Omicidio Umberto Ranieri a Roma: cinque anni di carcere all'assassino. Delusa la famiglia
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"E' dolore su dolore... Lo strazio che si rinnova..". L'amarezza, appena dopo il verdetto, viene fuori d'impeto. E' distrutto Filomeno Ranieri, padre di Umberto, pittore e performer ucciso, a 55 anni, in Largo Preneste a Roma, da un ragazzo che, non tollerando un rimprovero, gli ha sferrato un micidiale destro.

Sono cinque gli anni di carcere comminati, oggi, dal giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Roma, Claudio Carini, all'imputato, Jelassi Mohamed Aziz, 18 anni, di origini tunisine ma nato nella capitale, dove è anche cresciuto. Il teen ager, accusato di omicidio preterintenzionale, e che ha beneficiato del rito abbreviato e quindi della riduzione di un terzo della pena, ha avuto anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Condanna sì, ma lieve...

Troppo, secondo la famiglia della vittima. "Che è rimasta profondamente delusa - commenta l'avvocato di parte civile, Giacinto Ceroli, del foro di Lanciano - per una pena così esigua. A favore dell'imputato la giovane età e altre attenuanti". Disposto il risarcimento, in separata sede, per i congiunti. Il pubblico ministero, Laura Condemi, aveva chiesto otto anni di reclusione. "Non ci aspettavamo un pena così blanda. A me, mio figlio - prosegue papà Ranieri, che abita a Paglieta con la moglie, Anna Silvestri - non me lo ridarà nessuno... Chi l'ha ammazzato, invece, tra un paio d'anni sarà fuori, a godersi la libertà...". 

"Non gli hanno dato neanche l'aggravante per futili motivi e contestato l'omissione di soccorso - tuona la zia della vittima, Maria Addolorata Ranieri -. Il suo difensore l'ha descritto come un bravo ragazzo che non poteva sapere che dopo un pugno tirato innocetemente, il povero Umberto sarebbe morto! Una tragedia". "Attendiamo di leggere le motivazioni, che saranno rese pubbliche tra novanta giorni, - riprende l'avvocato - e poi vediamo se presentare ricorso in Appello". 

L’aggressione letale lo scorso 17 marzo; il decesso, all'ospedale San Giovanni dopo tre giorni di agonia. Il giovane ha colpito l’artista abruzzese al volto con un pugno, che si è rivelato fatale, che l’ha scaraventato a terra. E nella caduta, all'indietro, c’è stato lo sfondamento del cranio, con fuoriuscita di materia cerebrale e un lago di sangue. Impossibile che si salvasse.

Il colpo mortale è stato inferto perché Ranieri, quel pomeriggio, come è stato ricostruito anche in aula dal pm, aveva invitato il ragazzo e due sue amiche, che stavano mangiucchiando e sgranocchiando semi di girasole, a non sporcare la piazzola dove si trovavano."Sono stato giovane come voi - si è avvicinato dicendo al gruppetto - e anche a me piaceva trasgredire... Però cercate di tenere pulito qui...".

Dapprima un'ammonizione, poi sembra che gli animi si siano surriscaldati, fino a che l'imputato lo ha picchiato, sorprendendo Ranieri che non si aspettava una simile reazione e che quindi, come accertato, non ha opposto alcuna resistenza, né ha tentato di difendersi. I tre si sono quindi dileguati e per centouno giorni sono riusciti a farla franca, sono rimasti... uccel di bosco. Poi sono stati stanati dai carabinieri, tramite filmati e testimonianze. Umberto Ranieri, in arte Nniet Brovdi, era andato nel posto dove è deceduto per fare una passeggiata e leggere un libro.

Serena Giannico

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