitori ha confermato "l’assoluta assenza di impianti elettrico e idrico", oltre alla mancanza di infissi. Per i giudici, il documento è "del tutto insufficiente" a garantire la sicurezza dei bambini, mancando collaudo statico, certificazioni e verifiche sulle condizioni igienico-sanitarie.

Il provvedimento afferma che "l’assenza di agibilità… comporta una presunzione ex lege dell’esistenza di pericolo di pregiudizio per l’incolumità e l’integrità fisica dei minori". Si cita inoltre il rischio sismico, l’assenza di prevenzione incendi e problemi legati all’umidità, che potrebbe incidere "sullo sviluppo di patologie polmonari".

Scolarizzazione carente e isolamento sociale

La vicenda ruota attorno anche all’istruzione dei bambini. La maggiore ha ottenuto un certificato di idoneità alla classe terza, ma mancano "gli atti obbligatori per l’istruzione parentale". Tuttavia, i giudici chiariscono: "L’ordinanza cautelare non è fondata sul pericolo di lesione del diritto dei minori all’istruzione, ma sul pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione (articolo 2 Costituzione)".

La deprivazione del confronto con i coetanei viene descritta con dovizia di dettagli, citando i principali filoni teorici della psicologia dello sviluppo. Secondo il Tribunale, l’isolamento "può avere effetti significativi", come: "difficoltà di apprendimento cooperativo";
 "mancanza di autostima e motivazione"; "problemi di regolazione emotiva e comportamentale"; "incapacità di riconoscere l’altro".

La mancanza di relazioni con altri bambini è definita un fattore capace di compromettere "lo sviluppo delle competenze sociali, emotive e cognitive essenziali", rendendo difficoltoso l’adattamento del bambino "nel sistema educativo e nella società".

Rifiuto dei controlli sanitari e ostacoli ai servizi sociali

Dopo la prima udienza, i genitori avevano promesso collaborazione. Ma, scrive il Servizio Sociale, "non hanno inteso più avere incontri e colloqui" con gli assistenti, arrivando a negare l’accesso in casa e il contatto diretto con i minorenni. Solo grazie all’intervento dell’avvocato, Roberto Angelucci, è stato possibile concordare un progetto di sostegno, poi rimasto lettera morta.

Particolarmente grave è stato il rifiuto di effettuare gli accertamenti sanitari richiesti dalla pediatra: una visita neuropsichiatrica infantile e analisi per verificare la situazione vaccinale. I genitori hanno subordinato il consenso al pagamento di "50.000 euro per ogni minore", una condotta che per i giudici denota un atteggiamento "pregiudizievole" e "irragionevole”" oltre che contrario all’obbligo di garantire cure adeguate.

I bambini in tv: "violazione del diritto alla riservatezza"

Uno degli elementi più pesanti è la partecipazione dei minori a una puntata de "Le Iene", l’11 novembre 2025. Il Tribunale parla di "gravi e pregiudizievoli violazioni dei diritti dei figli… alla riservatezza e alla tutela dell’identità personale".

Il provvedimento richiama l’articolo 50 del Codice Privacy, che vieta la diffusione di immagini o informazioni che possano identificare un minore coinvolto in procedimenti giudiziari. E aggiunge: "I genitori hanno mostrato di fare uso dei propri figli allo scopo di conseguire un risultato processuale… invocando pressioni dell’opinione pubblica sull’esercizio della giurisdizione".

Un comportamento ritenuto gravissimo, poiché espone i bambini "alla violazione della loro dignità" e li trasforma in strumenti mediatici.

La decisione: sospensione, tutore e collocamento in struttura

Al termine di una lunga istruttoria, il Tribunale ha concluso che vi sono "gravi e pregiudizievoli violazioni dei diritti dei figli all’integrità fisica e psichica, all’assistenza materiale e morale, alla vita di relazione e alla riservatezza".

Per questo: i genitori vengono sospesi dalla responsabilità; è nominato un tutore provvisorio; i minori vengono collocati in casa-famiglia;  il Servizio Sociale viene autorizzato ad agire con l’assistenza della forza pubblica per l’allontanamento.

Comunicazione obbligatoria alle autorità di Londra e Canberra

Il decreto stabilisce inoltre la trasmissione del provvedimento alle autorità consolari estere, con un passaggio esplicito: i documenti devono essere inviati al Regno Unito e all’Australia, Paesi di cittadinanza dei genitori, "al fine di identificare risorse familiari disponibili a supplire alle carenze genitoriali".

Una scelta che allarga il raggio d’azione del caso oltre i confini nazionali.

L'avvocato della famiglia: 'Ordinanza inesatta, va impugnata'

"Stiamo analizzando l'ordinanza del Tribunale per i minorenni dell'Aquila che, rispetto i giudici, ma contiene una valanga di inesattezze. Contiamo di impugnarlo entro i termini di legge, cioè dieci giorni, davanti alla Corte d'Appello dell'Aquila". Così ad Abruzzolive.tv l'avvocato Giovanni Angelucci, legale della famiglia. "I giudici - prosegue il legale - nel provvedimento delineano e descrivono un quadro inquietante, che è il contrario della realtà dei fatti. Non sono stati presi in considerazione le relazioni e i documenti che abbiamo prodotto. Si sono attenuti sostanzialmente ad un rapporto dei carabinieri del 2024 quando la famiglia rimase intossicata dai funghi. Vivono in un rudere? Quello non è un rudere come viene definito nell'ordinanza, dato che abbiamo un certificato di abitabilità rilasciato da un tecnico, un ingegnere".

Il papà in visita ai piccoli

Intanto ieri il papà, l'unico rimasto nel "rudere", come lo chiamano i magistrati, ha fatto visita ai bimbi e alla moglie, portando vestitini e frutta fresca. 22 nov. 2025

SERENA GIANNICO

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